Processo a Pasolini

Processo a Pasolini

un poeta da sbranare

di Anna Losurdo

Afferma Roberto Saviano nella prefazione al libro di Umberto Apice, magistrato ed ex avvocato generale presso la Corte di Cassazione Processo a Pasolini. Un poeta da sbranare ( Zolfo editore, pp. 171, euro 16):

L’omicidio è a tutti gli effetti l’atto finale di un’operazione, molto più lunga e complessa, di sistematico annientamento della persona di Pasolini. Il suo intendere l’impegno, intersecato all’attività artistica e alla vita personale, viene accolto con diffidenza quando non con aperta ostilità e lo rende bersaglio di critiche spietate e processi kafkiani.

E ancora:

Vita e opere di Pasolini non è possibile interpretarle l’una senza le altre. E la vita di Pasolini è un processo perenne, continuo, implacabile, sfiancante. È così che mortifica l’uomo: facendogli vivere una vita da animale braccato.

Durante il processo per la presunta rapina nella stazione di servizio di San Felice Circeo, oggetto centrale del libro di Umberto Apice, di fronte alle richieste assurde e inedite del difensore della parte civile, l’Avv. Francesco Carnelutti, difensore di Pier Paolo Pasolini, sbottò esasperato: “Volete sbranarlo, Pasolini?”

In questa frase è racchiuso il senso del processo perenne del quale si parla nella prefazione.
Umberto Apice analizza il processo per rapina e rimanda a quell’altro processo continuo subito da Pasolini: entrambi non potevano terminare che con una condanna, perchè si era già deciso che Pasolini fosse colpevole.

Erano proprio anni balordi e bastardi” scrive Umberto Apice, che sin dal primo momento dopo l’assassinio di Pasolini trovò troppo semplice, semplicistica e insoddisfacente la prima lettura che quasi tutti facevano dell’orribile morte di Pasolini.

Umberto Apice spiega anche le ragioni del suo interesse sulla vicenda esistenziale di Pasolini e, tra l’altro, scrive:
Mi ero fatto l’idea di un uomo braccato da nemici, visibili e invisibili. In pratica, era un uomo odiato: un esempio piuttosto raro di odiato personaggio di successo.”

L’Autore riesce magistralmente a ricostruire il substrato culturale, politico e sociale di quegli anni e durante la lettura si riesce quasi a respirare l’aria che tirava sia durante il processo sia al tempo dell’assassinio.

La ricostruzione del processo per rapina aggravavata, iniziato con una denuncia del novembre 1961, ci fa sobbalzare e ci costringe a chiederci come sia stato possibile.
Tante sono le incongruenze, le assurdità, istruttorie e processuali, che Umberto Apice analizza con la propria competenza, compiendo una vera e propria “anatomia del processo”, accompagnandoci nella vicenda giudiziaria ma anche portandoci in giro nell’Italia di quegli anni.

Il pretestuoso processo per rapina conteneva il germe di una escalation che sarebbe terminata con la morte procurata da poteri occulti o comunque (anche) da autori diversi da quelli poi condannati per l’omicidio.

La lettura ci impone diverse riflessioni: sulla autentica persecuzione giudiziaria perpetuata nei confronti di Pasolini, sui continui rimandi tra la società degli anni Sessanta e quella attuale, sul processo e sul ruolo della magistratura, sui processi e sul progresso, in buona parte mancato, del nostro Paese.

Come afferma l’Autore, “Oggi Pasolini non c’è più, ma ci chiederemo ancora a lungo cosa rimarrà della sua vicenda umana, politica esistenziale“.

https://www.unilibro.it/libro/apice-umberto/processo-pasolini-poeta-sbranare/9788832206371

Di Anna Losurdo, su Ora Legale News

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