Il minore nelle controversie familiari

Il minore nelle controversie familiari

I diritti del minore nelle controversie familiari fra novità giurisprudenziali e prospettive di riforma

di Filippo Romeo (Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza Facoltà di Scienze Economiche e Giuridiche – Università degli Studi di Enna “Kore”)

Sommario:

  1. Controversie familiari e processo: una prima riflessione.
  2. Conflitto genitoriale e diritto dei figli alla bigenitorialità.
    2.1 L’affidamento condiviso fra rispetto dei ruoli genitoriali e partecipazione affettiva, morale e materiale alla vita del minore.
    2.2. Percorsi di sostegno alla genitorialità e corretta attuazione del
    piano genitoriale: il coordinatore genitoriale.
  3. Il collocamento paritetico dei figli fra prospettive di riforma dell’affidamento condiviso e prassi applicative.
  4. Genitorialità «tossica» e tutela giurisdizionale del minore.
    4.1 La tutela del minore nei procedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale.
    4.2 (segue) e nei procedimenti di separazione e divorzio. La partecipazione del minore al processo.
  5. La tutela del minore negli accordi negoziati. La visione «coniugio-centrica» della legge n. 162/2014. Composizione del conflitto e responsabilità sociale dell’avvocato.
  6. La genitorialità «burocratizzata» e la «medicalizzazione» della famiglia: significativi ostacoli alla sdrammatizzazione della crisi della coppia genitoriale.

Nell’approcciare il tema dei diritti del minore nella crisi della coppia genitoriale occorre prendere atto che a fronte di una vorticosa disciplina evolutiva dei modelli e delle relazioni familiari sul piano del diritto sostanziale, le competenze, i processi e le tutele – salvo sporadici e frammentari interventi del legislatore – sono ancora oggi ancorate ad un sistema che trova origine nella legge del 1934 istitutiva dei Tribunali per i Minorenni e nel Codice di rito del 1940 e nel Codice civile del 1942 per quanto riguarda il procedimento di separazione.

In questa prospettiva, come meglio vedremo, assumono peculiare valenzaalcune proposte normative avanzate – lo scorso 24 maggio – dalla «Commissione per l’elaborazione di proposte di interventi in materia di processo civile e di strumenti alternativi».

La questione è estremamente delicata.

Nonostante il rapporto «genitori-figli» sia sempre più incentrato sulla primazia del figlio, in alcuni procedimenti che pur coinvolgono interessi essenziali del minore, quest’ultimo non ha modo di fare sentire la sua voce.
Si pensi ai giudizi di separazione e di divorzio, nel cui ambito si discute dell’affidamento dei figli.
Quantunque il legislatore disponga oggi l’audizione del figlio minore ultradodicenne (e anche di età inferiore ove capace di discernimento) si resta dubbiosi – come meglio vedremo – sulla possibilità che le «parole» e, sovente, i «silenzi» del minore siano correttamente intesi dal giudicante ai fini della formazione del proprio convincimento.

Se è pur vero che il superiore interesse del minore – oltre ad assurgere a criterio ordinatore della relazione «genitori-figli» – tende ad elevarsi a criterio guida al quale il legislatore deve ispirarsi e il giudice attenersi nella ricerca di una soluzione giuridica alle questioni che riguardano i minori di età è altrettanto inconfutabile che la conflittualità deflagra drammaticamente proprio all’interno del processo.

Molti genitori, infatti, palesano una grave inidoneità ad esercitare correttamente il loro ruolo soprattutto nella fase patologica, dimenticando che i figli sono i primi a subire la disgregazione della famiglia e i primi a rimanere depauperati dalla separazione dei genitori.

Non si può disconoscere che il processo nasce da una situazione di contrasto e di reciproca insoddisfazione.

È comprensibile che le parti covino sentimenti negativi, rabbie, frustrazioni dalle quali sorgono rivendicazioni e pretese.
Tuttavia, proprio nei processi della famiglia – pur nella necessaria affermazione dei diritti lesi – l’avvocato deve attivarsi per mitigare gli aspetti conflittuali e per indirizzare le parti verso il miglior assetto possibile per il futuro.
Nella crisi della famiglia, infatti, a differenza delle controversie civili e commerciali, la relazione non si interrompe: i legami, soprattutto in presenza di figli minori di età, permangono dopo l’epilogo anche per molti anni.
Pertanto, in un simile scenario l’avvocato – evitando strategie inutilmente aggressive – dovrebbe assumere un comportamento protettivo del minore coinvolto nel conflitto della coppia genitoriale, proprio in funzione del ruolo che il rappresentante tecnico è chiamato a svolgere nelle cause di famiglia.

https://www.oralegalenews.it/wp-content/uploads/2022/01/Filippo-Romeo-I-diritti-del-minore-nelle-controversie-familiari-fra-novita-giurisprudenziali-e-propsepttive-di-riforma.pdf

l saggio è stato pubblicato sulla rivista Familia

Image credit: Pexels da Pixabay

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