Illusioni
di Anna Losurdo
“Il piú solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni.
Io considero le illusioni come cosa in certo modo reale, stante ch’elle sono ingredienti essenziali del sistema della natura umana, e date dalla natura a tutti quanti gli uomini (e le donne n.d.r), in maniera che non è lecito spregiarle come sogni di un solo, ma propri veramente dell’uomo e voluti dalla natura e senza cui la vita nostra sarebbe la piú misera e barbara cosa ec. Onde sono necessari ed entrano sostanzialmente nel composto ed ordine delle cose.“Giacomo Leopardi, Zibaldone
Illusioni.
Ingredienti essenziali della natura umana senza le quali la nostra vita sarebbe ben poca cosa.
Anche nella società attuale che è regolata dalla tecnica e dal mercato e sembra avere come unici valori efficienza, produttività e risultati? Con il danaro generatore simbolico dei valori “tradizionali”?
Bellezza, convivenza, cultura, arte, rispetto, persino le relazioni: tutto acquisisce rilevanza attraverso la valutazione economica o i vantaggi economici o di prestigio che se ne ricavano.
Cosa siamo, in questo perimetro? Non siamo più persone, come riferimento per la nostra identità e per il reciproco riconoscimento, bensì i ruoli che ci sono stati assegnati, i comportamenti omologati che ci sono richiesti
Individui sempre più impersonali che hanno smarrito ogni orizzonte di senso e sono ripiegati su se stessi.
Individualisti, per mancanza di riferimenti sociali.
Egocentrici e narcisisti perchè incapaci di oltrepassare i limiti della propria individualità.
Persone e relazioni, come cose utili e interscambiabili di qualunque collezione, revocabili e sostituibili in presenza di situazioni più allettanti. Una visione consumistica che ci priva della nostra biografia e ci relega in una dimensione senza storia.
L’incontro con l’altro/a avviene su base emotiva e non sentimentale, perché per accedere al sentimento è necessario percepire l’altro non come funzionale alla propria gratificazione narcisistica. È un non incontro che ci confina nella nostra solitudine e nella nostra impermeabilità, perché non ci si mette in gioco e non si consente all’altro di raggiungerci.
L’IO arroccato nel proprio sistema di difese è terrorizzato dalla eventualità di consegnarsi a un’alterità che incrini la sua identità.
Così si accantona ogni altro riferimento che non sia ciò che l’IO trova in se stesso.
La estrema valorizzazione del proprio sentire porta a escludere gli interessi e le esigenze della collettività e nel contempo riduce all’irrilevanza la propria libertà personale, che non può essere data nella realtà dell’io-mondo conforme solo ai propri bisogni.
Con la vita sentimentale desertificata e quella interiore inaridita, non resta che la gratificazione dei consumi. Avere come compensazione alla mancanza di essere.
Gli individui, quindi, sono solo in apparenza liberi e sovrani; tutto è permesso e nulla impedito nel proprio mondo. E la libertà è intesa come revocabilità di tutte le scelte.
Il paradosso sta nel fatto che negli anni ’70 si è frantumata la cosidetta società della disciplina dei decenni precedenti, caratterizzata dalla contrapposizione tra permesso e proibito, tra possibile e impossibile.
Così il motivo libertario del “vietato vietare” in ogni ambito della nostra società, il sogno della emancipazione, è approdato alla società dell’efficienza, il potere rivoluzionario del desiderio è stato catturato dal capitalismo e piegato a strumento dell’apparato. Illusioni infrante.
Venuto meno il concetto di limite, che conferisce la giusta misura ai nostri comportamenti e al nostro modo di vivere, ci siamo ritrovati liberati dall’obbedienza ma incapaci di essere noi stessi.
Cambiare la struttura della nostra società è l’unica via d’uscita, l’unico rimedio possibile.
Cercare un diverso approccio all’esistenza, sviluppare empatia e interconnessione per entrare in sintonia con i nostri simili e con l’universo che ci circonda.
Riuscire a rifiutare il perseguimento di uno scopo, il calcolo, l’interesse è ciò che ci consente di ritrovare l’autenticità e l’intimità.
Riscoprire l’energia della non violenza, i valori di empatia, gentilezza, gratitudine, solidarietà, perdono, ottimismo.
Riconoscere nell’amore il contraltare della realtà sociale, unica cosa in grado di restituirci un senso davvero nostro.
Ma non saranno, queste, in fondo, illusioni?
Credits: Ajay kumar Singh da Pixabay
Di Anna Losurdo, su Ora Legale News
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