Monterosso, l’isola perduta

Monterosso, l’isola perduta

di Antonino Greco (Presidente Archeoclub Bari)

Monterosso è il nome che individua un’isolotto ormai scomparso nel mare di Levante a Bari, in prossimità del Fortino e dirimpetto alla Basilica del Santo Nicola.
In campo marinaro e nautico gli viene attribuito anche il termine di “pendino” mentre nella cartografia nautica anche più recente è individuato con il termine di “secca”.

Nella memoria della Città vecchia si associa, al “Monterosso”, una antica tradizione che ritiene l’isolotto essere il luogo su cui sorgeva una chiesetta dedicata a Sant’Antoni Abate, poi abbandonata dai monaci Antoniani in quanto pericolosamente esposta alle mareggiate e quindi a rischio di crollo.
Sempre secondo tale tradizione rimarrebbe ancora visibile sul fondo del mare il campanile di detta Chiesa che farebbe udire i suoi rintocchi di campane in occasione di pericolose burrasche, tempeste o mareggiate.

Il tema non ha mai rivestito particolare interesse tra gli studiosi tanto che poche risultano le documentazioni di quanti si sono occupati della storia di Bari, ad eccezione di taluni cenni, già a partire dal XVIII secolo, su tale “anomala” presenza lungo la costa di Bari.

Più recentemente Vito Melchiorre scrive una breve nota riassumendo le conoscenze e gli studi invero poco approfonditi riportando anche le precedenti segnalazioni di Emanuele Mola e di Petroni.

Per un semplice caso fortuito, mi sono imbattuto in una planimetria della Città di Bari datata XV secolo appartenente alla collezione Lemos (un gruppo di tavole illustrative delle maggiori città del Regno) sulla quale veniva riportata la forma e la posizione dell’isola in prossimità del molo di Sant’Antonio.
Alla sorpresa ha poi fatto seguito il desiderio di meglio approfondire l’argomento e così, trascinato più dalla curiosità che non dal bisogno di sviluppare uno studio sistematico, ho dedicato questi ultimi tre anni alla raccolta di varia documentazione d’Archivio e nell’ultimo periodo anche all’acquisizione di cartografie antiche, a partire da quelle del XIX secolo, a ritroso, per osservare eventuali riporti nautici dell’isola di Monterosso.

Una brevissima sintesi delle attuali ricerche dimostra come l’isola fosse già parzialmente sommersa a partire dal 1600 pur con parti significative in emersione oggetto di interventi di ripristino funzionale delle sovrastanti infrastrutture portuali.

Monterosso infatti non ha verosimilmente mai ospitato una Chiesa (forse solo una cappella) ma al contrario è stata sede di un presidio militare (un fortilizio) per il controllo agli accessi portuali.

La sua funzione di “molo” di un Porto antico di Bari era nota anche all’Architetto Gimma che ne riporta la dicitura in una sua tavola del 1815 con uno schizzo alquanto rozzo del “Molo Antico Rovinato”.

L’isola dunque rappresentava l’estremo limite di un braccio portuale collegato alla terraferma mediante una serie di isolotti su cui poggiano le attuali strutture edilizie dei fabbricati posti a margine di via della Dogana nonché le fondamenta della Torre di Sant’Antonio poi divenuto Fortilizio militare all’epoca di Gianni Antonio del Balzo Orsini ed infine Ingresso alla Dogana nella nuova riconfigurazione del molo posto questa volta a presidio del Porto Vecchio (attuale specchio marino del Margherita).

Nella sua configurazione seicentesca e forse ancora prima Monterosso, con almeno un altro isolotto accostato, costituiva dunque un ostacolo ed un presidio all’ingresso delle imbarcazioni navali nell’antica rada portuale di San Nicola (Porto di Levante) che si contrapponeva alla già esistente rada del castello (Porto di Ponente).
Tale funzione è registrata sulle antiche cartografie almeno fino ai primi anni del 1700.

Sono a me note almeno tre raffigurazioni di tale Porto realizzate tutte nel secolo XVII (la più recente porta la data della pubblicazione 1703).
Nello stesso secolo i Veneziani coinvolti in numerose vicende belliche, in contrapposizione principalmente con Spagnoli e Turchi, decreteranno la distruzione del Porto di San Nicola che già alla fine della prima metà del 1600 risulta inagibile.

Il preesistente porto di San Nicola, attivo già da epoca classica e romana (rinvenimenti archeologici in mare ne attestano la frequentazione già dal VII sec a.C.), nel periodo medioevale assurge a principale porto della città (di fatto dopo l’arrivo delle ossa di San Nicola e la realizzazione della Basilica) con una frequentazione ininterrotta almeno fino al XIV – XV secolo.

La costruzione di nuove imbarcazioni e navi di maggiore dimensione e la presenza degli ostacoli all’imbocco (Isola di Monterosso ed altre) rendono problematico l’attracco tanto che ne viene consigliato lo stazionamento fuori della rada (pinti di ancoraggio esterni al Porto) come riportato su numerose cartografie nautiche dell’epoca.

Dopo la prima metà del XVIII secolo, l’area Portuale viene traslata più a sud (Porto vecchio) confinata tra il Molo di Sant’Antonio ed il Molo di San Nicola.
Gli interrimenti portuali in questa nuova collocazione decreteranno il definitivo spostamento nuovamente ad ovest, a partire dalla Punta di santa Scolastica e così, con la posa della prima pietra nel 1855, viene ricollocato in forma definitiva il Porto di Bari.

Leggi l’approfondimento: LA RADE DEVANT BARRI.pd

Pic.: Antonio Doumas da Pixabay

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