E’ nata Libra, moneta social

E’ nata Libra, moneta social

di Giovanni Pansini (Avvocato in Trani)

Abstract: Facebook è una piattaforma tecnologica che conta 2,5 miliardi di utenti. Negli scorsi giorni è stata annunciata l’introduzione di una moneta (Libra) che potrebbe trasformare Facebook in un enorme Marketplace finanziario ed accrescerne in maniera enorme il potere ed il monopolio. Tuttavia, se ben gestita, l’innovazione tecnologica potrebbe essere un’enorme opportunità per combattere le attuali sfide globali. Gli utenti Facebook, ad esempio, potrebbero partecipare direttamente (P2P Lending) a progetti in Paesi in via di sviluppo in cui l’accesso al credito è difficile oppure impossibile, ed osservarne in diretta Facebook o con un video su WhatsApp i progressi. Molto dipenderà da come questo progetto verrà concretamente attuato da Zuckerberg, che si trova ad un bivio: si dimostrerà un monopolista spietato oppure il governatore illuminato di un impero digitale?  

Inizio

Questa storia inizia quindici anni fa ad Harvard, quando un gruppo di studenti pensò di creare una piattaforma informatica in cui inserire le foto e le schede biografiche delle Colleghe, per conoscerle più facilmente.
La piattaforma iniziò a diffondersi nelle Università: Harvard, Stanford, Ivy League… si chiamava Facebook e, quindici anni dopo, è arrivata a quasi due miliardi e mezzo di utenti attivi, è quotata in Borsa, e vale approssimativamente 300 miliardi di dollari.

Nei giorni scorsi, il suo creatore, Mark Zuckerberg, ha annunciato il lancio di una propria moneta virtuale chiamata Libra.
Non voglio fare osservazioni di carattere tecnico (se “Libra” sia davvero una criptovaluta, se la blockchain sia sufficientemente decentralizzata oppure se tecnicamente sia fondata su di una architettura software valida), ma mi piacerebbe condividere alcune considerazioni.

Un mercato unico digitale

Se Libra venisse introdotta, potrebbe crearsi, in un battito di ciglia, un grande mercato globale digitale di quasi 2,5 miliardi di persone accomunato da una moneta unica.
Per fare un paragone, la popolazione della Cina è composta da meno di un miliardo e mezzo di persone e i cittadini dei Paesi che adottano l’Euro sono meno di mezzo miliardo.

Potrebbe nascere un Mondo in cui i commerci ed il credito potrebbero essere governati da una sorta di “Diritto Algoritmico” (una nuova forma di “Jus mercatorum” creato dagli stessi proprietari della piattaforma), che stabilirà autonomamente ed automaticamente se un contratto dovrà avere esecuzione (Smart Contract) senza la necessità che ciò venga accertato e disposto da un’Autorità Giurisdizionale.
Sarà lo stesso Codice (Software) a farlo.

Dal Fintech al TechFin

Il settore del FinTech, ossia l’innesto delle nuove tecnologie nei prodotti finanziari, è quello che sta vivendo lo sviluppo economico più veloce ed attrae i maggiori investimenti.
Negli Stati Uniti gli investimenti in FinTech sono più che raddoppiati tra il 2016 e il 2018, passando da 5,7 miliardi di dollari a 10,9 miliardi.
Sono cresciuti più degli investimenti in Intelligenza Artificiale o nelle tecnologie riguardanti il comparto salute.

È evidente che il prossimo passo delle piattaforme tecnologiche potrebbe essere l’attacco frontale alla finanza tradizionale, ed in questo senso la proposta di Facebook potrebbe essere solo la prima.

L’algoritmo ti conosce alla perfezione, molto più della tua Banca tradizionale.
Avreste mai pensato di rivelare alla tua Banca se stai frequentando persone poco affidabili oppure se conduci un tenore di vita inadeguato rispetto alle tue finanze?
Facebook lo sa…

Piattaforme e monopoli digitali. Un nuovo Sherman Act per fermare la creazione di monopoli digitali. I tentativi di sottoporre a tassazione l’economia digitale.

