Il dopo covid-19 degli Avvocati
di Giovanni Pansini (Avvocato in Trani)
Una proposta di sostegno al reddito dell’Avvocatura e di miglioramento dell’efficienza della Giustizia civile
Premessa
L’emergenza sanitaria assume sempre di più i contorni di una guerra che lascerà un pesante tributo di vite e nell’economia. A questi danni se ne potrebbe aggiungere un altro per quanto riguarda il settore della Giustizia: il rallentamento forzato dell’attività giurisdizionale.
Non voglio qui soffermarmi sui problemi, che sono a noi tutti noti.
Sono certo, questo è anche il mio impegno personale, che tutte le Istituzioni faranno tutto ciò che occorre per contrastare l’emergenza.
In questa sede posso solo proporre un piccolo contributo di idee, per uscire da questa ennesima crisi.
Una proposta
La giustizia civile prevede alcuni strumenti deflattivi.
Uno di questi è il c.d. arbitrato di prosecuzione, previsto dall’art 1 D.L. 132/2014 come convertito dalla Legge n. 162/2014.
La principale criticità dello strumento è data dal fatto che le parti private, già onerate delle spese di contributo unificato e delle altre spese, non sono propense ad accollarsi anche le spese di un arbitrato.
Si potrebbe cercare di porre un freno a due criticità:
1) l’inefficienza della Giustizia Civile;
2) la crisi economica conseguente alla pandemia in corso.
Il contenuto della proposta
Con alcune piccole modifiche normative, i C.O.A. potrebbero iscrivere gli avvocati in difficoltà nelle Camere arbitrali, e l’arbitrato di prosecuzione potrebbe essere esteso ad un numero maggiore di controversie.
Gli arbitri potrebbero smaltire il carico di cause arretrato (quanto meno quelle di valore economico “bagatellare”).
Il compenso degli arbitri potrebbe essere posto a carico della fiscalità generale o della Cassa Forense.
Le condizioni per funzionare
Questa proposta richiede due presupposti per funzionare:
1) un forte patto di solidarietà all’interno dell’avvocatura (senza una richiesta congiunta delle parti l’arbitrato non può attivarsi);
2) Il compenso degli arbitri non deve essere accollato alle parti in causa;
Chi dovrebbe farsi carico del compenso degli arbitri?
La risposta più semplice consiste nelle risorse messe a disposizione dalla fiscalità generale (per esempio le imposte versate dalla Cassa Forense allo Stato potrebbero essere utilizzate come tassa di scopo e finalizzate a questo progetto), oppure ricorrendo alla liquidità della Cassa Forense con apposite modifiche normative e regolamentari (mantenere una riserva patrimoniale tale da garantire una sostenibilità a 50 anni appare un vincolo eccessivo in questo particolare momento storico).
Ma cosa succederebbe se queste ipotesi dovessero essere considerate economicamente inattuabili?
L’utilizzo di strumenti finanziari. I SIBs (Social Impact Bonds)
Una proposta potrebbe consistere nell’attingere a finanziamenti privati, attraverso strumenti finanziari come i Social Impact Bonds (SIBs).
I SIBs, garantiti dallo Stato, potrebbero essere acquistati da privati o dalle stesse c.d. casse private.
Il Social Impact Bond è uno strumento finanziario finalizzato alla raccolta, da parte del settore pubblico, di capitali privati.
In un modello di Social Impact Bond realizzato correttamente il raggiungimento del risultato sociale previsto produrrà un risparmio per la pubblica amministrazione, e, quindi, un margine che potrà essere utilizzato per la remunerazione degli investitori.
L’inefficienza della giustizia civile determina costi economici e sociali che gravano sul “sistema Italia”.
I costi sociali consistono, per esempio, nel disincentivo al rispetto delle regole e ad applicare criteri reputazionali ed etici nei modelli di vita individuale.
Ma quello che più importa, è che la l’inefficienza della Giustizia civile è anche un costo economico diretto per lo Stato, stimato dalla Banca d’Italia in circa l’1% del prodotto interno lordo.
Infine, occorre ricordare che per la sola violazione della c.d. Legge Pinto lo Stato spende circa 750 milioni di euro all’anno.
Conclusioni
Una proposta del genere non è finalizzata a sostenere una spesa di tipo assistenziale (il c.d. reddito di cittadinanza o da quarantena) ma chiede di fornire sostegno economico ai Colleghi in difficoltà, a condizione che questi ultimi offrano il loro concreto supporto per smaltire l’arretrato civile.
Una soluzione del genere, portando alla riduzione dell’arretrato civile in breve tempo, potrebbe tradursi addirittura in un risparmio per lo Stato, in termini di costi sociali ed economici connessi all’inefficienza della Giustizia Civile:
- minori spese per risarcimenti per violazione delle norme del giusto processo;
- maggiori introiti Irpef – Irap – IVA;
- maggiore indotto conseguente alla ripresa del comparto dei servizi legali;
- maggiore fiducia dei cittadini nella Giustizia Civile e nelle Istituzioni, con conseguente sviluppo di modelli sociali corretti e rispettosi delle regole e delle leggi;
- maggiore fiducia delle Imprese nella Giustizia Civile con conseguente riduzione dei costi connessi all’accesso al credito.
Ma la vera chiave di lettura del progetto consiste nel fatto che l’Avvocatura deve sentirsi pronta a farsi carico di una grande responsabilità (corrispondente al ruolo riconosciutole dalla Costituzione di coprotagonista della Giurisdizione, al pari della Magistratura) da un lato contribuendo a risolvere il problema dell’inefficienza della Giustizia civile e, dall’altro lato, fornendo un sostegno economico concreto ai Colleghi in difficoltà.
Come è stato detto: “una società solidale che non lasci indietro nessuno e il giusto processo con il rispetto dei valori di libertà e dignità non potranno mai essere quotati in borsa, ma saranno il vero patrimonio e la vera ricchezza di una democrazia progredita, la vera eredità che noi tutti potremo lasciare ai nostri figli. “.
Questo è il patrimonio che Avvocatura deve lasciare al nostro Paese.
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