L'altra metà della scienza

L’altra metà della scienza

di Anna Losurdo

“Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi”

Rita Levi Montalcini

Ad oggi solo ventiquattro donne in tutto hanno ottenuto un Nobel in campo scientifico.
Quante esperienze e quante eccellenze sono rimaste nell’ombra? Molte sono state, semplicemente, ignorate. A molte non è stato perdonato il fatto di rappresentare un ideale femminile distonico. Altre ancora hanno visto premiati i loro colleghi per le stesse ricerche.
Ci è stata raccontata una storia dello sviluppo e dell’innovazione sempre al maschile.
Quello delle donne nella scienza è un universo ancora sconosciuto ai più.
L’altra metà della scienza, appunto.

Più di cento scienziate tenute in ombra per secoli vengono restituite alla memoria: un lavoro iniziato nel 1997 dalle autrici e via via aggiornato

Eppure, l’opinione, ancora diffusa, “le donne non sono portate alla scienza” è solo uno stereotipo, per quanto difficile da cancellare. Ma nel terzo decennio degli anni duemila è ancora necessario ribadirlo.
Ancora nel 2006 il rettore dell’Università di Harvard, Larry Summers, dichiarò “le donne “inadatte” alla Scienza” e fu, per questo, costretto a dimettersi.

In realtà non ci sono ragioni scientifiche a supporto di una simile “tesi“: è solo il frutto del lavoro quotidiano, capillare, pervasivo degli stereotipi, per l’appunto.
Bambine tuttora indirizzate verso i tradizionali compiti di cura, a iniziare dai giochi. Assenza di esempi e di modelli di riferimento. Comunicazione generalista ancora basata sulla riproduzione di stereotipi.
E, infine, la comunicazione scientifica che dà poco spazio alle donne, anche quando si tratta di progetti di ricerca eccellenti e di alto impatto sociale.

Uno dei modelli più persistenti nella distribuzione del potere è proprio quello delle disuguaglianze tra donne e uomini.

È solo uno degli esempi di segregazione orizzontale ancora presenti nella nostra società patriarcale. Ossia una sotto- o una sovrarappresentanza delle donne o degli uomini in determinati settori e occupazioni, che non risponde ad alcun criterio ma evidenzia l’esistenza di stereotipi sociali legati al genere. L’insieme di ruoli, comportamenti e atteggiamenti che le società definiscono appropriati per donne e uomini in base al “genere“.

Poiché le ragioni non sono da ricercare nelle attitudini femminili, è necessario rimuovere gli ostacoli che le donne incontrano.

Col ‘900, in Italia, arriva per le donne il diritto allo studio ma non basta.

Fino al ‘900 le donne, oltre che delle doti intellettuali, dovevano disporre di una forte motivzione per uscire dal ruolo che la società imponeva loro e dovevano avere accanto un mentore, che aprisse loro le porte della comunità scientifica.

Nel corso degli ultimi decenni la situazione è di certo migliorata, sebbene con grande fatica e molto lentamente.

Il Goldman prize 2021, Nobel per l’ambiente, è stato assegnato a 5 donne su 6:

Sono “leader che hanno le potenzialità per ispirare altre persone ordinarie a compiere azioni straordinarie per proteggere la Terra” e a loro va il merito di insegnare qual è il percorso da seguire per mantenere l’equilibrio con la natura, chiave per la nostra sopravvivenza.

Sara Sesti

Le studentesse dei corsi di laurea STEM hanno performances accademiche migliori degli studenti, nonostante la loro partecipazione sia inferiore.
Ma la forbice si allarga col progredire della carriera accademica. Pochissime arrivano alla ricerca e ancora meno hanno accesso ai ruoli di vertice nelle Università e nei centri di ricerca.

La particolarità della ridotta presenza delle donne in ambito scientifico, tecnologico e accademico impone di tenere conto dei fattori specifici per porvi rimedio. Quante donne ci sono e cosa fanno; quali ruoli ricoprono; quali difficoltà affrontano per farsi spazio in un mondo tradizionalmente maschile; l’elevato tasso di fuga dal contesto scientifico; il difficoltoso passaggio dal dottorato a una carriera accademica sostenibile; le conseguenze negative del ricorso a contratti a breve termine; il mancato uso di “curriculum ciechi”.
E non va trascurato, infine, l’impatto della mancanza di diversità a livello gestionale e politico.

E’ il solito soffitto di cristallo per cui, ai vertici, dove ci sono prestigio e visibilità, i tanti talenti femminili spariscono e la selezione avviene solo sugli uomini.
Questa condizione ha carattere planetario, ma in Italia siamo ancora più indietro: siamo il Paese europeo con più pregiudizi nei confronti delle donne nella ricerca.

Abbiamo bisogno di cultura scientifica

Sebbene l’Italia sia tra i paesi con la più alta percentuale di donne iscritte nei corsi scientifici, al contempo presenta uno scarso numero di iscritti complessivo a facoltà scientifiche. Infatti, solo il 25% del totale degli iscritti frequenta un corso di istruzione STEM (contro il 28% della media Europea).
A livello europeo, l’Italia si posiziona sopra i dati di media sia per quanto riguarda la percentuale di ragazze che scelgono corsi STEM sul totale delle iscritte (17% vs 16%) che per la percentuale delle ragazze sul totale degli iscritti alle facoltà scientifiche (36% vs 31%) (https://www.assolombarda.it/media/comunicati-stampa/osservatorio-talents-venture-e-steamiamoci).

E lo spreco di risorse umane (il grande numero di donne con alta formazione che rimangono escluse dal mondo della ricerca) di certo non aiuta lo sviluppo.
Tanto vero che la Comunità europea ha collocato il problema in un ordine macroeconomico: occorre ripensare un’intera cultura e non solo l’organizzazione del lavoro. La lotta contro l’ineguale presenza delle donne nel mondo scientifico impone il cambiamento delle culture e degli atteggiamenti fuori e dentro quel mondo.

Persiste, infatti, un sistema dominante difficile da scardinare perché in uso da millenni.
Il dominio maschile è una visione del mondo propinata come l’ordine naturale delle cose. Non sempre contrastato, nonostante molte donne abbiano acquisito consapevolezza del proprio ruolo nel mondo e delle proprie capacità.
Perchè il mondo è fatto di uomini e donne e questo deve rispecchiarsi ovunque e la gestione del problema delle disparità di genere richiede impegno e azione da parte di tutti e di ciscuno.

https://www.fujifilm.it/women4women/second_issue/
https://www.onuitalia.it/giornata-internazionale-delle-donne-e-delle-ragazze-nella-scienza-11-febbraio-2021/

Image credit: Arek Socha da Pixabay

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