L’amor che move il sole e l’altre stelle

L’amor che move il sole e l’altre stelle

Pubblichiamo in esclusiva un’anticipazione della prolusione di Enzo Varricchio alla Lectura Dantis “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, in programma a Giovinazzo venerdì 26 marzo 2021 in diretta dalle ore 19.00 su Antenna Sud Canale 194 e in streaming sulla pagina Fb di Culturaly.
https://www.youtube.com/channel/UCQQwJmZJim_8_RJuNLeEHdw
Interpreti: Elisa Barucchieri, Franco Martini, Francesco Tammacco.
Direzione artistica Nicola De Matteo

di Enzo Varricchio

Proprio ieri, nel dì 25 di marzo, ma dell’anno domini 1300, Durante di Alighiero degli Alighieri, detto Dante, cominciava il suo viaggio oltremondano attraverso l’Inferno…il Purgatorio… il Paradiso

Le viscere della terra, la montagna della purificazione, il cielo dell’illuminazione, una trasmutazione alchemica dalla vecchia vita alla “Vita nuova”.

Egli, nel mezzo del cammin della sua vita, come Ulisse, Orfeo, Enea, lo Scipione Emiliano del Somnium Scipionis, fu tra i pochi eletti a sbirciare l’oltretomba, a sondare l’ineffabile mistero che tutti attende, però con in tasca un biglietto di andata e ritorno.

Ventun anni dopo, la notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, Dante moriva di malaria nell’allora paludosa Ravenna. Aveva 56 anni, quanti ne ho io oggi.

Sono trascorsi 700 anni. Proviamo insieme a immaginarli scorrere, 700 lunghi, lunghissimi anni, 255.500 giorni, 6.132.000 ore, 367.920.000 minuti e 22.075.200.000 secondi.

Facciamone scorrere solo 10 di questi secondi, a partire da ora.

(Conteggio con le dita di 10 secondi)

Quanto possono essere lunghi 22.075.200.000 secondi…

Eppure, ancor oggi Durante degli Alighieri dura, eterno, immortale, si legge e traduce, è di moda, incuriosisce giovani e anziani, dotti e neofiti, impazza nelle televisioni, glorifica i suoi interpreti, eccelsi come Gassman e Bene, meno eccelsi ma più pop come Benigni.

La sua Comedìa, che i posteri definirono “Divina”, è uno dei più grandi best seller mondiali di tutti i tempi; con il Romeo e Giulietta di quel bardo inglese, ha cambiato e ispirato il modo di essere e pensare d’innumerevoli generazioni.

La Divina Commedia è un monumento nazionale, il “monumento nazionale” per eccellenza, perché questa incredibile Italia non sarebbe la stessa senza questo straordinario viaggio della mente umana verso Dio.

Pensare che fino a poco tempo fa si voleva eliminare dalla Scuola italiana. Povera scuola…

E se è vero che per gli antichi Egizi un uomo muore due volte, la prima quando muore il suo corpo e la seconda quando nessuno pronunzia più il suo nome, ebbene Dante non è mai morto, visto che il suo nome echeggia ancora per ogni dove.

Basti pensare ad alcune frasi che, dal tempo felice della fanciullezza scolastica, ci sono rimaste scolpite nella memoria come i proverbi della nonna:

“Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.”
“Io credo ch’ei credette ch’io credesse…”
“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”
“Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria.”
“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende.”

Così, ci piace pensare a una serata come questa in cui Dante torna a vivere, non come a una seduta spiritica, non come a una vuota celebrazione di un genio defunto ma come a un reading performativo e visionario in cui tutto può ancora accadere.

Non a caso il titolo di questo spettacolo inizia lì dove la Divina Commedia finisce:
L’amor che move il sole e le altre stelle, l’ultimo verso del Paradiso.

L’amore che muove il sole e le altre stelle, è l’amore divino senz’altro. Ma è anche l‘energia che ci spinge a compiere l’impossibile, ed è anche quello sperimentato dal poeta verso le sue due grandi utopie: lo scrittore perfetto e la donna ideale, Virgilio e Beatrice. Dante non era solo, altrimenti si sarebbe perso lungo il cammino.

Dante e Virgilio, Un grande scrittore del presente incontra un grande scrittore del passato, come se Petrarca andasse in viaggio con Bob Dylan o Shakespeare con Murakami. Di più, il suo idolo, come se Fiorello partisse con Petrolini alla conquista della luna.

