Ingiustizie
di Anna Losurdo
Sembra un paradosso.
I dati ci raccontano che il mondo non è mai stato così bene.
Nonostante il fatto che, secondo i dati della Banca mondiale, il numero di uomini e donne estremamente poveri sia aumentato a causa del Covid.
La povertà è drasticamente ridotta rispetto al passato ma ovunque, nel mondo, crescono insoddisfazione, insicurezza, individualismo, conflitti generazionali, di genere, con i migranti.
Il nuovo World Inequality Report, recentemente diffuso dal World Inequality Lab, presenta i dati aggiornati sulle disuguaglianze nel mondo analizzandole per distribuzione della ricchezza, reddito, genere e ambiente.
Se davvero vogliamo ridurre le diseguaglianze dobbiamo riscrivere il contratto sociale che ci lega in modo che sia più generoso e inclusivo.
Ripensare tutta la organizzazione della società.
Dall’assistenza all’infanzia a quella agli anziani, dall’educazione nella primissima infanzia alla formazione dei giovani e all’apprendimento in età adulta, dalle esigenze di flessibilità e di sicurezza nel mondo del lavoro alla promozione dell’occupazione femminile e della riqualificazione professionale, dall’assistenza sanitaria universale e gratuita alla previdenza sociale, dagli interventi sull’età pensionabile ai provvedimenti in materia di cambiamenti climatici.
La riscrittura necessita, però, della individuazione consapevole di alcuni punti fermi.
Perchè il modo in cui è strutturata una società incide profondamente sulla vita delle persone e sulle opportunità che offre loro.
Innanzitutto, dobbiamo essere pienamente consapevoli che le regole della nostra convivenza sono state scritte per un mondo in cui le donne non lavoravano, fatta eccezione per il lavoro non retribuito (di cura, in senso stretto e in senso lato).
Per la prima volta nella storia del mondo, all’università ci sono più donne che uomini.
Ebbene, il nuovo contratto sociale deve aiutarle a stare nel mercato del lavoro, cambiando drasticamente la gestione dei figli.
Attualmente le donne guadagnano solo un terzo del reddito da lavoro di tutto il mondo.
Ridistribuire il lavoro non pagato con strumenti normativi per forzare e non solo per incoraggiare paternità e congedi per gli uomini.
Inoltre, le nuove tecnologie hanno scardinato il vecchio contratto sociale mentre la precarietà ha fermato la mobilità tra le classi e tra le generazioni: in molti paesi europei i figli sono consapevoli di vivere peggio dei propri genitori.
In giro c’è meno successo e ci sono più vite fallite e ciò è dovuto agli effetti di un’epoca di contrazione, densa di torti subiti e di ingiustizia. Non possiamo non accorgerci della povertà e delle vite ferite con le quali condividiamo il nostro tempo.
La pandemia ha messo a nudo il fallimento del sistema che avevamo costruito, rivelando quanto sia inadeguato.
Dare le stesse opportunità a tutte e a tutti, a prescindere da dove si è nati, dalla classe sociale, dal genere.
Rompere le barriere sociali e culturali, garantendo sicurezza economica e sanitaria.
Investire nell’istruzione perché ri-paga anche se costa: sviluppare i talenti e recuperare i talenti sfumati (i cd. lost einstein).
Assicurare una equa distribuzione dei rischi attraverso la regia pubblica.
Ridurre la precarietà imponendo garanzie alle aziende in merito a previdenza e assistenza sanitaria.
Garantire un mercato del lavoro meritocratico e contrastare in maniera effettiva le violazioni, l’evasione fiscale e la corsa ai profitti a ogni costo.
Anche le Città devono cambiare, trovando i propri tratti identitari nell’inclusione e nella solidarietà.
La partecipazione e l’educazione alla solidarietà per tutta la cittadinanza, con il supporto delle istituzioni del territorio e con una particolare attenzione alle donne, ai giovani, agli stranieri e agli anziani e anche mediante la creazione di posti di lavoro socialmente innovativi.
Occorre, quindi, rimodulare il rapporto tra ciò che la società deve agli individui e quanto deve dare ogni individuo in cambio, così ricalibrando gli obblighi reciproci.
Convincersi che il nostro interesse e quello altrui non devono necessariamente confliggere.
Dobbiamo, dunque, trovare un nuovo paradigma che riformuli radicalmente le modalità di cooperazione tra Stato e famiglie, tra uomini e donne, tra lavoratori e imprese, in tutti gli ambiti.
E, soprattutto, che riequilibri in modo più equo e responsabile la relazione con le giovani generazioni e con quelle a venire, per preservarne il futuro.
È necessario animare le speranze e nel contempo cambiare l’attuale stile di vita: le competenze non sempre sono immediatamente monetizzabili e la fatica è un buon ingrediente della vita.
“La diseguaglianza è sempre una scelta politica”
Lucas Chancel
Image credit: 849356 da Pixabay
di Anna Losurdo, su Ora Legale NEWS
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