Dagli all’untore, dagli all’Avvocato

Dagli all’untore, dagli all’Avvocato

di Antonio De Michele (Avvocato in Termoli)

Negli ultimi giorni, con il rimbalzo sui social, che provvedono ad amplificarle, si inseguono notizie che mettono in evidenza comportamenti di alcuni avvocati, pochi per fortuna, che offrirebbero prestazioni professionali, inizialmente gratuite, in favore dei congiunti delle vittime di presunta “malasanità”, collegata agli eventi epidemiologici che stanno sconvolgendo il paese.

L’Avvocatura intera, ad iniziare dal CNF, sta facendo fronte comune, contro tali forme di proporsi , poste in essere in un momento particolare della vita sociale, invitando gli organi preposti, i Consigli dell’Ordine e i Consigli Distrettuali di Disciplina a stigmatizzare e sanzionare i comportamenti di soggetti che approfittando del particolare momento, facendo leva sul dolore dei congiunti delle vittime del Covid-19, cercano di accaparrarsi clientela, ventilando possibilità di ottenere risarcimenti in danno della classe medica, che in questo momento sta dando esempio di abnegazione e spirito di sacrificio.

L’anomalo modo di proporsi di pochi ha avuto riflessi negativi per l’intera classe forense, rinfocolando, nel comune sentire il luogo comune, per il quale gli avvocati, piuttosto che i tutori del diritto e dei diritti, sarebbero i complici e in questo caso gli istigatori, di chi, ad onta del buon senso e del buon gusto, viene indotto ad approfittare della contingenza.

I social, amplificando questo modo di pensare, hanno finito per scatenare i più bassi istinti contro gli avvocati, per cui come è d’uso fare e dire, nella lingua superficiale dei media, tutti gli avvocati sarebbero sciacalli e quelli che non lo sono, nulla fanno per frenare lo sciacallaggio.
Si possono leggere post in cui la classe forense, anche quella ritenuta immune da specifiche censure, sarebbe pronta a coprire le condotte dei reprobi, per spirito di consorteria; sui social si può leggere di assenza di formazione deontologica ed addirittura di assenza di principi deontologici.
I termini usati ed abusati nei confronti degli avvocati vanno da “sciacalli” ad “avvoltoi” o a “iene” e nel migliori dei casi viene rispolverato il manzoniano “azzeccagarbugli”.

Per la sciaguratezza di pochi, rischia di essere minata la credibilità di tanti.

Ai detrattori della classe forense va comunque ricordato che l’avvocatura è dotata di un sistema disciplinare che le altre professioni liberali si sognano. I Consigli Distrettuali di Disciplina trattano quotidianamente decine di fascicoli, pervenendo molto spesso ad irrogare sanzioni interdittive, che spesso comportano la cancellazione e/o la radiazione del soggetto attinto dall’Albo.

Chi scrive ha avuto la ventura di far parte della Sezione disciplinare del CNF e può, con cognizione di causa, affermare che non vi era seduta in cui non si trattava di valutare la conferma o meno di decisioni che applicavano ad iscritti sanzioni interdittive all’esercizio della professione forense.

Non credo che la tutela della deontologia, da parte delle altre professioni possa fare il paio con la tutela apprestata dalla classe forense.
Nel procedimento disciplinare forense, diversamente dai sistemi disciplinari di altre professioni, partecipa l’Ufficio del Pubblico Ministero, con facoltà di indirizzare la decisione e di impugnarla.
Le decisioni della Sezione disciplinare del CNF possono essere sottoposte al vaglio, anche ad istanza dell’Ufficio del P.M., della Suprema Corte di Cassazione, che decide a Sezioni Unite.

Non va dimenticato che i comportamenti anomali posti in essere dai soggetti, il cui modus operandi è stato negativamente stigmatizzato da tutti i colleghi, oltre che improvvido, mostra un lato chiaramente debole.
Per iniziare un’azione a tutela di soggetti lesi dal comportamento dei medici è necessario il supporto di un altro… medico, il quale metta a diposizione il proprio sapere, redigendo una consulenza tecnica, da porre a base di qualsivoglia richiesta risarcitoria.

In definitiva se è pur vero che l’avvocato può proporsi alla clientela, informandola sulle “propensioni” di cui è permeata la sua attività, è anche vero che per la specificità della materia, è necessario il supporto di un consulente tecnico esercente la professione medica.
In definitiva un altro medico, dovrebbe dire, dove e come il Medico avrebbe sbagliato e solo con l’ausilio di tale supporto si può sperare di proporre l’azione risarcitoria.
L’avvocato che dovesse proporre al cliente un’azione risarcitoria, senza il supporto di una consulenza medica, sarebbe censurabile quantomeno due volte: la prima per aver violato i principi di dignità e decoro della professione, la seconda per aver fornito al cliente informazioni parziali e decettive.

La facilità, con cui alcuni avvocati pubblicizzano la propria attività, offrendo servizi a prezzi stracciati, proponendo molto spesso solo e solamente una sorte di patto di quota lite sul……ricavato, è figlia del “garantismo”, se così si può dire, posto in essere dall’AGCOM, Autorità che ebbe a sanzionare, con il plauso di qualche associazione forense, con una multa di oltre 912.000 euro il CNF, accusato di aver auspicato con il parere n. 48/2012 la limitazione dell’utilizzo di canali informativi attraverso i quali si poteva pubblicizzare anche la convenienza economica della prestazione professionale.

Da quella decisione del AGCOM, avallata dalla Giustizia amministrativa, è nata una sorta di deregulation che ha finito per essere la madre della incresciosa vicenda dei nostri giorni, in barba all’opinabile auspicio di imprenditorializzare l’avvocatura, che avrebbe dovuto fare del bonus pubblicitario una prassi virtuosa.

Image credit: Suzanne Saroff – Fish
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