Da uguaglianza a efficienza

Da uguaglianza a efficienza

di Paola Profeta (Professoressa ordinaria Università Bocconi – Pro-rettrice per la Diversità, Inclusione e Sostenibilità)

Le politiche pubbliche che riducono le disuguaglianze – di età, di reddito, di genere- sono al centro della mia ricerca nel campo dell’economia. In una prima fase ho analizzato i sistemi di welfare state e in particolare il sistema pensionistico e i rapporti intergenerazionali.

In parallelo, ho studiato il sistema di tassazione del reddito nella sua natura progressiva e redistributiva di riduzione delle disuguaglianze.
L’approccio che ho sviluppato è stato nel filone della Political Economy, ovvero lo studio delle relazioni tra elementi economici e politici che determinano il disegno, la fattibilità e l’implementazione delle politiche pubbliche.

Da lì, in una seconda fase, mi sono spostata ad analizzare le politiche pubbliche a favore di una delle disuguaglianze più grandi del nostro Paese, quella di genere.
In Italia, solo una donna su due lavora, un dato che ci colloca in fondo tra i paesi europei.
Poche donne raggiungono le posizioni di vertice e con molteplici ostacoli.
Tutto questo nonostante gli studi concordino nel ritenere la parità di genere non solo una questione di equità ma anche di efficienza, un investimento importante per la crescita del Paese.

Nel campo dell’economia di genere le mie ricerche hanno avuto un grande impatto, sia nell’accademia, sia nella policy e nella business community.
Oggi studio le disparità di genere sotto varie dimensioni, dall’istruzione, al mondo del lavoro, alla politica. Anche se mi sono impegnata spesso in passato in lavori di tipo teorico, oggi la mia ricerca è soprattutto empirica, basata sull’analisi dei dati e la valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche.

La mia ricerca ha un impatto.
Questo è un punto comune di tanti studi che ho fatto.
Un esempio importante è stata la ricerca sull’introduzione di quote di genere, in politica e nelle imprese.
I miei studi sull’impatto dell’introduzione di quote di genere nei consigli di amministrazione e collegi sindacali di società quotate italiane (legge Golfo-Mosca 120/2011) hanno dimostrato che le quote non sono solo uno strumento efficace per aumentare la rappresentanza femminile nelle posizioni decisionali, ma possono anche aumentare la qualità dei rappresentati.
Questo perché se le donne in assenza di quote sono discriminate o comunque non considerate per posizioni di vertice, ma sono capaci e competenti tanto quanto gli uomini, le quote permettono di avere donne qualificate in posizioni decisionali.
Gli uomini meno qualificati dovranno lasciare spazio alle donne con qualifiche superiori, con il risultato che la qualità media complessiva aumenterà.
Un meccanismo che nasce per ragioni di uguaglianza ma raggiunge anche un obiettivo di efficienza.
La prova empirica che le quote non sono necessariamente contrarie al merito, anzi.

Mi è sempre piaciuto studiare, un po’ tutte le materie, senza troppa fatica e in modo naturale.
Ho scelto la laurea in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi per la sua forte componente matematica unita all’approfondimento per i temi sociali.
Lì è iniziato il percorso che mi ha portato poi a studiare la scienza delle finanze, dove ho visto l’aspetto sociale coniugato al meglio con il rigore dell’economia.
Dopo la laurea, è venuto il PhD in Economia all’Università Pompeu Fabra di Barcellona e i due semestri di lavoro intenso sulla tesi alla Columbia University di New York.
Poi il ritorno in Italia e l’inizio della carriera accademica, prima all’Università di Pavia, poi, dopo un breve soggiorno all’Università Cattolica di Louvain-la-Neuve in Belgio, all’Università Bocconi, dove sono rimasta come professoressa associata, poi ordinaria e oggi sono prorettrice per la diversità, inclusione e sostenibilità.

Le difficoltà non sono mancate.
La nascita della mia prima figlia all’inizio del percorso è stato uno spartiacque.
Ventidue anni fa (ma un po’ ancora oggi) essere madre all’inizio della carriera significava avere la strada più in salita degli altri, dover dimostrare ogni giorno di essere in grado di perseguire una carriera di successo, con impegno e determinazione.
Ogni passaggio di carriera è stato impegnativo, il passaggio a ordinario è stato una prova di sopravvivenza.
Come ho scritto nel mio ultimo libro “Gender equality and public policy. Measuring progress in Europe” Cambridge University Press – tradotto in italiano da Egea – mi auguro che le mie figlie, nate nel 2001 e nel 2008, possano sviluppare la loro carriera professionale in un mondo più aperto e favorevole alla parità di genere di quello che ho vissuto io.
Limitatamente a quello in cui sono capace, io ho messo il mio impegno per contribuire a raggiungere questo risultato.

Credits: Gerd Altmann da Pixabay

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