Un orizzonte chiuso

Un orizzonte chiuso

di Camilla Corradi (Noi di Spoiler)

La notizia più importante dell’ultimo periodo ci è stata comunicata a freddo, anticipata solo da qualche accenno vago e sussurrato in merito a presunte difficoltà di chi, invece, sembra proprio che se la passi niente male.
La notizia è che, tempo qualche anno, moltissimi di noi avranno un nuovo spazio di cui occuparsi: il metaverso. Chi comunica questa notizia è Mark Zuckerberg in persona, con un video, pubblicato ovviamente sui – suoi – social.
Il tema presenta moltissimi punti di vista, sfaccettature, opportunità e problemi, per discorrere dei quali sarebbe necessario uno spazio ben più ampio di questa rubrica.
Quello che invece si prova a mettere a fuoco, in queste poche righe, è la reazione che una comunicazione di tal genere ha suscitato: è stata accolta dal grande pubblico in modo distratto, quasi con un’alzata di spalle.

A cosa è dovuta una così scarsa attenzione?

Si azzarda un’ipotesi. Forse il motivo di tanto distacco sta nella convinzione che le decisioni che stanno alla base di cambiamenti epocali come questo, siano al di fuori della portata delle persone comuni, le quali dovranno solo subire l’ennesima innovazione tecnologica e adattarsi ad essa.

Questo modo di guardare al futuro sottintende un senso di impotenza e frustrazione, un atteggiamento passivo ed attendista, per poi procedere a liquidare la questione con una serie di frasi fatte e scrollate di spalle: le stesse scorciatoie cognitive, gli stessi meccanismi che si attivano con i pregiudizi.

Parafrasando, il pregiudizio più importante sul futuro è quello di non poterlo cambiare.
Il futuro diventa quindi un orizzonte chiuso, predeterminato da altri, dove il possibile è predeterminato.

Qui vengono in soccorso gli studi di futuro ed i metodi collegati.
Come si è ripetuto più volte, il futuro non si può prevedere, ma si può provare a mettersi in ascolto, ad analizzare, perfino a creare alcuni dei fenomeni che ci aspettano.
Per intraprendere questo percorso occorrono pazienza e curiosità, doti che – probabilmente – continueremo ad usare, anche nel metaverso.

Image credit: Foto di Taru Kurenmaa da Pixabay

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