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Invito a un Giudice

di Antonio De Michele (Avvocato in Termoli)

L’Anno prossimo, a marzo, se Dio vorrà come soleva dire mia Madre quando parlava del futuro, festeggerò i 50 anni di attività professionale.

Ricordo ancora la mia prima difesa in penale.
Venni proiettato nell’agone, dal mio maestro l’Avv. Franco Cianci, che dopo appena una settimana dal giuramento come praticante, mi spedì in udienza penale a difendere un signore di Petacciato, imputato del reato contravvenzionale di ubriachezza manifesta aggravata, quando tale violazione costituiva ancora reato.

Inutile dire che la notte precedente l’udienza non riuscii a chiudere occhio. Da un lato il timore, addirittura la paura di dover parlare in pubblico, la paura di fare brutta figura, addirittura il terrore di far fare brutta figura a chi mi aveva dato fiducia, dall’altro la esaltazione per quello che stavo per fare.

Io praticante procuratore – così si chiamavano i giovani che si affacciavano alla professione forense – dovevo difendere una persona, dovevo difendere un altro uomo, dovevo farlo davanti al Pretore. Questi, il dott. Giuseppe Nazzaro, era un uomo burbero, con un carattere particolare, capace di slanci, ma pronto ad affossarti. Tutti lo temevano, ma lo stimavano. Era un Giusto, era una Garanzia.
Ero terrorizzato, ma dicevo a me stesso che non avrei dovuto avere paura. Avevo superato prove di coraggio di non poca rilevanza. Dicevo a me stesso che chi, appena l’anno prima, da sottotenente dei CC, si era lanciato con il paracadute, da 2.800 metri saltando da un C119J, non poteva, non doveva avere paura di una Pretore, per quanto burbero potesse essere.

Affrontai la prova. L’istruttoria dibattimentale fu compendiata nella richiesta al Maresciallo di “conferma” del rapporto, per cui fui invitato immediatamente a discutere. Riuscii a parlare per quasi 5 minuti.
L’uomo venne condannato e il burbero Pretore, che ebbe la bontà di ascoltarmi, certamente più per curiosità, che per interesse, non solo concesse le attenuanti generiche, ma escluse anche l’aggravante del terzo comma (l’abitualità della condotta, disposizione poi dichiarata incostituzionale).

Il Giudice, dopo aver letto il dispositivo, mi chiamò vicino al suo scranno, per chiedermi dove avevo frequentato l’università, salvo concludere dicendo: ”vedi di non farti guastare!!
In quel frangente ebbi la sensazione di trovarmi davanti ad una “persona umana”.

Una cosa di questo genere oggi sarebbe difficilmente immaginabile: Il Giudici hanno… fretta.
Il ruolo dell’avvocato viene visto da loro come una sorta di fastidio.
Se poco poco provi a parlare per più di cinque minuti, Ti rimproverano invitandoti a concludere.
Se affronti una problematica in punto di diritto, c’è il Giudice che Ti dice “avvocato, queste cose le sappiano, si avvii a concludere”.
C’è addirittura chi Ti interrompe per dirti che stai proponendo una ricostruzione suggestiva dei fatti, così come c’è ancora chi, con aria annoiata, se non irritata, tamburellando con la penna sul fascicolo chiuso che ha avanti a sé, minaccia di toglierTi la parola.
L’Avvocato, nell’immaginario di molti Giudici, per fortuna non di tutti, è una sorta di intralcio alla “fluidità” del processo.

Ieri un Presidente di Tribunale, davanti al quale si discuteva di un ricorso in materia di libertà personale, non di quisquilie o pinzellacchere, ha invitato, con fare anche irritato, per ben tre vote il difensore a concludere. Il difensore che aveva impegnato non più di tre minuti del prezioso tempo dei Giudici, arrivati in aula con quasi mezz’ora di ritardo, rispetto all’orario prefissato, si è armato di pazienza, fino a quando è stato costretto ad alzare il tono della voce per pareggiare quantomeno i toni usati dal Magistrato.

Per fortuna ci sono ancora Giudici, che alla fine della discussione Ti ringraziano, per gli spunti forniti, così come ci sono i Giudici, che in silenzio, mentre il difensore parla, si appuntano gli argomenti, più rilevanti, messi in campo dalla difensa.

Nessuno deve dimenticare che la giurisdizione è basata sulla presenza nel processo non solo dei Magistrati ma anche degli Avvocati, il cui ruolo non è meno importante di quello del Giudice o del P.M.

Chi la pensa diversamente ben potrà andare a giudicare in uno di quei paesi, nei quali gli avvocati vengono arrestati, per essersi permessi di difendere chi si oppone al potere.
Potrà fare il giudice in quei paesi dove le restrizioni all’indipendenza degli avvocati sono una costante.
Al posto dell’avvocato… silenziato, avrei detto al Presidente del Tribunale: “Signor Presidente vada a quel paese. Potrà scegliere tra gli Emirati Arabi e la Turchia dove, per Lei, ormai è anche scongiurato il pericolo che possa incontrare l’Avvocata Ebru Timtik”.

Image credit: Gerd Altmann da Pixabay

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