Il dialogo tra debito e potere

Il dialogo tra debito e potere

di Fabio Cesare (Avvocato in Milano)

Sovraindebitamento e legalità

L’accostamento tra sovraindebitamento e legalità può sembrare una contraddizione, ma essa è solo apparente.
Di primo acchito ci si potrebbe domandare come si possa coniugare la violazione dei patti assunti e della garanzia generica come conseguenze naturali del sovraindebitamento con il rispetto della legge.

Eppure, in un’altra prospettiva, il rapporto tra creditore e debitore si declina esattamente come un rapporto di potere che può generare forze centrifughe capaci di attrarre i debitori stessi verso circuiti di illegalità.

Per questa ragione, da tempo immemore esiste il perdono dei debiti: chi governa ha sempre saputo che esiste un limite oltre il quale non è più possibile sfruttare il debitore per ottenere l’adempimento, se non ponendo in discussione il rapporto tra cittadino e Stato.
Se questo limite si supera, si altera anche la formazione del consenso e viene messa a rischio anche la forma di governo.

È un assunto costante e trasversale di molte culture, anche assai risalenti nel tempo.

Qualche esempio.
Il codice di Hammurabi prevedeva che i debitori potessero essere liberati dopo tre anni in schiavitù; la Bibbia istituisce nel Levitico il giubileo: il perdono dei debiti e la la riattribuzione delle terre d’Israele dopo l’esilio di Babilonia per gli ebrei che si sono eccessivamente indebitati.
Esdebitazioni sono testimoniate nella stele di Rosetta e nella costituzione degli ateniesi di Solone.

Viceversa, quando l’autorità non si avvede di aver oltrepassato il segno dell’equilibrio tra governanti e governati, le istituzioni possono essere poste in pericolo.

Ne è l’esempio il programma di Catilina, che decise di conquistare il consenso del ceto popolare per il consolato con la proposta delle Tabulae Novae, la cancellazione dei debiti contratti per iscritto, per la quale erano sensibili le masse di militari che si erano indebitati dopo la guerra civile di Mario contro Silla.

D’altra parte un lungo elenco di cancellazione dei debiti interessa anche gli stati sovrani: da Filippo II di Spagna che decise di autoesdebitare la corona dai prestiti erogati dai banchieri genovesi e di Anversa per evitare che questi prendessero troppo potere sulla Monarchia, fino alla ristrutturazione del debito sovrano tedesco conseguente alle riparazioni di guerra dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953.

Queste rapide testimonianze ricordano che il debito dialoga sempre con il potere e tende a soverchiarlo ove sia assunto in una misura non sostenibile. Per questa ragione anche la legge 3/2012 contempla disposizioni legate all’usura insieme alle norme sul sovraindebitamento, perché lo squilibrio tra pretese del creditore e capacità restitutoria del debitore genera forze centrifughe che possono attrarre il debitore nell’alveo dell’illegalità.

Non si tratta dunque di abrograre il principio del consenso e la garanzia patrimoniale generica.

Si tratta di leggere questi principi in modo più dinamico per cogliere il senso ultimo del dialogo tra ricchezza e povertà e tra rispetto della legge e spinte verso sottoculture per interpretare al meglio le esigenze dei cittadini fragili perché sfruttati o semplicemente inascoltati.

E ciò vale ancora di più se si riflette che la spinta al consumo si fa sempre più subliminare.

La smaterializzazione dei pagamenti e gli acquisti sempre più virtuali rendono difficile ogni pianificazione finanziaria sull’altare di un impulso al consumo aggregato all’infinto e ciò nonostante i beni disponibili siano per natura limitati.

La testimonianza che lo Stato tolleri l’indebitamento al consumo per sostenere i consumi è fornita dai dati della Banca d’Italia che registrano dal 2000 una costante crescita dei finanziamenti personali erogati.
La contraddizione tra la spinta al consumo all’infinito e finitezza delle risorse disponibili genera quindi illegalità perché spezza il legame tra autorià e cittadini, rendendo questi ultimi possibile preda di meccanismi criminali.

I principi di diritto positivo vanno dunque contestualizzati in modo dinamico alla luce di valori di coesione sociale evidentemente sovraordinati all’art. 1373 cc e all’art. 2740 cc.
È questo il compito degli istituti del sovraindebitamento: riaffermare la coesione sociale, le istituzioni e dunque il rispetto della legge mediante l’eliminazione del terreno fertile per attività delittuose.

Image credit: stevemarchant da Pixabay

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