In meno di venti anni, grandi colossi del Digitale come Aphabet (Google), Apple o Microsoft, hanno avuto una crescita economica esponenziale, soppiantando come capitalizzazione i tradizionali colossi dell’industria tradizionale o dell’energia.

Alla fine della scorsa Legislatura fu depositata dall’Onorevole Stefano Quintarelli una proposta di Legge che conteneva una normativa antitrust per i colossi digitali.
Appare molto difficile, però, contrastare monopoli digitali con uno “Sherman Act” di portata nazionale.
Recentemente il Parlamento Europeo ha approvato un Regolamento sulle Piattaforme tecnologiche.

La sensazione, tuttavia, è che l’approccio regolatorio non sarà in grado di eliminare il fenomeno.
Diritto e nuove tecnologie viaggiano a velocità diverse.

Un esempio è costituito dai tentativi di sottoporre a tassazione l’economia digitale, tema affrontato sin dal 1997 dalla Commissione Europea in un documento intitolato “A European Initiative in Electronic Commerce” e dall’anno successivo dall’OECD nel Report “Electronic Commerce: Taxation Framework Conditions”.

Dopo venti anni, nonostante l’urgenza di un intervento che possa consentire di sottoporre ad una giusta quota di prelievo tributario l’economia digitale, vi sono state solo sporadiche proposte giunte ad approvazione (alcuni aspetti marginali relativi alla imposizione IVA sulle pubblicazioni digitali ed alcune “Web Tax” in singoli Paesi), nonostante due proposte di Direttive UE e un percorso in tal senso intrapreso dall’OCSE.
Nel frattempo, l’economia digitale si continua a sviluppare a livelli di crescita esponenziali ed alimenta colossi come Apple, Microsoft, Alphabet (Google), oppure Amazon, Alibaba e, per l’appunto, Facebook.

Nuove Tecnologie, Libra e nuove opportunità

Tuttavia, l’innovazione tecnologica, se ben gestita, potrebbe far nascere nuove opportunità.
Una comunità ed uno spazio economico Globale mondiale, di due miliardi e mezzo di persone, fondato sull’asset più importante in questo momento storico (i dati) potrebbe accrescere le speranze di Pace nel Mondo?
Non dimentichiamoci che l’Unione Europea è nata come una grande Comunità (stavo per dire Community…) Economica.

I due grandi conflitti europei e Mondiali del XX Secolo hanno avuto origine dalla contesa di due Paesi (Francia e Germania) per gli asset strategici in quel momento storico (Carbone ed Acciaio).

Per evitare nuovi conflitti fu istituita una comunità economica che ha garantito la pace per oltre sessant’anni, dapprima limitata al Carbone ed acciaio, (la C.E.C.A.), poi diventata Comunità Economica Europea, ed infine, Unione Europea (U.E.).

Una seconda speranza potrebbe essere data dalla possibilità di ridurre le diseguaglianze.
La globalizzazione sfrenata non ha eliminato la componente di ineguaglianza economica e sociale.

Secondo il rapporto Oxfam, nel 2018 quasi metà della popolazione mondiale (3,4 miliardi di persone) viveva con meno di 5,5 dollari al giorno e  l’1% della popolazione mondiale deteneva poco meno (il 47,50%) della ricchezza aggregata mondiale.

Una nuova sfida globale, quella tecnologica, sarà in grado di aiutare la redistribuzione della ricchezza e la lotta alle diseguaglianze, più di quanto abbiano fatto i trattati internazionali e più di quanto si potrebbe fare attraverso le politiche pubbliche che traggono impulso dagli impegni di “Agenda 2030” che hanno come primo obiettivo l’eliminazione della povertà?

