Le mie ragioni

Le mie ragioni

A cura della Redazione

Avvocata Valente, perché si è dimessa?

È da tempo che ci pensavo e riflettevo sulla inutilità di rivestire un ruolo come quello di Consigliera dell’Ordine degli Avvocati senza poter svolgere alcun servizio di interesse per le Iscritte e gli Iscritti.
La decisione di dimettermi trae origine da quanto espressi in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio e dalla mia dichiarazione di voto del 4.2.2019. Per ragioni di unitarietà e nell’interesse dell’Avvocatura barese, appoggiai la nomina di Giovanni Stefanì a Presidente, seppure scelto dal gruppo di maggioranza del quale non facevo parte.

Da allora e fino al 22 dicembre 2020, giorno in cui ho rassegnato le dimissioni, ho preso atto che gli obiettivi e i metodi di lavoro in cui ho sempre creduto, di condivisione e di collegialità delle decisioni per un COA trasparente, autorevole e rappresentativo, non sono mai stati perseguiti.
E le soluzioni promesse a seguito dei miei rilievi sono rimaste, sempre e solo, annunciate, così rendendo il mio contributo assolutamente irrilevante in quanto sistematicamente ignorato.

Quali sono, più in dettaglio, le ragioni delle Sue dimissioni?

Metodi di lavoro, scelte di gestione e obiettivi tutti contrari alle prospettive delineatesi al momento dell’insediamento.
Provo a elencare a titolo esemplificativo i fatti più eclatanti:

• i regolamenti interni licenziati sin da subito con la forza dei numeri in Consiglio, come quello sui contributi del 23.7.2019 e sulle adunanze consiliari del 26.3.2019 rivisto in peius il 21.7.2020, entrambi disattesi a seconda delle necessità e il secondo finalizzato a blindare ogni notizia in seno al Consiglio e in danno della libertà di espressione di ogni singolo Consigliere/a;

• i controversi aspetti economici e di bilancio, le generose elargizioni economiche, la formazione continua, incompleta e non programmatica, anche nel periodo precedente a quello emergenziale, la propaganda video sui social dei soli componenti del gruppo di maggioranza volta a mostrare una efficienza che di fatto non c’è;

• nel periodo di emergenza sanitaria i decreti organizzativi del 27 e 30 aprile 2020, subiti e non collegialmente discussi, il fiume di regole e protocolli, inefficaci per la gestione dei processi e delle attività negli Uffici giudiziari e, comunque, variamente applicati e/o disattesi.

Ha fatto riferimento alla libertà di espressione

Nessuna norma dovrebbe imbavagliare la libertà di espressione di un Avvocato o Avvocata, considerato che i limiti (quelli deontologici) sono parte del patrimonio culturale e professionale di ciascuno di noi.
Ma, purtroppo, nel nostro COA ciò è accaduto.
E questa è una delle tante ragioni che mi hanno spinto a contrastare tale modalità di gestione del Consiglio.

Altri eventi da ricordare?

Innanzitutto, le modalità di erogazione e l’entità dei contributi alla squadra di calcio forense nel giugno 2019, ad altre associazioni, nel luglio 2019, violando, in un caso, il regolamento interno, poi modificato qualche giorno dopo, e nell’altro i principi sulla trasparenza per gli enti pubblici.
Nel 2020, in piena emergenza pandemica, gli ulteriori generosi contributi per eventi e iniziative, tutti elencati dettagliatamente nelle mie dimissioni.

• Il clima di caccia alle streghe per le presunte fughe di notizie in ordine alla attività interna del Consiglio.
• Il regolamento sui contributi e la modifica ultima del 23.07.2019, che ha allargato le maglie e aumentato le possibilità di erogazione degli stessi.
• La sorprendente decisione nel 2019, ripetuta nel 2020, di sopprimere il tradizionale e trasparente sistema del nostro COA di scelta dei commissari per l’esame da Avvocato mediante invito rivolto a tutti gli iscritti al Foro.
• L’improvvisa modifica del protocollo del Tribunale di Bari sulle spese straordinarie in materia di famiglia sottoscritto dal COA in data 8.07.2019, comunicato in Consiglio solo a sottoscrizione avvenuta.

