damien hirst physical impossibility of death

Bulli & Spacconi

di Maurizia Borea e Antonio Pascucci (Avvocati in Milano)

Theodor Adorno, filoso e sociologo tedesco morto nel 1969, ha dedicato parte dei suoi studi ai mezzi di comunicazione di massa, approfondendo anche la tematica del linguaggio violento.

Nel suo libro Teoria della Halbbildung è ricorso alla figura del linguaggio dello “spaccone”, definito come una delle caratteristiche che appartengono alla società in cui viviamo. L’aggressività verbale, secondo il sociologo, è infatti il mezzo di comunicazione più diffuso nella società, indipendentemente dal grado di cultura e istruzione delle persone.

E dire che Adorno non ha vissuto nell’era digitale. Cosa avrebbe detto – e scritto – di fronte al fenomeno dei social media, vere e proprie arene per scontri verbali per determinare il più forte a parole, spesso offensive e intrise d’odio, al di là della veridicità o meno delle affermazioni?

Negli Stati Uniti, nazione nella quale il fenomeno dei social media ha avuto origine, la giurisprudenza ha elaborato la categoria dello hate speech – espressione tradotta in italiano con la definizione di “incitamento all’odio” – per indicare il ricorso a parole o discorsi che hanno come unica finalità quelle di veicolare un messaggio d’odio e intolleranza nei confronti di una persona o un gruppo, in genere fondato su una discriminazione (razziale, religiosa, di genere o di orientamento sessuale).

La stessa giurisprudenza statunitense ha però evidenziato, in molte decisioni, la centralità nell’ordinamento costituzionale del Primo Emendamento, che garantisce la libertà di parola e di stampa.
La condanna dello hate speech richiede, pertanto, un preliminare bilanciamento tra principi di diritto, anche di rilevanza costituzionale, dall’esito spesso incerto.
E’ noto alle cronache il caso Boos contro Barry, nel quale i giudici della Corte Suprema hanno affermato che «nel dibattito pubblico i cittadini dovrebbero tollerare le parole offensive, e perfino quelle oltraggiose, per fornire spazio sufficiente alle libertà protette dal Primo emendamento».

Anche in Italia il dibattito è molto acceso, anche in conseguenza di alcuni gravi fatti di cronaca, tra i quali anche casi di suicidio di persone vittime di hate speech o cyberbullismo.

Sia la Corte di Cassazione che i giudici di merito hanno sottolineato la pericolosità insita nei social media per la facilità con la quale possono veicolare messaggi offensivi e spesso lesivi dell’onore e della reputazione altrui. Sono molte le decisioni che, nei casi di messaggi offensivi diffusi attraverso un social network, hanno ritenuto applicabile il reato di diffamazione aggravata trattandosi di condotta capace di raggiungere un numero indeterminato e quindi molto elevato di persone.

Pertanto, in un’ottica di bilanciamento, i precedenti giurisprudenziali italiani tendono a considerare prevalente la tutela del diritto all’onore e alla reputazione rispetto al diritto di libera manifestazione del pensiero o e di critica, negando a Internet una patente di zona franca nella quale ogni affermazione è priva di conseguenze.

Anche sul piano politico non sono mancate le iniziative per arginare l’uso indiscriminato di Internet, soprattutto in relazione ai fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo.
A occuparsi di tale forma di violenza verbale è stata la Commissione parlamentare, istituita il 10 maggio 2016 con il compito di condurre attività di studio e ricerca su tali temi, e successivamente denominata “Jo Cox”, deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, uccisa il 16 giugno 2016 mentre si apprestava a partecipare ad un incontro con gli elettori.

La Commissione, della quale ha fatto parte (fino al suo decesso avvenuto nel gennaio 2017) anche il Prof. Tullio De Mauro, celebre linguista, ha concluso i suoi lavori con il deposito di una Relazione, che si conclude con cinquantasei raccomandazioni utili (anche ai gestori delle piattaforme dei social network) a prevenire e contrastare l’incitamento all’odio (https://www.camera.it/leg17/1264).
E’ un primo, ma importante, passo avanti in attesa di uno specifico intervento legislativo.

https://www.fronteverso.it/

photo credit: bbci.co.uk/news

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