Due miliardi di persone al mondo non ha accesso a servizi bancari (ma possiede un telefonino).
Sono due miliardi di potenziali clienti che hanno bisogno di tutti i servizi finanziari che noi europei diamo per scontato: conti in banca, pagamenti, prestiti, assicurazioni.

Una Piattaforma TechFin di portata globale, sviluppata su Facebook, potrebbe consentire l’accesso al credito a miliardi di persone attualmente escluse, e promuovere progetti di microcredito o di credito per progetti ad alto impatto sociale in tutte le zone del Pianeta, anche quelle meno sviluppate, disintermediando l’attività creditizia tradizionale.

Immaginate che Facebook possa consentire ai suoi utenti di scambiare flussi di credito interpersonale (“P2P Lending”) con la stessa facilità con cui è possibile scambiare un messaggio e di partecipare economicamente ad un progetto avviato da un contatto finalizzato, per esempio, alla realizzazione di un pozzo d’acqua o di pannelli solari in Africa.

Attraverso una diretta Facebook o un messaggio WhatsApp sarebbe, infine, possibile verificare la reale e corretta attuazione del progetto.

L’accesso al credito per combattere le grandi sfide globali

Una sfida globale che parte dall’innovazione tecnologica e che, se ben diretta, potrebbe essere utile a combattere altre sfide globali: la lotta alle diseguaglianze, la lotta ai cambiamenti climatici, la lotta ai fenomeni migratori.

L’accesso al credito di miliardi di persone potrebbe essere un enorme Business, il più grande business del Pianeta, oppure un’enorme possibilità di sviluppo.
Tutto questo dipenderà da una sola persona, Zuckerberg, e dal modo con cui vorrà concretamente esercitare il suo enorme potere.

Nell’imbarazzante vuoto della Politica mondiale, il più grande incontro politico degli ultimi venti anni lo ha fatto un imprenditore, chiamando a sé i protagonisti dell’economia delle nuove tecnologie per ricordare loro “quali responsabilità dovrebbero prendersi”.

Un imprenditore illuminato, in un borgo dell’Italia centrale, ha ricordato ai giganti delle Nuove Tecnologie la necessità di riportare al centro l’Uomo, i suoi bisogni, i suoi diritti e la sua etica, per non finire schiacciato dalla rivoluzione tecnologica.
Un messaggio rivoluzionario, per introdurre un nuovo umanesimo anche nell’imprenditoria.

La Politica, oggi, sembra aver delegato il suo ruolo all’economia, e l’economia ha delegato alla tecnologia il ruolo di motore propulsivo dello sviluppo. Ma la tecnologia, per sua natura, non ha un’anima e senz’anima, senza diritti e senza etica si rischia di rimanere tutti disumanizzati.

Voglio concludere con un messaggio di speranza.
Tre considerazioni mi spingono ad essere fiducioso e a guardare con speranza ai nuovi orizzonti che si aprono grazie alle nuove tecnologie ed al progetto Libra:
1) gli scandali finanziari che hanno coinvolto molte Banche mi fanno pensare che Facebook, disintermediando l’attività creditizia tradizionale, non potrà fare di peggio;
2) Zuckerberg nel 2017 ha annunciato in un discorso che occorre un impegno per la nostra generazione (la prima a poter utilizzare le opportunità globali consentite dalle nuove tecnologie), al fine di perseguire uno “scopo comune” (come eliminare le malattie oppure la povertà). È giovane, ambizioso ed intelligente. Potrebbe cambiare il Mondo, e potrebbe essere così folle da volerlo fare davvero
3) le magliette di Zuckerberg sono prodotte dall’imprenditore-umanista italiano di cui abbiamo parlato prima…

Zuckerberg si dimostrerà uno spietato monopolista, oppure il governatore illuminato dell’impero digitale, che egli stesso ha creato in soli quindici anni, partendo da una cameretta dell’Università di Harvard?

Pic.: https://www.wallstreetitalia.com/app/uploads/2019/06/gettyimages-1156523621.jpg

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