A difesa dei “soldi di tutti”

A difesa dei “soldi di tutti”

di Giuseppe Mongelli (Direttore della Ragioneria territoriale dello Stato di Bari)

Sono trascorsi più di centocinquant’anni dalla felice intuizione cavouriana di prospettare la necessità di istituire un controllo amministrativo, per usare le parole del grande statista, «nell’interesse stesso della responsabilità ministeriale». È nel 1869, a ridosso dell’unità d’Italia, che ha origine una nuova Istituzione, la Ragioneria generale dello Stato, un organismo di controllo interno alla P.A., distinto da quello preesistente della Corte dei conti, che possa mettere nelle migliori condizioni di conoscenza della finanza statale il ministro delle Finanze.

Tutto questo, come ha sostenuto lo stesso Cavour, affinché “il solo Ministro delle Finanze trovasi in grado di conoscere se le finanze dello Stato consentano le spese che si propongono; né basta dimostrare l’utilità delle spese, conviene prima provare di avere i mezzi necessari per farvi fronte. Ora, se il Ministro delle Finanze non deve controllare l’utilità e l’opportunità delle spese dipendenti dagli altri ministri, ha però il dovere di esaminare se le finanze dello Stato le permettano”.

Questo nuovo organismo di controllo interno reca in sé l’affermazione di un controllo che muove e opera nel perimetro delle amministrazioni di spesa. Un ruolo di grande difficoltà iniziale a costituire un’Istituzione a supporto del ministro delle Finanze e che abbia la finalità di assicurare un fondamentale e basilare principio dello Stato moderno e di diritto che vede nel principio della copertura finanziaria un baluardo a difesa dell’erario.

Come ha avuto modo di affermare l’illustre economista J.M. Keynes nel secolo successivo, «il Tesoro non è soltanto nominalmente la testa della pubblica amministrazione, ma in realtà esso rappresenta il prestigio dell’intero corpo; nessuna burocrazia può essere efficiente se non viene puntualmente messa in castigo da un Tesoro formidabile».

In pratica, questo è il compito che si chiede di svolgere alla Ragioneria, il controllo finanziario, che sappia cioè vigilare sul regolare e migliore impiego delle risorse finanziarie dei cittadini, “i soldi di tutti”, come ebbe a precisare l’ex ragioniere generale dello Stato, Carlo Marzano, negli anni Sessanta, appunto quelle risorse frutto dei sacrifici dei cittadini e che confluiscono nel bilancio statale.

Tuttavia, è con la riforma del 1923, c.d. riforma De’ Stefani, con la “regia schiva e discreta” dell’ex Ragioniere generale dello Stato, il pugliese Vitantonio De Bellis, che la Ragioneria approda alla fisionomia attuale come organismo di controllo, dotata di autonomia e indipendenza adeguata a svolgere i sempre più rilevanti compiti di garante della regolarità dei conti pubblici e di controllo delle procedure di spesa, delle entrate e del patrimonio statale.

Questa centralità dell’Istituto, nel circuito complessivo della P.A. italiana, assicurata con la competenza e l’assiduità silenziosa e schiva che ha sempre caratterizzato l’aplomb istituzionale e relazionale della Ragioneria, concorre a determinare e attribuirle un ruolo primario e indiscusso nella compagine dell’Amministrazione nostrana.
In particolare, è in questo momento storico, nel biennio 1923/1924 che la Ragioneria assume un ruolo “guida” verso l’efficientamento della PA italiana, richiamando l’attenzione sulla necessità del rispetto della razionalità economica nell’impiego delle risorse pubbliche, attraverso i controlli di proficuità della spesa pubblica, anticipando molti anni prima quello che diventerà un monito della cultura aziendale e di tanti esponenti tra cui l’autorevole Paolo Emilio Cassandro.

Sono intervenute tante trasformazioni costituzionali e amministrative in questo lungo arco temporale in cui si snoda la storia della Ragioneria, che ha mantenuto e consolidato il proprio ruolo, talvolta con qualche polemica, ma rimane, tuttavia, incontrovertibile anche oggi che questa Istituzione ha saputo elaborare un sistema valoriale che continua a essere il miglior collante dello straordinario senso di appartenenza che lega tutti i suoi appartenenti. Non sarà un caso se nella sua lunga storia alcuni suoi esponenti di vertice, come i Ragionieri generali dello Stato, Giuseppe Cerboni e Vitantonio De Bellis, sono stati annoverati tra i 150 migliori servitori dello Stato dal 1861 al 2011.

La Ragioneria, oggi diretta da un Ragioniere generale di salda matrice pugliese, il dott. Biagio Mazzotta, continuerà, come ha dimostrato in tutti questi 150 anni di storia, ad essere un’Istituzione di garanzia per i cittadini, per usare un’efficace espressione utilizzata da Giacinto della Cananea, di «custode dell’interesse pubblico all’efficienza», consapevole della responsabilità di una lunga tradizione di esemplare dedizione al servizio del bene comune e della legalità che dev’essere diuturnamente onorata.

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