Vitantonio De Bellis, colui che disse no a Mussolini

Vitantonio De Bellis, colui che disse no a Mussolini

di Giuseppe Mongelli – (Docente a contratto di Management Pubblico nell’Università degli Studi di Foggia)

L’anniversario dei 150 anni della istituzione della Ragioneria generale dello Stato diventa un’importante occasione per ricordare anche un esponente di spicco della Ragioneria, colui che per molti è solo uno dei venti Ragionieri Generali dello Stato che si sono succeduti dal 1870, ma quello che più di tutti ha incarnato i valori che sono alla base di questa Istituzione: rigore, responsabilità, integrità, riservatezza solo per citarne alcuni.

Parliamo di Vitantonio De Bellis, che con la sua inflessibilità, tenacia e intransigenza osò opporsi addirittura al Duce nell’adempimento dei suoi doveri come responsabile della tenuta dei conti pubblici.
Chi è De Bellis?
Vitantonio De Bellis nasce a Polignano a Mare il 9 maggio 1874. La sua famiglia discende dalla omonima famiglia sviluppatasi nel comune di Castellana Grotte, dopo emigrata a Rutigliano e poi a Bari.
Infatti, il giovane De Bellis compie i suoi studi presso il regio Istituto tecnico di Bari e successivamente si arruola, diciannovenne, volontario al corso allievi ufficiali di fanteria.

Lo ritroviamo dopo il servizio militare che concorre nell’amministrazione dello Stato e il 23 ottobre del 1897 ha inizio il suo servizio come volontario di ragioneria nel Ministero del Tesoro, che durerà sino al 1° settembre 1898.
È bene tenere presente che il servizio di volontario prestato all’amministrazione statale, come nel caso di De Bellis, avveniva senza retribuzione e quindi rappresentava un periodo molto duro, ancora di più per uno come il nostro personaggio con la sua storia familiare alle spalle, primogenito che sentiva forte la responsabilità nei confronti della sua famiglia d’origine che, stando ad alcune testimonianze riportate in occasione della commemorazione della sua morte, ha avuto sempre un forte legame con la madre e gli altri fratelli probabilmente anche a causa della scomparsa precoce del padre.

La carriera di De Bellis rispecchia fedelmente il percorso tipico del burocrate della sua epoca e il contesto amministrativo, cioè l’ambiente di lavoro, che finiva per determinare e “forgiare” le caratteristiche comportamentali degli impiegati che dovevano soggiacere a un rigoroso ordinamento professionale che imponeva il rispetto di obblighi e doveri non solo all’interno degli uffici ma anche fuori nella società civile.
La sua formazione professionale e la sua caratura umana e morale furono plasmate in quei valori, principi e regole che hanno ispirato la burocrazia statale del suo tempo e che hanno permeato l’apparato amministrativo italiano.

L’ingresso di De Bellis nell’amministrazione statale coincide con la burocrazia ministeriale di fine secolo che ha visto consolidare l’innesto nella burocrazia postunitaria, caratterizzata principalmente da un modello omologato di azione di matrice cavouriana che privilegiava l’uniformità (i c.d. “rotismi amministrativi”) e la tradizione sabauda di stampo gerarchico–militare, di quella successiva governata dalla Sinistra storica ed in particolare di quella crispina che segnerà una prima svolta importante nei termini di affermazione della formazione specialistica dei burocrati rispetto ai “generalisti” di prima generazione che manterrà i suoi effetti per molto tempo.

Il contesto amministrativo, sociale e politico in cui matura il percorso professionale di De Bellis, coincide con l’era giolittana che nel primo quindicennio del XX secolo apporterà notevoli trasformazioni nell’apparato pubblico per esprimere, com’è stato osservato da Guido Melis:
Una burocrazia dotata di eccezionale professionalità, forse la migliore che l’Italia abbia avuto in tutta la storia unitaria (che) seppe destreggiarsi con grande competenza nei nuovi spazi che la legislazione d’inizio secolo apriva alla discrezionalità amministrativa, concorrendo in modo determinante all’esercizio della funzione di governo e in parte, indirettamente, anche collaborando alla stessa funzione legislativa.

Leggi l’articolo completo:https://www.oralegalenews.it/wp-content/uploads/2019/04/Speciale-su-De-Bellis.pdf


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