Ditegli di sì. Sempre.

Ditegli di sì. Sempre

Ve lo ricordate Michele? Quello appena uscito dal manicomio nella ben nota commedia di Eduardo De Filippo? Ma dai, quello che crede a tutto ciò che gli viene raccontato o semplicemente detto. Beh, siamo più o meno arrivati a questo. Alzi la mano chi non ha mai conosciuto un Michele. Il vero guaio è che quel Michele, nella sua folle frenesia, giunge al culmine del suo personalissimo vissuto quando decide di tagliare la testa ad altro personaggio per guarirlo (a suo modo) dalla pazzia. Patologia, ovviamente, del tutto inventata dal protagonista della commedia. “…la vostra malattia va ricercata nell’ostinata posizione che prende l’umanità che è quella di volere ragionare a qualunque costo…” .
Di “Michele” in giro ve ne sono a migliaia. A partire da coloro i quali credono di essere diventati saggi sol perché una barba canuta ha ricoperto il loro volto (o, per lo meno, una parte di esso). Nessuno dirà loro che di canuto vi è soltanto l’età. Nessuno glielo dirà. Almeno fino a quando conserveranno marginali posizioni di teatrale supremazia. V’è pure chi, pur non avendo barbe bianche da esibire, necessita di servi sciocchi per esercitarsi nell’arte profetica del non dir nulla pur consumando eserciti di frasi e parole addirittura per esprimere laconici apprezzamenti sulle ricorrenze stagionali. Oggi, ad esempio, sarebbe magnifico leggere qualcosa da qualche solone in giro per il mondo a proposito del fatto che le nuvole sono solo passeggere o che il cielo è sempre più blu o che non esistono più le mezze stagioni. Diciamo loro sempre di sì. Luoghi comuni del pianeta unitevi. Io che posso mai dire? Vediamo…ah, sì. “…Ferragosto, moglie mia non ti conosco!..” Ditemi sempre di sì che poi, alla fine, non voglio più sentire, né vedere, né mai più parlare. Ditemelo e basta. Anzi, EBBASTA.
la causa di tutti i mali, dov’è? Nella testa!

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