Scienziate nel terzo millennio
di Paola Furini (Avvocata in Milano – FronteVerso Network)
L’acronimo STEM (dall’inglese Science Tachnology Engeneering and Mathematics) è ormai entrato nel linguaggio comune.
È un termine universalmente usato per indicare le discipline scientifico tecnologiche e i relativi corsi di studio.
Gender gap è una locuzione inglese entrata nel linguaggio corrente.
Viene usata per riferirsi a un divario retributivo tra il genere maschile e quello femminile.
Noi che amiamo la nostra lingua non amiamo usare parole di origine straniera e tante volte le sostituiamo.
Tuttavia, come dice Antonio Zoppetti in un bellissimo articolo su La Treccani datato 4 settembre 2019, “Sostituire gli anglicismi con i corrispettivi italiani non è un vezzo da puristi anacronistici, non significa tornare alla guerra contro il “barbaro dominio” di epoca fascista, né negare che le lingue vive evolvono anche attingendo da quelle straniere (ed è un bene che lo facciano)“ .
STEM e GENDER GAP sono tra quelle parole globalmente conoscibili e conosciute che funzionano anche nella nostra lingua, senza necessità di essere tradotte.
Di “STEM” e “GENDER GAP” si è occupata l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che ha raccolto e analizzato una serie di dati molto interessanti da cui è emerso che le ragazze iscritte a corsi STEM presentano risultati accademici più elevati ma tassi di occupazione e retribuzione più bassi rispetto agli uomini
Certamente non è una novità. Succede da sempre. Tuttavia le percentuali in questo campo sono spaventose e le ragioni vanno cercate nella storia.
Le scienziate sono sempre esistite anche se spesso non hanno lasciato traccia o hanno avuto sorti terribili.
Come non ricordare Ipazia, immensa donna, astronoma e matematica, vissuta nel IV secolo d.C. ad Alessandria d’Egitto che finì la sua gloriosa esistenza trucidata da un branco di fanatici.
Nel Medioevo è vissuta la monaca Ildegarda da Bingen che fu considerata una guaritrice dai miracolosi poteri. Ci sono voluti più di mille anni perché fosse proclamata “Dottore(ssa) della Chiesa”. Ildegarda è morta di vecchiaia ma è altamente probabile che se non fosse stata una monaca avrebbe avuto una sorte diversa. Sappiamo tutti infatti che nel Medioevo c’era la caccia alle streghe e si dice che di guaritrici ne siano state bruciate tante.
In età vittoriana è vissuta Beatrix Potter, universalmente conosciuta come l’autrice e l’illustratrice di Peter Rabbit. Pochissimi sanno che è stata una grande botanica e che le sue illustrazioni dei funghi sono state usate da tutti i moderni micologi.
Abbiamo dovuto aspettare il 900 perché il lavoro delle scienziate fosse riconosciuto, anche se i numeri dei Nobel ci parlano ancora di discriminazione: 18 scienziate e 550 scienziati!
Tra le storie concluse con il successo che meritavano ci sono quella di Marie Curie e di Rita Levi Montalcini.
Va detto però che la discriminazione cesserà solo quando tutte le donne avranno l’opportunità di essere scienziate senza dover essere geniali.
Nel nuovo millennio qualcosa è finalmente cambiato.
Di questi giorni è la notizia che Maria Chiara Carrozza è stata nominata presidente del Cnr (sigla che indica il Consiglio Nazionale Ricerche), ente pubblico con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca scientifica e tecnologica nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni favorendo il progresso scientifico, tecnologico, economico e sociale.
Che il soffitto di cristallo si sia rotto? Lo speriamo tutti/e.
Image credit: Okan Caliskan da Pixabay
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