L’appello delle ragazze di Torino

L’appello delle ragazze di Torino

A cura della Redazione

Pubblichiamo la lettera integrale delle detenute del carcere di Torino, rivolta alla Ministra della Giustizia.

Siamo le ragazze di Torino, le detenute che da più di due anni stanno cercando di costruire un dialogo con le Istituzioni perché venga approvata la liberazione anticipata speciale; siamo un gruppo di donne che non subiscono passivamente la detenzione ma che stanno provando a migliorarne le condizioni riportando l’attenzione pubblica e politica sui disagi delle carceri e sulle iniquità del sistema penale italiano.

È un’impresa ardua lottare contro il pregiudizio inquisitorio o il disinteresse totale verso queste tematiche. Abbiamo trovato però grande sostegno oltre le mura; esiste ancora una parte di società che pensa ed agisce con senso civico ed umanità. Ringraziamo Nessuno Tocchi Caino, le Mamme in Piazza per La Libertà di Dissenso, Yairaiha Onlus, la Conf. Dei Garanti Territoriali, Legal Team Italia, le redazioni de Il Dubbio, Il Riformista, Il Manifesto; tutti coloro che credono nel rispetto dei diritti di tutti e tutti i detenuti che resistono.

Venerdì 11 marzo la Professoressa Cartabia, Ministro della Giustizia, è stata in visita qui nel carcere di Torino, dopo tutti gli inviti e le iniziative non violente per trovare la Sua attenzione ci aspettavamo di poterLe parlare, ma al femminile non è passata. Non sappiamo con che criterio sia stata organizzata questa visita lampo, sappiamo solo che ci è stato negato il confronto: un’occasione di dibattito costruttivo. Ne siamo state fortemente amareggiate, in tutta franchezza ora chiediamo: “se le rivolte e le proteste sono da condannare… ma anche gli inviti al dialogo non vengono accolti… come dobbiamo fare per esprimerci?”.

Due anni di detenzione in lockdown equivalgono al triplo, aggiungere ulteriori afflizioni alla persona detenuta non è incostituzionale? La legge chiedete solo a noi di rispettarla? Il governo dei “migliori” avrebbe potuto agire con un decreto ad hoc, impossibile per noi sperarci vista la classe politica garantista ad intermittenza (a parte rare e preziose eccezioni): la giustizia deve essere giusta solo per i colletti bianchi?

Il carcere di Torino è stato definito il carcere della vergogna in più occasioni, tutto senza dare spazio alla voce dei reclusi che lo vivono. qui ed ora noi detenute vorremmo puntualizzare una cosa: la vergogna va oltre Torino. La vergogna è questo sistema detentivo: dovrebbe rieducare e reinserire e invece produce un tasso di recidiva altissimo.

Vi assicuriamo che se uno cambia vita lo fa da solo, non è certo grazie alla detenzione così concepita. La vergogna è dover pagare un debito con la giustizia in luoghi in cui la legge stessa non viene rispettata! La vergogna sta nel considerare le carceri come un non luogo anzi in cui mischiare persone sane e persone con problemi psichiatrici e pensare che tutto venga gestito dai detenuti o dai poliziotti, e i medici dove sono? La salvaguardia della salute non è per tutti?

La vergogna sta nel non aver dato un ristoro a tutti noi. Noi non siamo stati colpiti dalla pandemia? Non esistiamo come categoria sociale da ristorare? La vergogna sta nell’invocare la forca per i reati minori o a carattere politico e non essere duri con chi ha un ruolo pubblico e ne abusa frodando tutta la comunità. La vergogna è questa disuguaglianza.

Questa lettera è indirizzata al Ministro e a tutti coloro che hanno un ruolo in Parlamento e dovrebbero agire secondo la Costituzione così come ha ricordato il Presidente Mattarella: se non avete il coraggio di agire in quella direzione perché avete applaudito? Ripristinate la centralità della dignità e la certezza del diritto.

Approvate la proposta di legge per aumentare la liberazione anticipata per tutti. Vorremmo inoltre esprimere solidarietà alle vittime di questa sporca guerra e a tutti coloro a cui è impedita la libertà di opinione e di dissenso.

Pace e giustizia per tutti.

LE RAGAZZE DI TORINO

Credits: Ichigo121212 da Pixabay

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