IL GIORNO DOPO

Lasciateci vivere

di Massimo Corrado Di Florio

Cosa ci ha lasciato e cosa ci lascia un virus. Niente, un assoluto niente. Cosa ci ha lasciato e cosa ci lascia questa pletora di esperti. Niente. Se non un florilegio di norme e normucole insieme ad un esercito di sceriffi impazienti di far sentire la propria voce.

Anche le pulci hanno la tosse, si diceva un tempo. Ecco, sì, pulci che tossiscono e fanno brillare le loro stelle di latta rilucidate per l’occasione. Cosa ci ha lasciato e cosa ci lascia questo pantano di disposizioni. Un sacco di tempo che abbiamo dovuto sprecare per capire, per inventare sotterfugi, per sfuggire da questo leviatano parternalista e educativo. Ci hanno costretti a impiegare la nostra libertà per districarci in questo ginepraio di false promesse e di altrettanto false informazioni. Magari non per cattiveria ma solo per inettitudine.

Si, vabbè, è l’emergenza. Ma quanto è durata questa emergenza madre degenere di iniziative prive di senso. Autocertificazioni e distanziamenti. Mascherine e bugie. Abbiamo tutti usato il tempo per sopravvivere ad un padre spaesato, improvvisato. Incompetenza di gregge e abbandoni senza responsabili.

Lasciateci vivere e, anche se può sembrare forte, lasciateci perfino morire. Ma, per favore, smettetela di giocare con la nostra dignità. Nessuno è più credibile. Va tutto in malora: è la disperazione che, alla fine, guiderà le scelte. Lasciateci vivere.

E basta con i “non crediate che sia un tana liberi tutti”, o con gli ossessivi “andrà tutto bene”. I pedagoghi e i precettori istituzionali si moltiplicano ed è facile immaginare che questa incontrollata partenogenesi di educatori improvvisati finisca con l’eliminare del tutto perfino il concetto stesso di territorialità di un potere democraticamente esercitato. I molti, i troppi luoghi di esercizio del potere rendono il potere stesso completamente privo di luogo.

Lasciateci scegliere dunque anche la nostra disperazione esattamente come quando ognuno di noi liberamente sceglie come e se gestire un proprio lutto e un proprio personalissimo dolore.

La traccia peggiore che può lasciare questa pandemia è l’esaltazione ipsocentrica del comandante in capo (o dei tanti piccoli comandanti in capo). L’enfatizzazione di “Ego”, di solito, fa a pugni col buon senso del potere dotato di senso. Facile e allo stesso tempo assai pericoloso creare regole al di fuori delle regole stesse quando il navigare a vista diviene regola primaria.

Pic.: Il giorno dopo, Massimo Corrado di Florio, 2020

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