Amici magistrati, perché avete paura di voi stessi?

Amici magistrati, perché avete paura di voi stessi?

di Gian Domenico Caiazza (Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane)

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento del Presidente Caizza all’assemblea di ANM.

Ringrazio il Presidente Santalucia e tutti voi per questo invito. Il metodo del confronto è nel nostro DNA. Voglio ricordare, in proposito, quando il Ministro Bonafede ci chiama, ci dice “Voglio ridurre i tempi del processo”.
Chiama ANM e UCPI, partivamo dalle posizioni più inconciliabili: voi avevate licenziato quel documento del novembre 2018, se non sbaglio, che prevedeva abolizione del divieto di “reformatio in peius”, letture demolitorie dell’oralità del dibattimento, noi dalle nostre posizioni che vi sono note.
Ci siamo guardati in faccia a un tavolo, abbiamo lavorato, abbiamo offerto a quel Ministro un’occasione irripetibile, cioè una proposta comune dopo due mesi di lavoro.
Abbiamo detto insieme: volete i tempi rapidi?
Questa è la strada: riti speciali potenziati, tanto abbreviato condizionato, patteggiamento senza limiti di ostatività soggettive e oggettive, potenziamento dell’udienza preliminare, depenalizzazione (con una vostra proposta molto interessante sui reati contravvenzionali). Poi la politica – e devo dire che il Ministro mi è parso il meno colpevole- ha dato prova di tutta la sua mediocrità, e si è persa quella grande occasione.

Ma voglio ricordare questo per dire che invece qui, sull’ordinamento giudiziario, si è commesso l’errore contrario.
Noi siamo stati totalmente esclusi dalla Commissione ministeriale.
Non così era stato per la riforma del processo penale, dove la nostra presenza credo che abbia prodotto un testo non divisivo, con buoni risultati qualitativi.
Non dico “avete”, non so chi ha voluto che questa legge fosse scritta senza il confronto con i penalisti italiani.
Penso che una legge che si occupa di questi temi senza di noi sarà per forza una legge più debole – scusate la presunzione – ma perché io credo che dal dialogo e dal confronto nascano le soluzioni.

Non sono qui per “captatio benevolentiae”.
Noi abbiamo un’idea comunque critica di questa riforma, la consideriamo ancora blanda, lacunosa, ma con dei passi avanti che sono stati importanti e che abbiamo apprezzato.
Questo giudizio sicuramente muove da punti di vista diversi, se non opposti ai vostri.
Però non posso non rappresentarvi la sensazione della pretestuosità di alcune delle argomentazioni che sento qui più diffusamente proposte sui temi caldi, e che quindi ci fanno sospettare che le ragioni della vostra protesta siano altre.

Io non posso sentire un magistrato – oltre che un amico – della qualità intellettuale e professionale di Eugenio Albamonte, portarmi come esempio della possibile distorsione delle nuove valutazioni di professionalità, l’esito del processo di “mafia capitale” per dirne una.
O la sezione di Genova di ANM che scrive un documento ricordando le sentenze sul danno biologico della fine degli anni ‘70, sulle quali per di più ho fatto la tesi di laurea con Stefano Rodotà, sentenze che sono state confermate pochi anni dopo dalla Corte di Cassazione, diventando giurisprudenza costante.

Perché pretestuosità?
Perché il fascicolo personale del magistrato, che già esiste, come ha ricordato bene l’on.Costa, con quegli stessi criteri (“valutazione degli esiti” significa valutazione di che cosa è successo nei gradi successivi) oggi lo costituite con le cause a campione, o addirittura con quelle proposte da voi, e nella riforma si intende acquisire l’intera attività del giudice.
Se si acquisisce l’intera attività del magistrato, la sentenza creativa, le sentenze creative (una, cinque, venti) non vengono nemmeno rilevate dalla statistica. Non è possibile rilevarle.
Perché dovete fare – ci chiediamo con franchezza, con amicizia – perché dovete fare questi discorsi pretestuosi?
Perché bisogna dire qualcosa che non è?

