Per fortuna c'è Meloni

Per fortuna c’è Meloni

di Enzo Varricchio

Pubblichiamo l’articolo dell’economista e diplomatico barese Canio Trione che contiene, credo volutamente, alcune affermazioni estreme e discutibili, come discutibili sono o dovrebbero essere tutte le tesi scientifiche, cioè non dogmatiche.

L’avvento del superbanchiere Draghi al posto della politica, a mio avviso, non dovrebbe spaventarci né dimostrarci che la democrazia è finita in quanto la democrazia traballa da un pezzo, allorquando ad esempio la raccolta, cernita e comunicazione dei dati statistici sul Covid è stata sottratta agli statistici e monopolizzata dagli apparati di governo per giustificare scelte e decisioni in tal modo ipso facto insindacabili.
La democrazia è in grave pericolo da quando il Parlamento è stato svuotato sostanzialmente di poteri e di significato a favore dell’oligopolio dei segretari di partito. La democrazia è malata da quando le multinazionali e i superStati finanziano e controllano, più o meno occultamente, partiti e governi in un Risiko planetario.

Insomma, non sarà Draghi a peggiorare l’impeggiorabile, anche perché questo gerarca di sistema governava da tempo questa Europa dei soldi e non dei popoli come l’avevano sognata i padri fondatori.

Il merito di Trione è smascherare la messinscena teatrale approntata per l’occasione dal sistema dei partiti, effettivamente affaccendati a sfruttare i soldi del Recovery per il proprio tornaconto elettorale e personale, ma Trione sbaglia quando riduce John Mainard Keynes alla politica della spesa.

Ricordo a me stesso che l’economista inglese sosteneva che per affrontare le crisi cicliche occorresse valutare l’utilizzo della leva della spesa pubblica però accanto alla leva fiscale. Quindi, Keynes, in questo momento, avrebbe forse preferito diminuire la pressione fiscale e burocratica sulle piccole e medie imprese del nostro Paese, piuttosto che farsi prestare soldi che i nostri figli dovranno ripagare con gli interessi e che rischiano di finire bruciati nell’assistenzialismo o solo nelle mani delle grandi imprese del Nord, se non in quelle delle mafie.

foto dal web

di Canio Trione

Per fortuna che c’è la Meloni! La sua orgogliosa e solitaria opposizione permette alla maggioranza di esibire un apparente pluralismo parlamentare e quindi possiamo dire di essere ancora in democrazia. Sin dai tempi dei comunismi e dei fascismi non si vedevano maggioranze governative con numeri del genere e grazie alla Meloni non possiamo dire di essere usciti dal sistema democratico per essere entrati in un regime.

Se venisse qui da noi un marziano perfettamente libero da condizionamenti mediatici penserebbe che l’Europa con il recovery ha letteralmente comprato le segreterie dei partiti che se ne spartiranno la destinazione; la Presidenza del Consiglio affidata ad una persona molto gradita all’Europa avrà il compito di apportare le riforme che si vogliono a Bruxelles beneficiando della maggioranza necessaria.

Il recovery è un debito che non l’Europa ma i figli degli elettori dovranno ripagare, le riforme non si cambiano più.. mentre i partiti accontentano gli amici. Per fortuna c’è la opposizione della Meloni che attesta che è tutto regolare: non v’è né troika, né dittatura. È un sistema ottimo che sarà replicato altrove: sul piano tattico un vero capolavoro da insegnare nelle Università assieme a Ottone di Bismark e Giulio Cesare.

Anche la gente non trova nulla di cui scandalizzarsi. Non avevano sempre detto che sono tutti uguali? Destra o sinistra è sempre la stessa solfa? Ed ecco la rappresentazione più evidente di come i mangia euro stiano a braccetto con gli euroentusiasti, tutti d’accordo per fare debiti da far pagare ai nostri figli e racimolare voti di scambio o altro.

Peraltro, sia la sinistra che la Lega prima di tutto il resto sono d’accordo nella loro acritica adesione al keynesianesimo, cioè al partito della spesa che accomuna tutti. L’idea (sballata) che la crescita si fa spendendo soldi è la stessa in tutti gli schieramenti e in tutto il mondo e quindi la gente ha perfettamente ragione quando dice che i politici son tutti uguali.

Fino a quando non si supererà l’assunto ampiamente fallace dello sviluppo costruito spendendo i soldi del contribuente non cambierà mai nulla tra le varie parti del parlamento; qualcuno dirà di spendere per la scuola mentre altri per la sanità, altri ancora per i ponti e le strade.. ma la solfa è la stessa e la gente (che è di gran lunga più sagace dei suoi rappresentanti) se ne accorge senza bisogno di grandi giri di parole e sentenzia: sono tutti uguali!

Spesa che è così convinta e così priva di opposizioni ed alternative che la si effettua magari per un multiplo delle disponibilità offerte dal povero contribuente, facendo faraonici debiti (che mai potranno essere restituiti), addirittura stampando moneta e azzerando il tasso di interesse.. in un delirio che non potrà non produrre una deflagrazione molto, ma molto rumorosa.

E non esistono riforme che la possano evitare ma solo, forse, rimandare.

Image credit: https://quifinanza.it

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