Senza confini
di Anna Losurdo
Blurring boundaries
Quando tracciamo un confine creiamo un di qua e un di là, un dentro e un fuori. Ma quella linea di demarcazione è sempre condivisa: di là sempre c’è qualcun altro; il di là è di qualcun altro.
È cambiato il nostro rapporto tra (e con) il dentro e il fuori, e non solo per lo spazio fisico ma anche in ambito sociale, economico e politico: abbiamo riscoperto l’esistenza di un confine sfumato tra il mondo e noi.
Abbiamo compreso che chiuso, socchiuso, aperto non sono solo le posizioni delle nostre finestre sul mondo ma anche i nostri atteggiamenti mentali.
Le crisi aperte dalla pandemia hanno avuto un duplice effetto. Arrestare la globalizzazione, che sembrava irrefrenabile, facendoci apprezzare le dimensioni locali che quasi avevamo smarrito. E scoprirci interconnessi.
Sarà sufficiente a fermare l’Orologio dell’apocalisse?
Abbiamo i mezzi ma dobbiamo davvero invertire la rotta. Perché riusciremo a riprenderci dalla pandemia ma non dai disastri ambientali.

Cerchiamo antidoti al sovranismo.
Parola che rimanda alla sovranità di ogni stato nazionale ma che porta con sé anche una connotazione negativa implicita.
Possiamo pensare a una collettività senza Stato?
In realtà no. Per tutte le funzioni essenziali quali cittadinanza, giurisdizione, sicurezza, salute che sono i presupposti stessi della statualità e definiscono l’assetto degli interessi e dei diritti della collettività.
La sovranità statale, infatti, non è solo il luogo dell’azione delle dinamiche di potere (e della politica) ma anche della dimensione popolare che connota gli ordinamenti costituzionali moderni. È lo spazio dove i diritti sono realizzati.
Per le stesse ragioni non possiamo pensare a uno Stato senza territorio. E quindi senza confini.
Invece possiamo pensare a una umanità senza confini perchè i diritti non possono avere frontiere.
L’era geologica attuale, l’Antropocene, vede le attività umane depredare l’ambiente terrestre in modo tale da portarlo alla distruzione definitiva.
Le principali sfide che affronta l”umanità sono la minaccia di una guerra nucleare, la catastrofe ambientale e il deterioramento della democrazia.
Le crisi che affrontiamo sono internazionali e non hanno confini.
Deve essere contrastato l’egoismo di chi vuole rinchiudersi in vecchi e nuovi muri. Ma anche i populismi che minano la democrazia, il mercato spietato a scapito della polis.
La terza via possibile è quella che mette al centro il dialogo e opera una transizione ecologica che coinvolga l’intero pianeta.
Quell’antidoto, quindi, potrebbe essere una democrazia partecipe, con i cittadini interessati e coinvolti nell’istituire nuove politiche. Per la pace, per l’ambiente, per i diritti di tutte e tutti, per il riconoscimento della parità giuridica di tutti gli uomini e le donne.
La famiglia umana impegnata a costruire un mondo di giustizia e di pace, destinando energie e risorse a soddisfare i bisogni di tutti e non più le richieste di una minoranza, perchè il diritto a vivere con dignità non può essere negato a nessuno.
Fratelli tutti, dice Papa Francesco,
ricordando l’insegnamento di San Francesco d’Assisi: fratellanza e sorellanza si confondono in una sola umanità.
Un appello alla concreta solidarietà messa al servizio del bene comune; non solo amore privato ma anche amore politico. Rivolto a una società che continua a operare “voltando le spalle al dolore“.
Perché è il momento di costruire una società fraterna, cambiando il modello della stessa società umana.
Fraternité, Égalité, Liberté risuonano in questa nuova sequenza.
Image credit: Jorge Guillen da Pixabay
di Anna Losurdo su Ora Legale NEWS:
https://www.oralegalenews.it/magazine/17-marzo-2020/vicini-e-lontani/10530/2020/
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