Il miracolo dei miracoli: unire le genti
di Luigi Triggiani
Nei Paesi che circondano il nostro, in pochi sanno chi sono stati Giulio Cesare, Garibaldi o San Francesco, e non sono molti gli americani che conoscono le gesta di Alessandro Magno, Maometto, Isacco o Napoleone.
C’è però un uomo, la cui vita è ancora ammantata nel mistero, che in un solo millennio e senza l’ausilio di Internet e della TV, senza aver scritto best seller o partecipato a talent show, ha davvero conquistato il mondo, forse perché ha subito conquistato l’animo umano.
Un santo magico; patrono dei bambini e dei ladri, delle fanciulle in cerca di marito e delle prostitute.
La sua leggendaria esistenza è sempre attuale.
In Russia, dove da molti secoli lo chiamano il Nostro Santo e gli hanno consacrato 1.500 chiese, si tramanda di generazione in generazione la leggenda di un suo miracolo tributario e al tempo stesso telematico.
La città di cui era vescovo, Myra, e la sua regione, la Licia, erano tormentate dalle tasse.
Gli esattori inviati da Costantinopoli (c’è sempre una capitale ladrona nell’immaginario collettivo, a tutte le latitudini e in tutti i periodi storici) soffocavano la popolazione con esorbitanti balzelli.
I fedeli pregarono il loro vescovo di intervenire e Nicola si recò a Costantinopoli dove, dopo un lungo colloquio, convinse l’imperatore a ridurre le tasse di cento volte.
Costantino ratificò l’accordo con il suo sigillo imperiale su pergamena. Temendo che l’imperatore potesse ripensarci su pressioni dei suoi consiglieri, Nicola si rivolse al Signore e fece giungere la pergamena nel giorno stesso a Myra, dove fu subito promulgata al popolo.
Intanto, Costantino ebbe il ripensamento temuto e convocò Nicola, che però rispose che il decreto era già stato reso pubblico a Myra e quindi era in vigore.
L’imperatore, incredulo, ordinò di inviare a Myra il suo vascello più veloce, per accertare la verità; qualche settimana dopo i suoi inviati confermarono che l’esattore capo della città aveva ricevuto il decreto imperiale lo stesso giorno della sua firma. Costantino comprese così che quella era la volontà divina e rese onore al Signore e al suo vescovo.
A questo punto necessitano solo un paio di rapide considerazioni.
La prima è che Bill Gates e compagnia sono giunti ad utilizzare scanner, posta elettronica e firma digitale solo qualche millennio dopo; la seconda è che, nonostante i più sofisticati strumenti di analisi e strategia di comunicazione, se Nicola si candidasse oggi, non solo in Licia, otterrebbe una maggioranza bulgara. Anzi, nicolaiana.
San Nicola, per tutti e di tutti.
Il Santo Taumaturgo, tanto venerato da armare una grande spedizione di marinai: una missione in terra straniera per rubarne le spoglie. Perché di furto si trattò, e per di più su commissione; uno dei pochi furti a fin di bene, se visto dalla sponda occidentale dell’adriatico.
Un colpo alla base del primo grande programma di rilancio turistico della città di Bari, con la certezza che le reliquie di un santo così importante avrebbero costituito, oltre che una benedizione, una grandissima fonte di ricchezza: divenire mèta di pellegrinaggi e acquisire centralità in tutto il mondo conosciuto.
E i marinai baresi sono stati soltanto più tempestivi. Dopo di loro veneziani e altri hanno fallito. Nonostante quello dei marinai baresi sia stato probabilmente il furto più famoso della storia, sono decine le città che reclamano la novella di ospitare i sacri resti del Santo, il cui antico nome significa “vittorioso in nome del popolo“.
Grazie all’uomo di colore più famoso di Mandela e di Obama, grazie a San Nicola e al suo prestigio, nel Medio Evo la città di Bari visse un periodo di splendore. Grazie al Santo, Re e Regine del mondo conosciuto giunsero a Bari per onorarne il nome e ancora oggi migliaia di persone di ogni età compiono in pellegrinaggio centinaia di chilometri a piedi in segno di devozione.
Innumerevoli i miracoli, raccontati a grandi e bambini in tutte le lingue del mondo: San Nicola è una bomba di energia positiva, un potentissimo ordigno di benevolenza le cui schegge arrivano in ogni luogo del creato e, soprattutto, infrangono ogni fanatismo religioso.
Hagios Nikòlaos, così risuona il suo nome in greco antico, vince ogni remora, corrompe ogni integralismo. Il suo culto e i suoi simboli resistono alle più dure tempeste politiche e religiose degli ultimi secoli.
Protestanti e ortodossi, notoriamente poco dediti al culto dei santi, lo venerano da secoli.
Persino in Albania, oggi a grande maggioranza islamica e dove per mezzo secolo il dittatore Enver Hoxha proclamò l’ateismo di stato e il conseguente divieto di praticare qualsiasi religione, i suoi templi hanno resistito alla distruzione e sono meta di pellegrinaggi.
Così in molti paesi islamici, anche laddove le chiese sono state trasformate in moschee, nessuno ha inteso cancellare le sue tracce.
Le tre grandi religioni monoteiste, al centro di grandi conflitti per secoli, hanno un denominatore comune, un foglio bianco su cui scrivere un pezzo importante della nostra storia, senza buoni e cattivi.
Per essere così amato post mortem, il Santo protettore di ogni arte e mestiere deve essere stato davvero un Grande, un Giusto. Senza dubbio, San Nicola è una figura che ancora oggi continua a fare miracoli; permettendo, per esempio, che cattolici e ortodossi riprendessero a parlarsi. “Sanda Necòle ié amande de le frastejiere” diciamo, con una punta d’amarezza e di gelosia, a Bari: San Nicola ama i forestieri.
Un detto che assomiglia al “Nemo profeta in patria”.
Eppure, dando anche soltanto una rapida occhiata alla vastità delle terre emerse della fede nicolaiana, alla moltitudine di etnie e professioni religiose unite nel Suo segno, questo antico detto va aggiornato: San Nicola non conosce la parola “forestiero”.
Con la speranza, nel Suo segno, di costruire un mondo migliore. Di vincere in nome (e per conto) del popolo.
Pic.: Planisfero dei 100 Stati nicolaiani allegato al volume “Il mondo di San Nicola – St. Nicholas World” di Enzo Varricchio e Luigi Triggiani, 2014
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