Il soffio vitale
di Lorenzo Trigiani (Creativo, futurista in Foggia – Noi di Spoiler)
Le parole sono pietre, se con un punto e basta o uno interrogativo è tutto da decidere.
Le parole definiscono, interrogano, avvicinano, allontanano, chiariscono, confondono, chiamano in causa, ignorano.
Sono oggetti (corpi) contundenti, feriscono, colpiscono al cuore, sono appuntite, offensive. Ma possono essere anche levigate, consolatorie, leggere (come piume), discrete.
Poi ci sono quelle intriganti, ammiccanti, segrete, ermetiche, criptiche. Senza dimenticare quelle esilaranti, grottesche, comiche, retoriche.
Sono vere o false, danno vita a giochi (di parole), sono di circostanza o sincere, prese in prestito o gratuite, fustigano e al contempo perdonano.
Si danno (ti do la mia parola) e si prendono (prendo la parola), si cantano (parole, parole, parole) e si perdono (perdere la parola).
Si dice fatti, non parole, ma le parole sono dappertutto, ci girano attorno come un giro giro tondo,
ci colgono, ci identificano. Siamo quel che diciamo, il modo in cui le pronunciamo.
Esistono quelle scritte (scripta manent) e quelle orali (verba volant), quelle istituzionali e quelle off record (fuori onda). Siamo in un mare di parole, navighiamo fra di loro, ci aggrappiamo a loro.
Una parola per ogni cosa, per ogni oggetto, come su uno scaffale, riposte da sinistra a destra, in ordine alfabetico, un abbecedario in perenne evoluzione dove si ritrovano una accanto all’altra avorio e avaria, bullo e bullone, calcio e calce.
Una filastrocca (di parole) che chiama per nome le cose, le elenca, le rende vive alitando su di loro il soffio vitale, quello che trasforma un burattino in un bambino.
Credits: Gerd Altmann da Pixabay
Di Lorenzo Trigiani, su Ora legale News
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