Servirà la riforma del C.S.M.?

Servirà la riforma del C.S.M.?

di Tania Rizzo (Avvocata in Lecce)

Sono trascorsi una manciata di giorni da quando il Presidente Mattarella, rivolgendosi ai magistrati presenti nella loro Scuola di Scandicci, ha detto chiaramente che il tempo dei balocchi, delle finzioni che tutto vada bene madamadorè e dei traccheggiamenti è terminato.
D’altronde, a ben pensare, non è certo da due anni a questa parte, come emerso necessario con la nota e triste vicenda Palamara, che si parla di riformare l’organo di governo del terzo potere dello Stato e più se ne parla più cala vertiginosamente il senso di fiducia dei cittadini verso coloro che amministrano la giustizia.

Il Consiglio Superiore della Magistratura è rovinosamente inciampato, chissà quanti anni prima che si sapesse pubblicamente, in quel tipo di accordi do ut des tipici della peggiore politica basata su scambi di potere.

Al medesimo incontro di Scandicci, anche la Ministra Cartabia, continuando sulla scia di Mattarella, ha parlato apertamente di quello che, forse, i magistrati non vedono e cioè di come sia urgente tale riforma perché “… si è creato il problema della garanzia dell’indipendenza del singolo giudice anche all’interno della stessa magistratura”, come a dire che anche i magistrati indipendenti, liberi e autorevoli sono oramai schiacciati dallo stigma degli accordi e legacci di natura smaccatamente politica.

C’è da rivendicare che noi avvocati, soprattutto i penalisti, da lungo tempo gridiamo che il re sia oramai nudo e che occorrano azioni di riforma sia del CSM sia della procedura disciplinare.
Non a caso, la componente associativo/politica più forte della magistratura, l’A.N.M., non ha mai gradito gli strali che arrivavano dalle toghe forensi, spesso rimandando al mittente le accuse e i dubbi di eccessiva politicizzazione, così come più in generale la magistratura italiana non ama la presenza degli avvocati nelle faccende interne (ricordate il caso di Bari e del consiglio giudiziario?).

Tuttavia, la situazione è esplosa e urgono correttivi coraggiosi. Sì, ma quali?

Poco dopo l’insediamento della Ministra si era finalmente affrontato il tema del meccanismo di elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e della rimodulazione dell’organizzazione interna di quell’organo, allo scopo di garantire un autogoverno improntato ai soli valori costituzionali del buon andamento e dell’imparzialità della giurisdizione.

Con il D.M. del 26 marzo 2021, la Ministra aveva istituito una Commissione di studio delle iniziative di riforma del sistema elettorale e del funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e di alcuni profili dell’ordinamento giudiziario, a partire dal disegno di legge di legge di iniziativa governativa.

Questa Commissione, poi, era stata articolata in tre sottocommissioni che si sarebbero dovute occupare rispettivamente:

  • la prima, delle valutazioni di professionalità dei magistrati, dei consigli giudiziari, della selezione per gli incarichi direttivi e semi direttivi e per l’accesso a funzioni di legittimità, della disciplina dell’accesso alla magistratura e degli illeciti disciplinari;
  • la seconda sottocommissione si doveva occupare dell’organizzazione degli uffici giudicanti e requirenti, dell’organizzazione degli uffici del Massimario, della disciplina dei rapporti tra magistrati e l’attività politica;
  • infine, la terza sottocommissione si doveva occupare del funzionamento del Csm e del giudizio disciplinare.

Ad oggi, però, questa riforma complessiva, pure perseguita dal Governo Draghi, risulta ancora pendente e le motivazioni di tale attesa non si crede siano rinvenibili nel solito via-vai di accordi partitici per l’approvazione parlamentare.

D’altronde, per dare nuovo vigore alla fiducia dei cittadini, basterebbe servirebbero contestualmente altri e decisivi atti di coraggio.

La separazione delle carriere, anzitutto, per concretizzare finalmente l’égalitè des armes fra accusa e difesa anche sotto un profilo formale, perché, siamo sinceri, trovare il p.m. chiuso con il giudice in camera di consiglio prima che inizi l’udienza e sentirsi dire che tanto sono “colleghi” non aiuta certo a credere all’indipendenza del giudice anche se quel singolo giudice è assolutamente libero e indipendente.

Servirebbe, inoltre, una decisiva riforma sulla responsabilità diretta della magistratura che, chissà perché quando si tratta di reclamarne la responsabilità circa condotte esasperate o sciatte che ricadono gravosamente, a volte irreparabilmente, sulla pelle dei cittadini, si trincera dietro a giustificazioni su quella autonomia altre volte silenziosamente dimenticata.

Nelle ultime ore, proprio la Ministra Cartabia ha palesato il suo gradimento verso una proposta parlamentare di assegnazione ad una Alta Corte del disciplinare della magistratura, la quale non godrebbe più della giustizia domestica finora totalmente inefficace; ma resta aperta la partita sulla responsabilità e sul risarcimento diretto dei danni che, per essere ben compresa, deve essere correlata ad altra faccia della medaglia come l’esborso dello Stato in materia di ingiusta detenzione.

Insomma, se riformeranno il C.S.M. senza riformare i limiti in cui la magistratura, inquirente e giudicante, deve imparare a gestirsi, non solo la stessa non riacquisterà credibilità sociale e autorevolezza ma ogni altra novità normativa anche relativa a processo avrà efficacia pari a zero.

di Tania Rizzo su Ora Legale NEWS

Image credit: Rajesh Balouria da Pixabay

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