Perché non è rimasta comunque?

Per dignità, per coerenza, per rispetto di chi mi ha votato e della Istituzione e perché non sarebbe servito che io fossi rimasta a rivestire un ruolo senza alcun risultato utile per gli Iscritti e per le Iscritte.
Perché bisogna avere coraggio e saper fare scelte di coerenza e non di convenienza.
Avrei voluto lavorare per un Consiglio collegiale, trasparente e forte, realmente rappresentativo dell’intera Avvocatura barese e delle minoranze presenti in Consiglio, in grado di operare con efficienza nell’interesse esclusivo delle Iscritte e degli Iscritti, e purtroppo ho preso atto che, al momento, ciò non è possibile.

Perché ritiene che il Consiglio non sia realmente rappresentativo?

Perché il nostro Consiglio ha l’esecutivo composto solo da Consigliere e Consiglieri espressione della maggioranza, mentre in altri COA una delle cariche è espressione della minoranza quale “carica di garanzia”.
Altrettanto è avvenuto per il coordinamento delle Commissioni, degli Organismi e del C.d. A. della Scuola Forense e per ogni altra scelta di Consigliere/i per ruoli più importanti, come quella, nel 2019, dei componenti dei gruppi Agorà degli Ordini presso il CNF con Consiglieri tutti di maggioranza e di genere maschile.

Alle Consigliere e ai Consiglieri di minoranza sono attribuiti pochissimi compiti istituzionali, comunque marginali, di fatto relegandoli al ruolo di meri spettatori dell’attività consiliare.

La condivisione e la collegialità delle decisioni sono sempre e solo apparenti.

Nessuna ragione personale, quindi?

Io sono fedele a una idea di Avvocatura e sono sempre rimasta fedele a quella, né mi sono mai interessati i cosiddetti posti di potere.
Ho sempre lavorato nelle Istituzioni a servizio delle Colleghe e Colleghi con dedizione e passione per una Avvocatura forte e libera.
Chi mi ha conosciuto sa che le mie idee non sono mai mutate semmai evolute e migliorate in termini di esperienza professionale e istituzionale.

Dopo aver tentato invano di promuovere il cambiamento radicale dei sistemi e dei metodi adottati, che lo hanno compromesso in ogni sua funzione, non potevo più continuare ad assistere inerte alla deriva di un Consiglio non realmente collegiale, ormai privo di forza, autorevolezza e potere contrattuale.
Le mie dimissioni hanno, dunque, ragioni esclusivamente istituzionali.

Cosa pensa degli gli ultimi eventi che hanno interessato il distretto giudiziario barese?

Non voglio esprimere giudizi affrettati su fatti ancora in itinere, ma è ovvio che in questo lungo periodo emergenziale in cui l’Avvocatura ha sofferto per la macchina della giustizia sempre più inceppata, una Istituzione rappresentativa locale che subisce decisioni, invece di partecipare alla formazione delle stesse, è di per sé debole e assoggettata.

Mi riferisco naturalmente alla vicenda del diritto di tribuna e alle recenti linee guida adottate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari che hanno di fatto svuotato l’istituto della negoziazione assistita di famiglia.

Avete discusso in Consiglio delle sue dimissioni?

Non è stato possibile per ragioni legate ai tempi e alle modalità della seduta; avrei voluto parlarne ma ho comunque raccolto le motivazioni delle mie dimissioni nel documento inserito nel verbale della seduta

E ora che farà?

Continuerò a fare l’Avvocata, con l’attenzione alla formazione e ai problemi della professione, come ho sempre fatto.

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