Guerra e pace
di Anna Losurdo
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.“
Articolo 11 Costituzione italiana
All’indomani dei due conflitti mondiali, non si sarebbe potuta fare un scelta diversa.
Invece, nel trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, è assente il riferimento al ripudio della guerra.
Si è soliti affermare che l’Europa sia in pace da settantacinque anni, ma a ben vedere è stata una pace tra gli stati. Ma non tutti i cittadini europei sono stati liberi e in pace nel proprio.
Nei decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, il nostro continente è stato teatro di un paio di dittature, della guerriglia dei terroristi, degli scontri in Irlanda del Nord, della guerra in Bosnia, del regime nei paesi del blocco sovietico.
E gli Stati europei sono intervenuti in numerosi conflitti in atto in diverse zone del pianeta, senza dimenticare i decenni di guerra fredda
Non proprio vera pace, quindi. Ma per certi versi una apparente e anche un po’ ipocrita idea di pace “relativa”. Anche un po’ NIMBY…
Non c’è libertà senza pace e non può esserci pace senza libertà.
Durante l’anno 2020, la spesa militare mondiale è aumentata del 2,6%.
Nello stesso periodo, gli investimenti armati hanno raggiunto la media globale del 2,4% del Pil (nel frattempo diminuito del 3%): l’aumento maggiore del carico militare dalla crisi finanziaria ed economica del 2009.
È tutto spiegato nel dossier del 26 Aprile 2021 dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma.
Solo tre tra i primi 15 Paesi hanno registrato spese militari più elevate nel 2020 rispetto al 2011: fanno eccezione Stati Uniti (–10%), Regno Unito (–4,2%) e Italia (–3,3%).
Nel mondo si combattono tante guerre silenziose oltre ai grandi conflitti internazionali (in Siria, in Libia e in Ucraina) di cui si occupano i media.
Guerre che si concentrano in Africa e Medio Oriente. Però si combatte anche in America Latina.
La fascia intorno all’equatore è una planetaria zona di guerra (https://www.crisisgroup.org/crisiswatch).
In tutto il mondo, anche ora, milioni di persone continuano a pagare il prezzo della guerra.
Secondo il World Resources Institute (WRI), 17 Paesi affrontano livelli di stress idrico “estremamente elevati” e più di due miliardi di persone vivono in Paesi che soffrono di stress idrico “elevato”.
La competizione per l’acqua sta crescendo e avrà gravi conseguenze, come anche gli studi di futuro ci insegnano.
Nel frattempo, l’acqua è stata quotata in Borsa con un contratto future che ha debuttato a dicembre 2020 sulla piattaforma di negoziazione elettronica Globex…
La tratta di esseri umani è la forma moderna della schiavitù: coinvolge vittime di lavoro forzato, lavoro coatto, lavoro minorile forzato, schiavitù sessuale e schiavitù involontaria (Organizzazione Internazionale del Lavoro – ILO).

Franklin Delano Roosevelt, il 6 gennaio 1941, nell’annuale discorso sullo stato dell’Unione, illustrò le “Quattro libertà” di cui “ogni persona nel mondo dovrebbe godere“:
Libertà di espressione
Libertà religiosa
Diritto ad un livello di vita sufficiente
Libertà dalla paura
Sebbene non espressamente menzionata, a guerra mondiale in corso, anche la libertà dalla guerra rientra nella più ampia categoria della libertà dalla paura.
Come possiamo pensare che bambini, adolescenti e adulti che vivono in mezzo alle macerie e sotto i bombardamenti o i colpi dei cecchini siano liberi e possano avere una qualsiasi prospettiva di futuro? Come possiamo essere in grado di comprendere appieno come si sentono, se dal nostro punto di vista privilegiato abbiamo definito “guerra” quella combattuta contro il Covid-19? Se abbiamo sofferto delle restrizioni patite che hanno limitato la nostra socializzazione incapaci di allargere il nostro orizzonte e di misurarci con quegli altri cittadini del mondo per i quali la parola “restrizione” è un concetto pressocché astratto?
“war is peace“
1984, George Orwell
Nel romanzo di Orwell, i tre superstati si combattono in un conflitto senza fine senza che nessuno sia in grado di prevalere sugli altri due.
A quale scopo?
Evitare che il surplus di produzione possa migliorare le condizioni di vita degli individui (rendendoli così meno docili e controllabili).
Come ben sappiamo, la realtà sembra aver superato da tempo la trama del romanzo.
E invece libertà vuol dire dignità, rispetto di se stessi e degli altri, rifiuto dell’oppressione.
Deponiamo le armi
Per armarci di premura gli uni
verso gli altri.
Di nessuno vogliamo il male, per tutti l’armonia
Amanda Gorman
Image credit: https://cpn.canon-europe.com/photojournalist_dario_mitidieri
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