“Family act”: novità per famiglie e lavoro
di Ida Grimaldi (Avvocata in Vicenza)
Il 12 maggio 2022 è entrata in vigore la legge n.32 del 7 aprile 2022, cd “Family Act”, rubricata “Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”.
La legge persegue obiettivi ambiziosi, quali il potenziamento delle misure volte a sostenere la genitorialità e la funzione sociale ed educativa delle famiglie, a contrastare la denatalità, a valorizzare la crescita armoniosa e inclusiva dei bambini e dei giovani, a sostenere l’indipendenza e l’autonomia finanziaria dei giovani, nonché a favorire la conciliazione della vita familiare con il lavoro di entrambi i genitori e a sostenere, in particolare, il lavoro femminile.
Cinque sono i diversi ambiti di intervento, che saranno attuati, previa emanazione degli appositi decreti legislativi, con due scadenze temporali diverse a seconda dell’oggetto della delega.
Nello specifico il Governo, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, dovrà adottare uno o più decreti legislativi per il riordino ed il rafforzamento di misure di sostegno all’educazione dei figli (art.2) e alla promozione delle responsabilità familiari (art.6).
Entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi per l’estensione e riordino dei congedi parentali, di paternità e di maternità (art.3), per incentivi al lavoro femminile, alla condivisione della cura e l’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro (art.4), per sostenere la spesa delle famiglie per la formazione dei figli e il conseguimento dell’`autonomia finanziaria dei giovani (art.5).
Nell’iter di approvazione del DDL, l’assegno unico universale, che rappresenta uno degli assi portanti, è stato scorporato dal Family Act vero e proprio e, per motivi d’urgenza, è stato normato da una legge delega ad hoc (L. 46/2021) (per un approfondimento sull’assegno unico cfr. https://www.cfnews.it/previdenza/assegno-unico-e-universale-per-i-figli-quid-juris-in-caso-di-coppie-separate/).
Trattasi di una riforma che più di altre punta a sostenere le famiglie italiane e la natalità nel nostro Paese, fornendo un concreto e reale aiuto.
L’obiettivo alla base è quello di promuovere la parità di genere all’interno dei nuclei familiari favorendo anche l’occupazione femminile, soprattutto nel Sud Italia.
Tra le novità più significative si segnala il potenziamento dei congedi parentali, laddove la riforma si intreccia con l’attuazione delle direttive europee.
L’obiettivo, nell’ottica di una maggiore parità di genere, è quello di estendere ulteriormente il periodo di congedo, obbligatorio per il padre lavoratore nei primi mesi di nascita del figlio, rispetto agli attuali 10 giorni.
Il congedo, inoltre, dovrà essere concesso a prescindere dallo stato civile o di famiglia del lavoratore e non dovrà essere subordinato ad una determinata anzianità lavorativa e di servizio.
Una maggiore flessibilità è prevista anche in tema di permessi retribuiti dal lavoro. Questi potranno essere utilizzati per accompagnare le donne in gravidanza ad una visita ginecologica e per i colloqui scuola famiglia.
I permessi, in linea con le direttive europea, sono previsti per una durata pari ad almeno 5 ore.
Non mancano, tuttavia, tutele anche nei confronti dei datori di lavoro laddove, con riferimento al congedo di paternità, i decreti attuativi dovranno indicare in maniera esplicita un ragionevole periodo di preavviso entro cui il lavoratore dovrà comunicare al datore di lavoro la fruizione del congedo.
Sono previste, inoltre, misure a favore del lavoro femminile, come gli incentivi per i datori di lavoro che adottino modalità di lavoro flessibili, con facoltà dei lavoratori di chiedere, secondo le previsioni dei medesimi contratti, il ripristino dell’originario regime contrattuale; ulteriori incentivi per le imprese sono previsti, inoltre, per sostituzioni di maternità, per il rientro delle donne al lavoro e per le attività di formazione ad esse destinate.
Altro punto centrale della riforma è quello che assicura il protagonismo dei giovani under 35, promuovendo la loro autonomia finanziaria tramite un sostegno per le spese universitarie e per l’affitto della prima casa.
Trattasi di novità di rilievo, considerato che nel nostro Paese, ancora oggi il 23,1% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora e vive a casa con i genitori. Fondamentale, dunque, la loro autonomia finanziaria, così come la possibilità economica per le giovani coppie di trovare casa, nell’auspicio che ciò possa frenare la denatalità.
Sono previsti, infine, interventi a supporto della responsabilità genitoriale, laddove il Governo, nell’emanazione dei decreti attuativi, dovrà promuovere la “diffusione di attività informative e formative volte a favorire la conoscenza sui diritti e sui doveri di genitori…con attività di supporto nelle diverse fasi della vita familiare e di sostegno alle scelte dei genitori, anche mediante attività di mediazione familiare” (art. 6 L. 32/2022).
Da un punto di vista operativo ci sarà molto da fare poiché la Legge Delega contiene un pacchetto di misure che saranno attuate previa emanazione degli appositi decreti legislativi e previa adeguata copertura finanziaria. Tuttavia gli ambiti di intervento della legge disegnano già i possibili scenari del prossimo futuro Welfare per le aziende e per le famiglie.
Credits: Julien Malland aka Seth Globe painter, Les Mégapoles, 2011
Di Ida Grimaldi, su Ora Legale News
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