TEMPERATURE IN RIALZO
ovvero, ciò che nessun DPCM può annientare
Al di là della indotta Demenza Per Concessione Ministeriale, restano in piedi, in questa traballante incertezza, norme di indiscusso valore etico, prima ancora che giuridico.
Come eloquentemente scritto da altri “occorre assumere protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia possibile rispettare la distanza inter-personale di almeno un metro, garantire la dotazione di adeguati strumenti di protezione individuale.” (cfr per tutti “C’è il CoViD19, ma non adeguati dispositivi di prevenzione: sciopero o mi astengo? di Alessandra Ingrao, Giustizia Civile).
L’invito o la raccomandazione che dir si voglia è inequivocabilmente diretta al datore di lavoro.
Inutile nascondersi dietro un dito. Il Diritto, quello vero e non quello camuffato da più o meno eleganti alchimie ministeriali che, per dirla con Sabino Cassese hanno “stropicciato” la nostra Costituzione, già prevedeva e prevede prescrizioni poste a tutela dei lavoratori. Ci si riferisce alle norme (di legge ordinaria e non riconducibili a variegate declinazioni amministrative in attesa di diventar leggi dello Stato) di cui agli artt. 2087 del codice civile, nonchè a quelle di cui al D.lgs. del 9 aprile 2008 nr. 81 (il T.U. sulla salute e sulla sicurezza).
Qui il problema che viene in rilievo è quello afferente alla possibilità per il lavoratore subordinato, non adeguatamente garantito dal datore per quel che attiene alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro (massimamente in questo tempo sospeso dal virus covid-19) e, dunque, non adeguatamente tutelato quanto alla sua integrità fisica e alla sua personalità morale, di allontanarsi dal luogo di lavoro, “disobbeddendo” al suo datore.
Per dirla tutta, l’articolato sistema messo in piedi dal governo attraverso la suddetta attività provvedimentale amministrativa, pur nella sua non completa (o del tutto mancante) indicazione di adeguati parametri e misure atti a garantire la salute dei lavoratori, in realtà, ha semmai finito con il rafforzare l’operatività di quegli strumenti normativi di cui innanzi.
In questo contesto e pertanto nell’ipotesi su delineata, a fronte delle mancanze/violazioni da parte del datore, ben potrà il lavoratore legittimamente rifiutarsi di eseguire la propria prestazione, anche paralizzando la eventuale contro-pretesa datoriale, secondo quanto dispone l’art. 1460 del codice civile (eccezione d’inadempimento).
Il confronto tra le norme citate, unitamente ad una lettura di più ampio respiro a carattere costituzionale e comunque armonizzata con gli obblighi di correttezza e buona fede contrattuali, non può che condurre alla prospettata conclusione.
Datore di lavoro, ovviamente sempre responsabile ma intravedo all’orizzonte molti problemi e notti insonni per il c.d. responsabile della sicurezza. Se scrivo Security Manager sembra più importante e figo? Fa lo stesso. Il problema rimane. Anche in inglese.
Prevedo temperature in rialzo. Chissà, magari mi sbaglio.
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