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Avvocati del futuro o del passato?

di Vinicio Nardo (Avvocato in Milano)
Il problema è che i millenni vengono solo una volta ogni mille anni, altrimenti forse avremmo più occasioni di guardare con maggior profondità e distacco all’evoluzione dei fatti e di intuire le future tendenze.
Chi riflette sull’intelligenza artificiale disegna scenari che sembrano fantascientifici eppure sono praticamente realtà. I sistemi attuali di profilazione sono ben più sofisticati della semplice lettura di cosa scriviamo su Facebook (metodo ancora post-analogico, tuttavia di qualche efficacia). Gli algoritmi oramai imparano da soli come riconoscere il tuo volto e quali immagini proporti di prodotti che hai cercato su internet, così come i rilevatori biometrici possono cogliere ogni minima emozione e sono quindi in grado di rivelare i nostri pensieri, pure quelli inconsapevoli o inconfessabili.
Minority Report per noi penalisti è stato il film sulla “giustizia predittiva”, quella che porta all’arresto del colpevole ancor prima che abbia commeso il delitto. L’abbiamo ritenuta irrealizzabile: una giustizia da fumetto. Ci sfugge che era anche il film dei cartelloni pubblicitari che al passaggio di Tom Cruise trasmettevano suadenti messaggi pubblicitari individualizzati: e questo invece è praticamente realtà.
Blade Runner era il film degli interrogatori aiutati da tecniche e marchingegni che stanavano l’alieno. Beh, scordiamoci i mille cavi e le ventose delle macchine della verità: a breve un chip sotto pelle svelerà persino i sussulti invisibili e le sudorazioni asciutte del soggetto attenzionato. E non solo in quell’attimo, dopo quella precisa domanda, ma in un ampio arco di tempo e di fronte a immagini e conversazioni casuali.
Non è 1984 di Orwell: è molto peggio.
Ed allora, se invece che a fine 2018 fossimo all’alba del 2000, la riflessione sugli scenari del nuovo millennio ci renderebbe forse più consapevoli della necessità di rafforzare le garanzie ed il processo penale, che sono il naturale presupposto delle nostre libertà individuali. Forse capiremmo che l’evoluzione tecnologica, così come sta erodendo il primato del sistema democratico (già etichettato da Churchill come il meno peggio), allo stesso modo sta mandando in crisi lo strumento democratico per eccellenza di accertamento dei fatti, ossia il processo accusatorio.
Il mito tecnologico non è altro che l’ultimo veicolo dell’autoritarismo giudiziario. Da Salomone al DNA, passando per lo sciamano o il capo religioso o finanche la folla inferocita, sempre forte è la tentazione di sottrarre il giudizio ad un sistema di regole predefinite e di delegarlo all’arbitrio di qualcuno o, adesso, qualcosa.
Difendere il ruolo sociale dell’avvocato vuol dire anche comprendere questo fenomeno e contrastarlo.
Insomma, siamo tutti, ed in ogni momento, avvocati di inizio millennio. Oppure di fine millennio: questo dipende da noi.

Pics Massimo Corrado Di Florio, 2018

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