Ora parlo io

Ora parlo io

di Gianluca Mininni (Avvocato in Bari)


Sono il Palazzo dagli infissi rossi, nasco nel 1998 con concessione edilizia per Uffici e Servizi per la residenza rilasciata dal Comune di Bari.

Venivo consegnato alla Città di Bari nella primavera del 2000: ero stato costruito con soldi privati del mio costruttore; non ero un’opera pubblica.

È giunta l’ora che vi racconti la mia storia.

Sono l’immobile che dal 2000 ha ospitato il Tribunale Penale di Bari; sono stato l’immobile più odiato e vessato degli ultimi venti anni.

Nessun immobile vanta tanta antipatia.

Pago forse lo scotto di non essere stato progettato in modo elegante e opulento

Sono profondamente arrabbiato perché in questi venti anni me ne avete combinate di tutti i colori.

Nel Settembre del 2002, a soli due anni dalla consegna alla città, (un “infante” come immobile) i miei stessi inquilini, la Procura nel caso di specie, mi volevano sottrarre alla proprietà’ (INAIL) ai fini di confisca e di donazione al patrimonio immobiliare della città di Bari.

Pensate un po’, ero stato oggetto di una concessione abusiva rilasciata dal Comune di Bari.

La Procura, infatti, riteneva abusiva la concessione rilasciata dal Comune di Bari nel senso che la presenza delle aule di dibattimento e del Tribunale del riesame – misure di prevenzione rendeva la concessione non più a carattere residenziale ma regionale.

A rendere tutto ciò ancora più singolare, era la conoscenza degli atti del procedimento da parte di tutta la commissione manutenzione (all’epoca si chiamava così).
Commissione che, non solo conosceva tutto il progetto (aule incluse) ma nel corso dell’opera aveva chiesto al mio costruttore di cambiare, restringere o allargare le aule e le stanze degli uffici a seconda delle future esigenze.
Richieste tutte firmate dalla Commissione e autorizzate dal Comune di Bari.

Nel settembre 2002, quindi, fui oggetto di sequestro con facoltà d’uso: in poche parole, in attesa della confisca, si continuava a lavorare.

Divenivo oggetto di giudizio e accusa da parte di quella stessa Procura e di quel Tribunale che mi occupavano.

Fiducioso, mi feci giudicare dagli stessi miei inquilini, riponendo fiducia in loro.

Nel 2006, il Giudice Dott.ssa Calia Di Pinto assolveva i miei costruttori con la formula “il fatto non costituisce reato”, disponendo la confisca e la trascrizione nel registro immobiliare del comune di Bari.

Ero divenuto un’opera pubblica a costo zero.

Grato ai miei costruttori e al mio proprietario (INAIL) restavo in attesa del giudizio di secondo grado nel frattempo proposto.

Nel Luglio 2008, la Corte di Appello di Bari derubricava il reato di lottizzazione abusiva in quello meno “grave” di immobile in assenza di licenza di costruzione.

Così, a seguito di rinuncia della prescrizione dei miei costruttori, l’immobile tornava nuovamente nelle mani del mio proprietario e i costruttori furono assolti per la seconda volta.

L’accusa, nel frattempo non esperiva ricorso per cassazione.

Nella famosa fine estate del 2002, contestualmente al sequestro con facoltà d’uso, a firma del gip preso il Tribunale di Bari dott. De Benedictis, i costruttori erano stati indagati anche per il reato di truffa nei confronti del Comune.
Infatti, a dire della Procura, non ero stato costruito secondo il capitolato.

A distanza di soli otto anni dalla contestazione del reato di truffa, finalmente nel 2010 iniziava il mio secondo processo.

Il primo Giudicante, durante il dibattimento, con concedeva una perizia super partes in presenza di due consulenze diametralmente opposte, quella della Procura e quella della Difesa.

