Diritti per tutti i generi
di Anna Losurdo
La storia dell’Umanità è una storia di inarrestabile progresso, anche per i diritti delle persone.
Con l’avvento delle democrazie, salvo arresti dovuti a conflitti o a persistenti regimi dittatoriali, più o meno palesi, il riconoscimento dei diritti delle persone ha trovato nelle Costituzioni la piena affermazione.
L’evolversi e la complessità delle nostre società hanno fatto sì che il tema dei diritti fondamentali delle persone sia divenuto non solo “pane quotidiano” per i giuristi, ma abbia occupato il dibattito pubblico sotto tanti punti di vista.
Le Cittadine e i Cittadini hanno compreso che i diritti fondamentali non sono confinati in un empireo per pochi eletti ma riguardano ogni aspetto della loro vita quotidiana.
Affermati nelle convenzioni internazionali e riaffermati nelle legislazioni nazionali, non sempre, però, come sappiamo, quei diritti e quei principi riescono a trovare una applicazione effettiva che vada oltre l’enunciazione formale.
Dalla stagione dei grandi diritti in poi. Dagli anni ’70 che hanno visto l’emanazione di leggi che hanno sancito la affermazione dei principi costituzionali, Statuto dei lavoratori e tutta la legislazione in materia di lavoro, nuovo diritto di famiglia, divorzio. E fino ai giorni nostri, passando per le leggi in materia di pari opportunità (di genere), procreazione assistita, unioni civili e da ultimo, parità salariale e DdL Zan, sebbene quest’ultimo con l’esito infausto che conosciamo.
Un filo rosso verso una società sempre più giusta perchè sempre più uguale.
Nell’ultimo anno, in Italia, si è discusso sull’identità di genere più di quanto si sia fatto nell’ultimo decennio.
La transessualità è diventata un tema molto meno astratto per le cittadine e per i cittadini, lgbt+ e non.
L’Avvocatura è stata protagoista di tante delle battaglie che sono poi confluite nei provvedimenti normativi ricordati.
Non ultima la campagna referendaria della scorsa estate, che ha visto finalmente attribuita alle Avvocate e agli Avvocati la facoltà di autenticare le firme raccolte.
E l’Avvocatura è ovviamente protagonista della tutela di quei diritti laddove essi sono violati, con la difesa in giudizio delle persone che hanno visto lese le proprie situazioni soggettive.
Battaglie condotte spesso sino a coinvolgere la Corte Costituzionale o la Corte Europea dei diritti umani con l’affermazione di principi di rilevanza universale.
Principi, però, non di rado ignorati dal legislatore nazionale troppo spesso preoccupato del gradimento dell’elettorato piuttosto che ispirato dal rispetto del diritto antidiscriminatorio.
Quando parliamo di Avvocatura, però, non dobbiamo ignorare che essa costituisce un insieme assai variegato che va dagli avvocati d’affari agli avvocati di strada e molto diversificato anche per livello culturale.
Questa consapevolezza ci pone al riparo della sterile retorica con la quale talvolta parliamo di noi, rivendicando il nostro ruolo nella società civile.
Ne consegue che il ruolo costituzionale attribuito agli Avvocati si declina in maniera multiforme.
La questione dei diritti fondamentali, che sono di tutte e di tutti, in quanto relativi alla dignità delle persone, come ci ricorda anche Papa Francesco (“Fratelli tutti“) pone due questioni ai giuristi e alla politica.
La prima è che non è concepibile che fasce della popolazione siano lasciate fuori dal riconoscimento e dalla tutela di quei diritti.
La seconda è che non si può essere contrari ai diritti di qualuno.
E tantomeno possono esserlo le Avvocate e gli Avvocati.
I diritti non dovrebbero essere terreno di scontro politico perchè la nascita o il riconoscimento o la tutela di un nuovo diritto non privano “gli altri” dei propri.

di Anna Losurdo su Ora Legale News
Image credit: David Mark da Pixabay
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