Giurisdizioni virtuali
Regole, sanzioni e procedure di ricorso nella piattaforma Facebook
di Giovanni Pansini (Avvocato in Trani)
Il 6 gennaio 2021, mentre il Congresso era riunito al US Capitol Building di Washington D.C. per certificare i risultati delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America del 2020, il Presidente in carica Donald Trump, partecipando a un raduno dei suoi sostenitori, ha dichiarato che è necessario “lottare come l’inferno” ed ha concluso il suo discorso affermando che: “andremo al Campidoglio”.
Dopo questo discorso, molti dei partecipanti al raduno hanno effettivamente marciato sul Capitol Building degli Stati Uniti e, durante i disordini che ne sono seguiti, due post sono stati pubblicati (e poi rimossi dagli amministratori della piattaforma) sulla pagina Facebook del Presidente Trump, che ha 35 milioni di follower.
Facebook ha rimosso il primo post del Presidente Donald Trump per aver violato gli Standard della Community su Individui e Organizzazioni pericolose, sotto la policy che vieta di lodare, sostenere e rappresentare eventi che Facebook designa come “violenti” ed ha rimosso anche il secondo post sotto lo stesso standard, (senza chiarire, tuttavia, quale fosse l’aspetto specifico della policy che ha applicato).
Inoltre, dopo aver rimosso il secondo post, Facebook ha sospeso per 24 ore la possibilità del presidente Trump di postare nuovi contenuti sui suoi account Facebook e Instagram.
Il giorno successivo, assunte ulteriori informazioni sulla gravità dei fatti, Facebook ha esteso il blocco degli account “a tempo indeterminato e per almeno le prossime due settimane, fino a quando la transizione pacifica del potere sarà completa” ed ha rimesso la valutazione delle proprie decisioni al “Comitato di Controllo” (Oversight Board).
I fatti eclatanti che hanno coinvolto Donald Trump, sommariamente riassunti, hanno dimostrato in maniera inconfutabile che, ormai, esistono e convivono due sistemi per decidere sulle questioni controverse relative all’utilizzo della piattaforma Facebook.
In primo sistema, più antico e più tradizionale, è quello del ricorso all’Autorità giurisdizionale.
Il secondo sistema è più nuovo e meno familiare, e consiste in un complesso sistema di regole interne alla piattaforma Facebook, la violazione delle quali può comportare dei provvedimenti latu sensu sanzionatori (la rimozione di un singolo post o la sospensione dell’account).
Contro questi provvedimenti è possibile attivare procedure di reclamo stragiudiziali, che possono giungere in ultima istanza ad organismo privato esterno (chiamato “Oversight Board”, ovvero “Comitato di Controllo”).
Qualcuno ha chiamato questo nuovo modello di governance, in cui Facebook esercita contemporaneamente un potere latu sensu legislativo, esecutivo, giudiziario, (senza alcuna apparente separazione di poteri in grado di effettuare un reale sistema di controlli e bilanciamenti), “privatizzazione della giustizia digitale su scala globale” e qualcuno ha sollevato legittime perplessità.
Questo articolo cerca di offrire un contributo allo studio di un percorso che è ancora magmatico ed in fieri.
- Questo contributo è estratto dall’articolo in corso di pubblicazione sulla Rivista “Unità e pluralità del sapere giuridico”, edita dalla casa editrice “Nel Diritto Editore”.
di Giovanni Pansini su Ora Legale NEWS
Image credit: Peter Arvell da Pixabay
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