Scherzare col fuoco
Mettiamola così: c’era un tipo, tale Prometeo, che s’era messo in testa di fare il benefattore dell’umana stirpe. Vabbé. Ci sta pure però che s’era affannato a donare il fuoco agli uomini (anche se lui, presuntuosetto, credeva di averlo creato). Una roba che solo un cugino di Zeus poteva pensare. Sta di fatto che, ingannando il cugino importante, decise di rubare i c.d. semi di fuoco dalla ruota del sole. Mo’ le cronache dell’epoca riferiscono pure che la sottrazione avvenne, forse, grazie al furto di quel fuoco che ardeva nella fucina di Efesto. Come fu o come non fu, il fatto venne commesso. In nome del popolo umano e sovrano, il fattaccio avvenne. Mica si scusò. Prometeo, smargiasso e supponente, visto il favore del popolo, sperava di farla franca. Processatemi, dài. Processatemi, sù. Ingenuo. La collera del cugino, che si stava mangiando il fegato per la rabbia, non si fece attendere. Ma come? Il cugino? Essì. Per farla breve, Prometeo venne incatenato ad una roccia con lacci d’acciao. Ovviamente nessun tribunale degli dei servì alla bisogna. Un’aquila fu incaricata di divorargli il fegato. La storia, poi, pare finì anche bene e la povera aquila eliminata da tale Eracle che passava da lì per caso. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene nonostante tutto. Salvi tutti, tranne l’aquila -porella-. La solita faccenda tra potenti o presunti tali. Il fatto è persino irrilevante. Tanto rumore per nulla. Al popolo non gliene importava una cippa lippa di niente: il fuoco lo avevano e dovevano anche pagare le bollette per il consumo. La storia nemmeno si ricorda più dell’aquila.
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