Dante e Beatrice, quanti significati in queste due icone dell’immaginario collettivo: l’amore per l’amore irraggiungibile, il filosofo e la Sophia portatrice di beatitudine, la vera conoscenza elitaria dei Fedeli d’Amore…

Lo spettacolo di questa sera, si introduce nelle 3 cantiche a cominciare dalla fine della prima, dal XXIII e l’ultimo canto dell’Inferno, il canto dei traditori, il canto della vendetta e dell’invettiva contro Pisa, contro la malapolitica del tempo.

Potrebbe sembrare, a volte, che questi sette secoli abbiano scavato una distanza incolmabile tra noi, uomini e donne dell’epoca postmoderna, e Dante. Il Presidente della Repubblica ha detto che non bisogna esagerare con l’attualità di Dante ma io mi chiedo se in ognuno di noi ancor oggi non alberghi lo stesso sentimento di rabbia verso amministratori pubblici incapaci, corrotti e corruttori che tradiscono la nostra patria, o meglio direi “matria”, assai simile a quello dantesco. E così mi chiedo se abbia senso distillare l’attuale dall’inattuale di fronte a una meravigliosa fonte di saggezza di cui la nostra cultura è permeata e alla quale ancor oggi ci abbeveriamo.

Nella epistola apostolica dedicatagli, Candor Lucis Aeternae, Papa Bergoglio ha detto che Dante è “profeta di speranza e poeta della misericordia, testimone del desiderio umano di felicità che, in questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino; e anche noi potremo arricchirci dell’esperienza di Dante, per attraversare le tante selve oscure della nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla meta sognata e desiderata da ogni uomo: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”».


Il XXXIIImo Canto è il più lungo dell’Inferno e contiene la soluzione di un vero e proprio “cold case”.

Tutti sanno della prigionia di Ugolino ma questi svela a Dante la verità nascosta della crudele sorte dei suoi figli e nipoti. Un caso di infanticidio, di infanzia violata ante litteram, forse rimasto nei si dice dell’epoca.

Lo scenario è quello dell’Antenòra, dei traditori della patria, dal nome del guerriero troiano Antenore che si vendette ai Greci, con le anime dei dannati confisse nel ghiaccio del lago Cocìto fino a mezza faccia.

Il quadro è quello di un film horror. Il conte pisano Ugolino della Gherardesca azzanna e scarnifica la nuca dell’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini.
All’arrivo di Dante e Virgilio “La bocca sollevò dal fiero pasto”.

Questo celeberrimo verso ci introduce potentemente nell’aria tra l’umano e il divino di questo dolore bagnato da nessun consòlo di pietà(V. Gassman).

È la triste storia di Ugolino che resse la signoria di Pisa, che forse aveva tradito cedendo alle lusinghe guelfe, e dalla quale fu tradito per complotto dell’arcivescovo Ruggieri che lo fece imprigionare nella torre della Muda insieme a due figli piccoli e a due nipoti.

Indimenticabili i passaggi letterari dei presagi, delle porte e degli usci inchiavardati, della torre trasformatasi in tomba, delle cagne smunte del sogno, di lui che si morde le mani e dei ragazzi che implorano e spirano ad uno ad uno dinanzi all’impotente conte. “Poscia, più che ‘l dolor, poté ‘l digiuno”, in una progressione paracannibalistica che taluni hanno assimilato a una cerimonia eucaristica all’incontrario.

Ecco l’invettiva contro Pisa “vituperio delle genti”, contro il potere politico che disumanizza l’uomo rendendolo simile ad una belva e a causa del quale a rimetterci sono sempre gli innocenti. E infine, una maledizione di sciagura in un crescendo tragico degno dei classici greci.

Le altre due letture dantesche di questa sera sono estratte dal canto III del Purgatorio e dal XXXIII canto del Paradiso.

Il primo vede l’apparizione di Manfredi di Hohenstaufen, ultimo sovrano della dinastia sveva del Regno di Sicilia e figlio dell’imperatore Federico II di Svevia e di Bianca Lancia, figure chiave nella storia del Mezzogiorno d’Italia e della lingua italiana per mezzo della Scuola siciliana, di non minore importanza di quella toscana.

L’ultimo canto della Divina Commedia è tutto profuso della luce dell’Empireo ove, al cospetto di Beatrice e di San Bernardo di Chiaravalle, Dante completa il proprio processo di trasfigurazione nella sublime “Preghiera alla Vergine”.

Buona visione e buon ascolto, lunga vita a padre Dante, sommo poeta, star indiscussa della letteratura internazionale e orgoglio di noi italiani, grazie per sempre alla sua Divina Commedia, patrimonio culturale da custodire ed esportare sempre più all’estero ma soprattutto da far leggere ai nostri figli e nipoti, inesauribile vademecum per il viaggio periglioso e affascinante della vita.

https://youtu.be/t5AC9qklXzc

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