La magistratura onoraria all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020
L’intervento di assoG.O.T. trasmessoci dalla Dott.ssa Emanuela Alimento (Giudice onorario presso il Tribunale di Trani)
L’anno giudiziario inizia mentre è in corso la valutazione, da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, della prima di diverse questioni pregiudiziali comunitarie sollevate dalla giurisdizione italiana sullo status di lavoratore del magistrato onorario, con tutto ciò che a tale statuizione conseguirebbe in termini di tutele applicabili e scenari ordinamentali.
Ma di questo, forse, torneremo a parlare il prossimo anno.
La parte più avvertita e lungimirante dei giuristi e dei magistrati individua gravi criticità costituzionali nella normativa attuale ed inoltre, consapevole della comunanza di interessi con la magistratura onoraria, ai fini di una gestione più funzionale degli uffici giudiziari, auspica l’introduzione di un equo trattamento economico e ordinamentale in favore degli “altri magistrati”.
Parlando di magistrati onorari ci riferiamo a circa 5.000 lavoratori (che i giudici nazionali continuano qualificare come “volontari”) che, talvolta per oltre vent’ anni, contro ogni proprio interesse, ricevendo miseri emolumenti, hanno dedicato professionalità, impegno, tempo e passione al servizio di quella “Giustizia” che non esita ora a demansionarli e a mortificarne funzioni e ruolo, con seri rischi di inefficienza del sistema.
Pienamente condivisibile l’opinione del Prof. Giuliano Scarselli su tale normativa: “Questa non è la riforma dei giudici onorari; ai giudici onorari questa riforma non concede niente: né migliori retribuzioni, né minime forme di stabilizzazione del lavoro, né minime forme di assistenza e/o previdenza. Direi, nemmeno riconosce il ruolo fondamentale che questa magistratura ha avuto in tutti questi anni, dalla soppressione delle preture ad oggi”.
Più nello specifico, non tutti sanno che dal 16 agosto 2021, in forza dell’art. 30 della riforma Orlando, i 2.100 G.O.T. presenti nei 144 tribunali italiani non potranno più gestire ruoli autonomi. Decine di migliaia di fascicoli saranno quindi riversati sulle scrivanie dei magistrati ordinari, con la prospettiva di un collasso dei comparti civile e penale.
Un autentico e minaccioso iceberg all’orizzonte, da tener d’occhio e da evitare.
Ne sono consapevoli alcuni Presidenti di Tribunale i quali, aderendo a un appello rivolto al legislatore e ancora in fase di raccolta di ulteriori adesioni, hanno dichiarato che “ove entrasse a pieno regime (dall’agosto 2021) la normativa della c.d. Legge Orlando (d. lgs. n. 116/2017) si avrebbero ricadute negative sulla funzionalità del sistema, con diretta incidenza sul già gravoso carico di lavoro dei magistrati ordinari, i cui ruoli diverrebbero di fatto difficilmente gestibili in maniera dignitosa e con un significativo aumento dei tempi di definizione dei procedimenti”.
Il Dott. Giuseppe Minutoli, Presidente di sezione del Tribunale di Messina, promotore dell’appello dei Presidenti di Tribunale, ha precisato che “gli ex GOT, in spregio alla loro acquisita professionalità (sovente ultradecennale), verrebbero addetti, nell’Ufficio per il processo previsto nella legge Orlando, a quelle attività di supporto del giudice togato che ben più utilmente sono da anni demandate ai neolaureati stagisti e tirocinanti (…)”.
Nell’Ufficio per il Processo, dopo aver redatto e sottoscritto centinaia o migliaia di sentenze, in spregio all’esperienza acquisita, i G.O.T. verranno retrocessi ad “anziani tirocinanti”. Inseriti accanto ad assistenti giudiziari, giovani stagisti e neolaureati, avranno quale mansione maggiormente qualificante la scrittura di “minute di sentenza” che saranno poi firmate -con forti dubbi di costituzionalità – dai giudici ordinari.
Tale sarà la fine ingloriosa di tanti colleghi, dopo una vita dedicata -con tante rinunce e nessun riconoscimento- alla Giustizia italiana. Il giudice onorario con funzioni di “giudice singolo”, voluto dai padri costituenti, così come tracciato dall’art. 106 della Costituzione, cederà il passo ad una figura gregaria, non più visibile perché non potrà tenere udienza e trattare le cause.
Verranno così cancellati ogni pregressa funzione e ruolo.
Finora ai GOT era stata inflitta l’umiliazione di non vedersi riconosciuto, nonostante l’esercizio continuativo della funzione giurisdizionale, lo status di lavoratore. Da siffatto pervicace orientamento è derivata la privazione di ogni tutela previdenziale ed economica: nessun atto, né sentenze, né ordinanze, né decreti, redatti dai G.O.T. sono mai stati retribuiti, pur costituendo il necessario corollario dell’attività d’udienza. E nessuno si è mai sentito in dovere di muovere passi concreti per sanare l’evidente ingiustizia.
Alla luce delle esposte considerazioni, la nostra Associazione chiede che sia escluso l’inserimento dei GOT già in servizio negli Uffici per il Processo, posto che, come ha chiarito il Ministero della Giustizia, le attività svolte in tali strutture non sono -allo stato- retribuibili.
Sul punto facciamo nostro quanto con forza affermato da un Procuratore della Repubblica con riferimento ai VPO inseriti nell’Ufficio del Procuratore: “E’ assolutamente contrario ai principi generali dell’ordinamento accettare una prestazione collaborativa (di questo tipo) svolta a titolo gratuito”.
Per mantenere ed anzi migliorare l’efficienza del sistema, evitandone l’implosione, si delinea in definitiva una sola strada, obbligata e virtuosa, quella di un equo trattamento economico ed ordinamentale della magistratura onoraria che consenta, per quanto riguarda i GOT in servizio, la prosecuzione delle attività giurisdizionali finora prestate con generale apprezzamento, accompagnata da giuste tutele e da un dignitoso compenso.
Diversamente, coloro che non hanno saputo prevenirlo, dovranno prepararsi ad affrontare il diluvio.
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