Dobbiamo immaginare – ma questo sarebbe l’ultimo dei consessi dove questo può accadere – che si vogliono delle norme che esistono formalmente ma che non trovano applicazione nel concreto, come quella direttiva CSM del 2007 che prevede le valutazioni ma che, di fatto, consente che non si facciano.
Come potete avere paura del vostro lavoro?
Se noi pensiamo a un fascicolo con tutte le vostre sentenze, provvedimenti, ordinanze, come potete avere paura di voi stessi?
Perché siete voi che vi giudicate.

Io vorrei capire una cosa: noi parliamo qui con l’Associazione nazionale dei magistrati o dobbiamo pensare che parliamo con una parte della magistratura, che ne teme un’altra?
Perché i giudizi sul fascicolo, di cui a questo famigerato emendamento che vi ho detto quello che aggiunge – cioè poco, importante ma poco – lo valutate voi.
Quando si parla di direttive, state parlando tra di voi, non è che veniamo io e Costa a dare direttive, o a giudicare il vostro fascicolo.
Siete voi che ve lo giudicate. Allora qual è il senso? Qual è il senso di questa polemica?

Ed ancora: come mai questo silenzio sul tema dei fuori ruolo?
Io vi chiedo: come mai questo vostro silenzio ostinato sul tema dei fuori ruolo?
Cioè una unicità mondiale, non esiste nessun altro Paese al mondo nel quale si formi un Governo di qualsiasi colore e duecento magistrati vengono messi fuori ruolo e distaccati presso l’esecutivo. Un’abnormità costituzionale, che difendete con le unghie e con i denti, ma lo fate silenziosamente.
Allora prendete la parola e scioperate perché volete continuare a che il capo di Gabinetto del Ministro e il capo del legislativo appartengano alla Magistratura e non al funzionariato di carriera – perché non è che ci voglio andare io.

Questa crisi della giurisdizione è una crisi della democrazia in questo Paese.

Di che stiamo parlando qui?
Non ci perdiamo dietro la riforma, dietro questo o quell’emendamento.
Dopo la crisi della politica, la crisi delle istituzioni principali di questo Paese, oggi ci misuriamo con la crisi della giurisdizione.
È un problema che ci tocca come cittadini, come qualità della nostra vita democratica.
Non potete chiudervi in un ragionamento come se qualunque modifica si voglia apportare sia un assalto al fortino che voi difendete.
Dobbiamo ragionare insieme.
Noi vi ascoltiamo sulle vostre critiche alla separazione delle carriere, alcune delle vostre obiezioni meritano attenzione.
Sulla responsabilità civile del magistrato mi avete addirittura convinto (perciò vogliamo piuttosto una vera responsabilità professionale del magistrato).
Ma non potete affrontare sempre i nostri punti di vista con il pregiudizio che gli avvocati vogliano indebolire la magistratura.
Al contrario! Noi vogliamo un giudice forte!
Noi vogliamo entrare in aula temendo la qualità, la severità, l’intransigenza del giudice.
Ma come me lo deve temere il Pubblico Ministero.
Dobbiamo essere nella stessa misura intimoriti dall’autorevolezza del giudice.
Questa è l’idea che noi abbiamo del processo penale.
Vogliamo un Pubblico Ministero indipendente dal potere politico, vogliamo un giudice indipendente dal Pubblico Ministero e dalle Procure. Vogliamo un giudice forte.
Questo dovrebbe essere un motivo della vostra riflessione maggioritaria, perché siete l’80% di giudici rispetto al 20% di Pubblici Ministeri.
In questo Paese, delle sentenze non importa nulla a nessuno; del vostro giudizio non importa niente a nessuno.
Il giudizio della pubblica opinione sulla responsabilità penale si esaurisce nell’incriminazione, nell’indagine, nel rinvio a giudizio.
È un problema nostro? Io penso che sia un problema vostro e un problema di tutto il Paese.

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