A Luglio del 2012 i miei costruttori venivano condannati a pene di anni uno e mesi dieci di reclusione (pena sospesa).
Al Comune di Bari, costituito parte civile, il Giudice dott. Silvestri non concedeva alcun risarcimento né provvisionale, in quanto, udite udite, riteneva il Comune di Bari colpevole a titolo di colpa nella stipula del contratto di locazione.

Restai in attesa e fiducioso del secondo grado di giudizio.
Nel Marzo 2017 la Corte di Appello di Bari dichiarava il processo prescritto sin dal 2007 e restituiva ai costruttori alcuni immobili oggetto di sequestro in primo grado.

La Corte di Appello di Bari, inoltre, condannava il Comune alle spese processuali per essersi “incautamente” costituito parte civile.

La Sentenza di prescrizione era più clamorosa della prima perché, in sostanza, si era celebrato un giudizio di primo grado assolutamente inutile, in quanto prescritto già nel 2007 e invece iniziato nel 2010.

Anche questa volta, la Sentenza di Appello non veniva impugnata in Cassazione

Nel 2014, proprio a pochi passi dal mio ingresso, iniziavano i lavori di costruzione di una mastodontica opera pubblica: il Ponte Adriatico.

Finalmente c’era un‘altra opera che mi faceva compagnia.

Per due anni, dal 2014 al 2016, sopportavo quotidianamente le continue sollecitazioni della immensa costruzione senza dir nulla e senza lamentarmi.

Intanto però, dal 2015 quel poveretto del mio proprietario (INAIL) non percepiva più il fitto del Tribunale ed era davvero arrabbiato.

A maggio, proprio il mio proprietario a cui avevo dato l’anima, mi comunicava attraverso una consulenza che ero in procinto di crollare, addirittura anche in assenza di scosse sismiche (quando ero stato progettato non vi era alcuna legge antisismica).
Ma come, avevo sopportato l’inferno della costruzione del ponte, vuoi vedere che mi dovevo piegare per una scossa di terremoto?
Non mi voleva bene neanche il mio proprietario.

Immediatamente la Procura, i miei inquilini, incaricava un consulente il quale si discostava almeno in parte dalla consulenza del mio proprietario, lasciando spazio a qualche giorno per lo sgombero.

Scoppiava il caso Bari.

I miei inquilini quindi, dovevano andar via il più presto possibile.

In quei giorni di agitazione, mentre sfogliavo i due codici (penale e procedura penale) pensavo che mi sequestrassero definitivamente, in quanto, potendo crollare, dovevo essere questa volta sequestrato senza alcuna facoltà, perché ero un pericolo per l’incolumità pubblica.

Ed invece NO.

Il Comune di Bari, revocava l’agibilità e concedeva 90 giorni per lo sgombero.

Nel caldo infernale di Agosto, il colpo di scena.
Improvvisamente, grazie all’alleggerimento di circa 60 tonnellate di fascicoli, armadi, (suggerito dal consulente della Procura sin da Maggio 2018) diventavo meno “crollante”.
I miei inquilini sollecitavano la proprietà in quanto nella nuova sede individuata non vi era spazio per loro e dovevano continuare indagini delicatissime.

Il Comune di Bari, coraggiosamente, concedeva non un mese ma ben altri quattro mesi per andar via.

Sono alla fine, sto concludendo…

Io non voglio credere che il mio proprietario abbia “architettato” tutto questo frastuono perché voleva liberarsi degli inquilini morosi per mancati fitti pari a circa 5 milioni per la mia locazione, ma a questo punto più di un sospetto inizia ad insinuarsi nelle mie fondamenta.

E allora: io non sono per nulla stanco, le mie fondamenta sono solide e posso continuare ad ospitare chiunque, sia chiaro, uffici, non Tribunali.
Altrimenti siete voi che abusate della mia concessione e delle mie fondamenta, ma non esagerate nel definirmi a rischio crollo, perché tanti mei colleghi sono crollati davvero.

Una sola domanda vorrei porre ai miei inquilini: ma quando andate via?

Non vi “sopporto” più!!!!

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