ROMA CAPUT MUNDI REGIT ORBIS FRENA ROTUNDI
Forse, chissà. Non più, temo.
In realtà è un luogo dove è del tutto naturale consumare divisioni, spaccature. Programmate o meno che siano (per lo più programmate in gran segreto) è un luogo da evitare. Tutto si regge sul nulla, sul vuoto pneumatico di immaginifiche trame. Frasi ad effetto, destinate a convincere i molti, troppi cazzari che gravitano attorno, chessò, alla colonna traiana, invece che davanti al mausoleo di Adriano (oggi Castel Sant’Angelo). Luogo di transito senza futuro, espressione massima della oramai trasformata liquidità del mondo in miscela gassosa ancor più impalpabile e inafferrabile. L’approssimazione raggiunge il suo punto apicale quando qualcuno si sforza di difendere, per esigenze di sopravvivenza, la imperante e distruttiva cultura didascalica che ci sta sommergendo. Cazzari mascherati, senza arte né parte, impegnati a ossessivamente validare il “panem et circenses”, quale massima aspirazione del popolino attratto da pensieri demagogici a manetta. Siamo qui, in questo luogo, caduti in una trappola. Stupidi che siamo e siamo stati. Stupiti dalla abilità con cui siamo stati attratti nel nulla. Che noia mortale ritrovarsi a non essere se stessi sia pure per un solo istante. Vietato, per il futuro, farsi convincere a viaggiare a velocità inferiori alla propria media esistenziale. Siamo al doppio zero. Peggio dello zero assoluto.
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