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Freedom

di Massimo Corrado Di Florio

Viva la libertà!

Pensiamo di scrivere la storia e tra qualche tempo la storia scriverà di noi prendendosi una bella rivincita. Lo farà in piena libertà. La verità le appartiene.

Ugualmente, nella nostra finzione di libertà, e per la stessa ragione che ispira variegate forme di onnipotenza viscerale, anche noi riteniamo di essere i depositari della verità assoluta, di ogni verità possibile. E quando si parla di possibilità è evidente che perfino l’impossibilità ci è concessa. Così, apparentemente, mostriamo di liberarci quando poi, nella realtà, essere liberi è un’utopia.

Non posso nemmeno dire che questa condizione è riservata a pochi, pochissimi esseri umani. Nemmeno i più facoltosi di questo misero universo mondo lo sono. Chi più, chi meno, scimmiottiamo una idea di culto di deità che imbocca la medesima strada dell’onnipotenza di cui s’è detto prima.

Chiunque pensi di potersi affrancare dalla inesorabile finitezza della esistenza umana è antropologicamente pazzo e di pazzi, solitamente, se ne occupa la Storia con la puntigliosità tipica del più accanito collezionista di francobolli. Ci incolla, pazientemente, al suo personalissimo catalogo composto da tante piccole immaginette variamente colorate. Un abbellimento, un orpello per la vanitosa Storia.

buona notte e buona fortuna

Come sosteneva Ed Murrow (Edward R. Murrow, giornalista della emittente radiotelevisiva CBS) nella sua nota trasmissione “See It Now”: buona notte e buona fortuna. Ad essere sinceri, era la frase di chiusura della sua rubrica televisiva ma qui mi piace adoperarla così, giusto per alleviare l’affanno che mi coglie quando penso alla libertà.

Ad ogni modo, lo dico per davvero: buona notte a tutti e, a tutti, un augurio di buona fortuna.
Soprattutto buona fortuna a noi, visto che la libertà senza una sua consapevolezza non ha alcun senso. Non è infatti concepibile che un lombrico o un pesce rosso in una boccia di vetro possano sentirsi liberi, anche solo per un istante, pur potendo fare ciò che meglio aggrada loro. Il lombrico scava, libero di farlo. Il pesce rosso si muove in tondo nel recipiente di vetro e nessuno glielo impedirà mai. L’uno e l’altro non si pongono alcun problema intorno a quanto effettivamente voglia dire “libertà”. Se li osserviamo, ammesso che lo facciamo, siamo soltanto noi a pensare in termini di libertà, negata o concessa.

Siamo fatti così. Pensiamo anche per conto terzi, soprattutto se questi terzi non possono avere alcuna cognizione (umana) della responsabilità. Sì, alla fine, parliamo proprio di questo. La responsabilità. Una sorta di enzima catalizzatore del nostro status di esseri -pensanti- liberi. Venendo a mancare questo senso di responsabilità nulla esiste poiché non esiste consapevolezza. Un po’ come il respirare, un fatto automatico di cui siamo, sì, consapevoli e responsabili, ma sulla cui importanza facciamo a meno di rifletterci su. Il solo pensare al movimento dei nostri polmoni aumenterebbe il ritmo del respiro stesso.

riflettere costa fatica

Beh, certo, lo si sa, riflettere costa fatica. Né il pesce rosso, né il lombrico si affaticano per questo. Così va il mondo. E va così anche per chi si arroga il diritto (chissà chi glielo ha concesso) di negare o limitare l’altrui libertà. Anche così, anche attraverso questo modus operandi, la chiave di lettura è quella della consapevole responsabilità dell’agire. In fin dei conti, tra la manicheistica contrapposizione del bianco e del nero, del male e del bene, non v’è molta differenza se la lente di ingrandimento viene puntata sul concetto di responsabilità. Questioni di orientamento a caratura etica e morale.

Va così. Anche oggi va così. Qui nella penisola italica si stanno corrodendo i poteri dello Stato e tutti quelli che sembravano essere un baluardo dello Stato di diritto (magari non proprio tutti) hanno deciso, consapevolmente e responsabilmente, di orientare le proprie scelte senza preoccuparsi minimamente della disapprovazione sociale. Lo stigma, per questi falsi profeti del Diritto, è un mero accidente, a loro gli fa un baffo. Va proprio così. Sono viziosi, tutti consapevolmente “vittime” di una irrefrenabile voglia di ripetere le medesime azioni che affonda le proprie radici nella solita sindrome dell’onnipotenza. Oggi come ieri, vengono scoperti alla spicciolata. Per i pochi -pochissimi- trovati con le mani nel barattolo della marmellata, finirà il gioco della libertà che è stata giocata sulla libertà degli altri. Come dicevo prima, è una questione di differenti orientamenti etici sia pur animati da responsabili scelte di vivida consapevolezza.

Beato il lombrico e beato il pesce rosso, mi verrebbe da dire.

Tuttavia, a me manca ancora qualcosa. E’ del tutto assente il disegno complessivo di questo gioco di luridi pesi e di altrettanto luridi contrappesi. La trama è nascosta. Così resterà, per sempre.

Qualcuno ha imparato dai topi che, intelligentemente e responsabilmente, allorché devono comprendere se quell’esca è avvelenata o meno, sacrificano i più deboli o i più vecchi (gli individui inutili per la specie). Una vita da sorci per coloro -allocchi dilettanti- che non sono riusciti a nascondere la mano ancora imbrattata dalla marmellata.

Avevo ragione: in questo composito bestiario, beati i lombrichi e anche i pesci rossi.

Viva le libertà!

Image credit: OpenClipart-Vectors da Pixabay

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