Da monadi a umani
di Umberto Pantanella (Avvocato in Bari)
Il periodo presente, per effetto della pandemia del Coronavirus – Covid 19, è quanto mai gravido di incognite.
L’emergenza planetaria, ché nessuno di noi è potenzialmente indenne dal contagio, ci induce a continue introspezioni e con estrema velocità, tale permessaci da milioni di anni di evoluzioni del nostro cervello.
Sicché, costretti giocoforza a spazi domestici in cui siamo temporaneamente confinati, ed ai quali forse non eravamo preparati rispetto alla frenetica vita condotta sino a qualche mese fa, cominciamo ad interrogarci.
Su di noi, sul clima di palpabile sospensione che si respira intorno a noi, sull’universo, sulle relazioni sociali: “nulla sarà come prima” è il pensiero ricorrente, affidato alla nuova comunicazione globale dei social network e destinato ad essere condiviso con tutti nel brevissimo tempo di un click.
La velocità, la tecnologia, ed i bit tuttavia rappresentano solo il veicolo di questo nuovo modo di pensare ed agire, restando sempre al fondo dei nostri pensieri non solo le sorti personali di ognuno di noi, ma il rapporto tra noi e gli altri simili.
Non più tardi di qualche mese fa, per effetto delle pulsioni migratorie di intere popolazioni verso un futuro certo e migliore di un presente povero e senza speranza, avevamo già sperimentato il significato labile e meramente geografico-politico di “confine”. Muri in cemento e barriere di filo spinato sulla terra e respingimenti in mare avevano minato il concetto di “cittadinanza terrestre” il cui assioma risiede nella consapevolezza di appartenere ad un’unica sola e grande razza, quella umana.
La rapida e inattesa propagazione planetaria del virus ci ha dimostrato che non esistono confini. Che gli uomini sono tra loro in relazione e, ad un livello più spirituale, che facciamo parte di un tutto. Ed ecco che i sentimenti cambiano, per passare dall’Uomo –monade – all’Umanità, intesa non come insieme di essere umani singoli e distinti, ma piuttosto come somma di affetti ed emozioni, di educazione al prossimo, al dialogo ed al confronto, all’empatia ed al mutuo soccorso.
Dall’io al noi.
“Nella cooperazione umana la subordinazione di tali interessi a un’impresa collettiva costruisce una nuova identità, il “noi” costituito dalla mutua collaborazione degli agenti in vista di uno scopo comune” osserva Michael TOMASELLO, in Storia naturale della Morale Umana, ed. orig. 2016, traduzione dall’originale di Sara Parmigiani, Raffaello Cortina Editore, Milano 2016).
“Si può insegnare l’Umanità? si interrogava Antonella Bonavoglia (su Il Sole24ore del 21.6.2018 (https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/06/21/lumanita-puo-essere-insegnata/?refresh_ce=1e).
Certo si può imparare ad essere umani: “L’umanità è il sentimento universalmente riconosciuto, che identifica ognuno di noi, che ci rende simili, assomiglianti, vicini, solidali, uniti. Umani, insomma”.
“Nulla sarà come prima” non può e non deve dipendere solo dal verificarsi di un evento straordinario ed epocale, come una guerra o un’epidemia.
Siamo Uomini, e dovremmo praticare l’Umanità.
Image credit: Çaglar Doğan, Antalya/Turkey
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