Il petrolio al tempo dalla pandemia
di Corrado Crocetta (Docente di Statistica Università di Foggia)
Il crollo del prezzo del petrolio WTI ha destato molto scalpore nell’opinione pubblica, creando illusorie aspettative circa il calo del prezzo della benzina.
In questo articolo proviamo a spiegare, ai non addetti ai lavori, come mai una materia prima, strategica per la nostra economia, possa, in determinate circostanze, raggiungere quotazioni negative e quali insegnamenti trarre per il futuro.
Per chiarezza è bene ricordare che le quotazioni negative riguardano solo un particolare tipo di petrolio il WTI (West Texas Intermediate) che è prodotto prevalentemente negli USA usando la tecnologia shale. Tale tecnica, basata su un processo di pirolisi o dissoluzione termica, prevede l’utilizzo di solventi, acqua e sabbia ad altissima pressione per estrarre il petrolio dal sottosuolo. Uno degli inconvenienti di questo metodo di estrazione consiste nel fatto che, una volta avviata l’estrazione non conviene interromperla, per cui i produttori, nel breve periodo, non sono in grado di adattare l’offerta alla domanda. Per questo motivo i produttori di WTI utilizzano dei prodotti finanziari detti futures che consistono in contratti di vendita, a determinate scadenze future, di lotti indivisibili di 1000 barili.
Il lockdown mondiale ha ridotto enormemente i consumi di petrolio, determinando la saturazione del principale deposito situato a Cushing (Oklahoma, USA) e creando seri problemi a chi, per adempiere a dei contratti future, deve pagare prezzi molto alti per stoccare la merce. Ad inizio settimana, alcuni investitori hanno preferito pagare gli acquirenti dei loro contratti future, prossimi alla scadenza, invece di essere costretti a ritirare la merce, così come si fa per lo smaltimento dei rifiuti. Questa situazione non è sicuramente inedita, basta, infatti, ricordare quanto fece Andy Hall, poco prima dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. Il re del petrolio in quell’occasione noleggiò tutte le navi cisterna disponibili per poter stoccare quanto più petrolio possibile. Questa intuizione lo rese ricchissimo in poco tempo.
Esiste anche un’altra ipotesi per spiegare quanto accaduto in questi giorni e potrebbe essere legata agli Exchange Traded Funds, meglio noti con l’acronimo ETF. Tali fondi devono replicare i prezzi di un listino, nel nostro caso il benchmark del petrolio WTI. Questi fondi di solito utilizzano i future per replicare l’andamento del prezzo del petrolio. Di solito i gestori degli ETF si concentrano sui future con scadenze ravvicinate ed all’approssimarsi della data di solito li vendono per poi ricomprarli a scadenze successive. È molto probabile che qualche ETF sia rimasto fino alla fine con dei contratti in mano, aspettando un rimbalzo e nelle ultime ore di contrattazione ha dovuto procedere a liquidare le posizioni, pagando qualcuno per farlo, pena il ritiro della merce sottostante e il pagamento dell’affitto del deposito, carissimo se non impossibile.
È importante sottolineare che il prezzo negativo dei future ha riguardato solo il petrolio WTI e non la varietà Brent che è, invece, la varietà di petrolio più trattata in Europa. Infatti, il primo ha un mercato prevalentemente americano, poiché viene trasportato attraverso oleodotti USA, mentre il Brent è caricato sulle superpetroliere e spedito dove è pagato meglio.
Quindi quanto è accaduto in questi giorni è sicuramente un evento raro, ma potrebbe anche ripetersi stante il perdurare di questa situazione eccezionale.
www.scriptamoment.it/2020/04/27/intervista-a-corrado-crocetta
Image credit: James Armbruster da Pixabay
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