(IN)COMPRENSIONI
Comprendo le tue ragioni, le ho talmente fatte mie che sono convinto che hai davvero ragione. Tuttavia, proprio adesso che le ho così ben comprese, ti dico che hai torto.
Pare che, secondo quanto riferisce uno studio pubblicato sul quotidiano The Guardian (Oliver Burkeman, The Guardian, Regno Unito 25 febbraio 2019 ), le cose funzionino così. Non si tratta, cioè, di affermare valori meramente oppositivi rispetto alle tesi avverse ma, molto più sorprendentemente, è proprio la consapevole penetrazione nelle ragioni dell’altro che ci spinge a contrastarle.
Anche lo smettere di pensare che la malafede nell’altro non esiste e che l’altro, perciò, non sbaglia, non ci è di aiuto. Il presunto pensiero illogico altrui ci cattura, ci vince. Lo combattiamo, non c’è niente da fare.
<< Mettersi nei panni degli altri, a quanto sembra, ce li fa apparire ancora più diversi.>>. I risultati sono pubblicati su Psychological Science, una rivista dell’Associazione per le scienze psicologiche. [Perspective Taking and Self-Persuasion: Why “Putting Yourself in Their Shoes” Reduces Openness to Attitude Change. Rhia Catapano, Zakary L. Tormala, Derek D. Rucker. First Published January 29, 2019. https://doi.org/10.1177/0956797618822697].
Sarà che, inconsapevolmente, come sostiene Schopenauer nel suo stratagemma 1 (cfr. “L’arte di ottenere ragione” Arthur Schopenauer), siamo indotti a portare l’affermazione dell’avversario al di fuori dei suoi limiti naturali. Per comprenderla, la dilatiamo. La esageriamo, allargandola. Pur comprendendola, la esponiamo a quantità infinite di punti di attacco. La nostra ragione invece? Ristretta, precisa. Ben difficile da attaccare.
Insomma, alla fine della fiera, nessuno ci smuove dalla nostra opinione. Così va la vita, così continuerà ad andare. “Avere ragione non significa possedere una verità oggettiva”.
Ho talmente compreso le mie affermazioni che non posso che darmi torto. Non ho pace.
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