Le monete a un bivio

Le monete ad un bivio

di Canio Trione (Economista)

L’aver applicato anche all’eurozona le tecniche e le teorie espansive della quantità della moneta già sperimentate in varie parti del mondo (e segnatamente in USA) è stato un grande passo avanti sia nel salvataggio dell’euro che spontaneamente (cioè se lasciato a se stesso) sarebbe imploso, sia nel superamento delle pratiche ampiamente sconfessate dalla realtà rivenienti dalla tradizione mitteleuropea teutonica e francese.

Si è però mantenuto in vita -con evidente accanimento terapeutico- l’euro e, per farlo, si sono dovute falsificare le quotazioni di titoli pubblici e il livello del tasso di interesse. Una operazione ciclopica possibile solo ad una banca centrale che per definizione non può fallire.

Abbiamo così sperimentato per la prima volta nella Storia i tassi di interesse negativi in aperto disprezzo degli interessi dei risparmiatori. Abbiamo visto i bilanci delle banche commerciali andare in rosso e il crollo del valore delle loro azioni. Abbiamo visto che non è vero che all’aumento della quantità di moneta corrisponde necessariamente all’aumento dei prezzi ma che può anche produrre aumento indefinito dei debiti pubblici e privati fidando della economicità del loro costo.

Questo è quanto accaduto. È un po’ come se l’economia sia uscita di senno.

In tutto questo il nostro Presidente Draghi non solo non è estraneo ma ne è un protagonista convinto e di cui se ne fa vanto.

Oggi i finanzieri di tutto il mondo, quelli stessi che hanno venduto a prezzi crescenti i loro titoli alle banche centrali, quelli stessi che hanno chiesto ed ottenuto di essere salvati con la immissione di danaro fresco di stampa “qualunque cosa accada”, quelli stessi che guardano con sufficienza la economia reale ancora alle prese con la produzione fisica di beni e servizi, decidono di non detenere più le loro ricchezze in danari liquidi ma di comprare cose tangibili.

I titoli di tutto il mondo sono da loro ritenuti troppo sopravalutati e quindi rischiosi perché esposti a correzioni significative e quindi li vendono per comprare petrolio rame o altro purchè non titoli. Si tratta di cifre immense che non sono governabili.

Se le banche centrali continuano a comprare quei titoli (come stanno facendo ancora) alimentano la bolla monetaria; se invece smettono di intervenire con interventi perpetui “whatever it takes” il crollo sarà crescente senza apparente fine.
Lo stesso pronunciare “whatever it takes” o cose simili ormai è produttivo di destabilizzazione dei prezzi delle materie prime e dei titoli.

Quindi i super potenti tecnoburocrati della finanza internazionale sono nel panico senza possibilità di farla franca.

Ignorare i problemi della economia reale dagli anni novanta in poi ha prodotto la crisi bancaria dei primi anni del nuovo secolo; che non essendo stata curata a dovere si è allargata alla finanza che era già gravemente malata per altre ragioni; non avendo curato correttamente neanche quella se ne sono trasferite le cellule neoplastiche alla moneta ammalandola mortalmente.

La moneta non è cosa con cui scherzare o, addirittura, da asservire agli interessi di meschini autoreferenziali ragionieri arricchiti.
L’intero castello di carta straccia creato da questi signori sarà fortemente ridimensionato con un fenomeno di dimensioni bibliche; e l’economia reale delle PMI tornerà al centro della società. In questo scenario solo le imprese minori possono salvare l’economia e la finanza.

Oppure i titoli passeranno tutti nella disponibilità delle banche centrali sul modello dell’IRI che negli anni trenta acquistò per un nulla quasi l’intero apparato bancario e industriale italiano perfezionando la totalitarietà del regime fascista.

È questo lo scenario per il quale Draghi e suoi colleghi hanno lavorato?
Lo vedremo presto.

Image credit: Dean Moriarty da Pixabay

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