Essere ricercatrice
di Ilaria Ferrando (Ricercatrice Dicca – UniGe)
Tremila battute per raccontare chi sono, cosa faccio e affrontare l’arduo compito di incuriosire altre giovani e stimolarle ad intraprendere il mio stesso percorso. Ci provo.
Mi chiamo Ilaria, ho 33 anni, sono nata e vivo a Genova, ho una sorella gemella di nome Chiara, sono sposata con Daniele e da otto mesi circa sono la mamma di Enea. Le cose importanti sul “chi sono” sono queste, credo.
Lavoro come ricercatrice a tempo determinato presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale dell’Università di Genova dove mi occupo di Geomatica, la disciplina che tratta le misure sul territorio sia naturale sia costruito: dall’esecuzione, all’elaborazione, dall’analisi alla restituzione.
La mia tematica di ricerca principale riguarda il contributo del GNSS alla stima del contenuto di vapore acqueo in atmosfera, argomento che ho affrontato durante il Dottorato di Ricerca e i successivi tre anni di assegno di ricerca e che mi è valso il premio AUTeC 2017 per la migliore tesi di Dottorato in Geomatica nella sezione Geodesia, GNSS e Navigazione.
Oltre a ciò, ni occupo di cartografia numerica e GIS e lavoro sul campo, “in campagna” come da terminologia geomatica, per eseguire rilevamenti, di cui elaboro, analizzo e interpreto i dati.

Fino a qui ho tentato di tenere distinto “chi sono” da “cosa faccio”, ma, immancabilmente, quando parlo del mio lavoro, il confine diventa così sottile da portarmi a raccontare “COSA sono”.
Credo che questa incapacità nel tenere separati i due aspetti sia intrinsecamente insita nel mestiere del ricercatore, che deve, credo, coniugare le capacità più operative con un’indole curiosa e tenace.
Gran parte del “fare il ricercatore” è infatti “essere un ricercatore”.
Approcciare tematiche di frontiera e problemi aperti, inventare problemi nuovi, aprire punti di vista, tentare, fallire, cambiare approccio, fallire ancora fino al tanto atteso “Eureka!” è un lavoraccio, ma, nella mia esperienza, è davvero un bel lavoraccio.
Nei contesti più svariati mi è capitato di leggere la citazione attribuita a Confucio
“Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”.
Condivido solo parzialmente questa massima, ma la cito perché mi dà l’occasione per sottolineare un punto che molto spesso è sottovalutato: lavorare nella ricerca e, più in generale, il lavoro intellettuale, è un “lavoro vero”.
In diverse occasioni, dopo aver affermato che lavoro come ricercatrice, mi è stato chiesto “Ma come lavoro vero, cosa fai?”.
Troppo frequentemente, purtroppo, se la ricerca non ha un risvolto tangibile e immediato oltre al mero avanzamento della conoscenza (come se questo non fosse già di per sé un valore), come la ricerca in ambito medico o la ricerca applicata, essa è considerata un puro esercizio di stile o, peggio, un passatempo.
Invito quindi con maggiore forza chi ha intenzione di intraprendere il percorso verso la carriera accademica di essere perseveranti, tenaci e, se occorre, testardi.
Mi permetto di sforare nel numero di battute per citare e ringraziare i membri del Laboratorio di Geodesia, Geomatica e GIS , : i prof. Domenico Sguerso e Bianca Federici e le dott. Sara Gagliolo e Stefania Viaggio, ottimi compagni di viaggio attraverso l’accidentato, avventuroso e gratificante cammino che è il mestiere del ricercatore.
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