Ripianificare le ferie
di Enzo Cianciotta (HR Specialist – Milano)
Uno studio effettuato da CERVED per l’ANCI e presentato il giorno 8 giugno evidenzia che per effetto della crisi generata dalla pandemia ”le città metropolitane potrebbero subire nel prossimo biennio una perdita di fatturato dai 244 ai 320 miliardi di euro, quasi la metà del totale nazionale”.
I settori più esposti sono quelli dell’automotive, turismo, trasporto marittimo e raffinazione petrolifera e, per conseguenza, le città che verosimilmente saranno più colpite in termini di riduzione percentuale sono quelle in cui dette attività sono particolarmente concentrate: Torino, Venezia, Genova e Cagliari.
Il trauma per le organizzazioni è un tema particolarmente discusso tra gli addetti ai lavori. Ci si interroga sul fatto che si è scoperto improvvisamente che molte cose sono diverse da come ce le siamo raccontate fino a ieri. Sono cadute diverse certezze sulle attuali strutture organizzative (responsabilità e ruoli), processi, capacità necessarie e stili di direzione. Ci si interroga su attività e ruoli che sembravano indispensabili e centrali e che, invece, si scoprono molto meno importanti, a volte quasi inutili nel nuovo contesto.
Le imprese sono di fronte alla necessità di avviare una forzata revisione dei modelli organizzativi imposta dai fatti.
Il punto è avere la determinazione di ispezionare fino in fondo e capire che cosa conservare delle attuali organizzazioni e che cosa cambiare “approfittando” dell’occasione.
Intanto, nella fase attuale, la gran parte delle aziende, dopo il fermo imposto dalla decretazione di urgenza, prova a ripartire tra molte incertezze. Un freno è rappresentato dal dover curare il rilancio delle attività a ridosso del canonico periodo di ferie e, quindi, la gestione della ripartenza rischia di risultare poco convinta.
Non ci si può permettere di perdere il treno della ripresa nel momento in cui sta provando timidamente a rimettersi in moto.
Di fatto è necessario reagire in un contesto profondamente cambiato con iniziative coraggiose; è indispensabile affrontare i mesi estivi come se fossero quelli cruciali di ogni azienda: quelli del primo semestre.
Bisogna, se le condizioni oggettive lo consentono, provare a tenere le saracinesche sempre alzate.
Se è vero che l’Italia non è più quella disegnata dal miracolo economico, quando in agosto le città venivano abbandonate a sé stesse, è altrettanto vero che, ancora nel 2019, 23,8 mln di italiani, pari al 42% della popolazione, ha continuato a prendere le ferie nel mese dedicato sin dai tempi dei romani (Feriae Augusti) al riposo.
Giova ricordare che l’articolo 36 della Costituzione sancisce il diritto irrinunciabile alle ferie per il lavoratore e il Codice Civile (art. 2109) riserva al datore la decisione sul periodo da concedere, tenendo conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del dipendente.
Nel contesto attuale questi elementi sono in buona parte convergenti: se è vero che il 2020 verrà archiviato con una riduzione del PIL superiore al 10%, datori di lavoro e dipendenti non possono non essere accomunati dall’obiettivo di una pronta ripresa delle attività aziendali, dalla necessità di assicurare continuità alla produzione e, perciò, organizzare in maniera radicalmente diversa le attività durante il periodo estivo dell’anno corrente.
In una situazione così disruptive bisogna agire con coraggio, programmando le ferie secondo una pianificazione più ampia, sfruttando anche i mesi di giugno e settembre. Fondamentale sarà la capacità di confrontarsi e dialogare con i dipendenti. Nei contesti di maggiore dimensioni aziendali bisognerà cercare la fattiva e convinta partecipazione delle rappresentanze sindacali.
Per favorire questo significativo cambiamento è opportuno che le aziende si facciano carico di potenziare il welfare aziendale. Cambiare i piani delle ferie estive per i dipendenti richiama la responsabilità – anche sociale – delle aziende, che devono mettere in condizione i lavoratori di perseguire la migliore work-life integration.
I lavoratori nella vita privata sono genitori: le aziende sono chiamate a promuovere iniziative dedicate ai figli dei dipendenti, particolarmente bisognosi di aiuto nella fase post-emergenza COVID-19. Iniziative di supporto, orientamento scolastico e professionale, introduzione alle nuove competenze sono strumenti di welfare poco impegnativi economicamente e molto efficaci socialmente.
Ma i lavoratori sono anche figli: le iniziative di welfare dedicate agli anziani, in particolare in termini di assistenza durante i mesi estivi, possono essere un valido strumento per combattere le fragilità sociali e creare benessere organizzativo per l’azienda.
Una pianificazione delle ferie distribuita su quattro mesi anziché su due genera ulteriori vantaggi: benefici per le strutture ricettive, che potranno raggiungere una migliore destagionalizzazione, migliore presidio del rischio da contagio, grazie a minore affollamento e più facile mantenimento del distanziamento sociale e, non ultimo, riduzione dei costi della vacanza, non più soggetti ai picchi dell’alta stagione.
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