Dalla solitudine scientifica ai brevetti

Dalla solitudine scientifica ai brevetti

di Sara Invitto (Ricercatrice universitaria di Psicologia Generale e Sperimentale UniSalento)


Sono ricercatrice universitaria di Psicologia Generale e Sperimentale presso l’Università del Salento. Insegno Psicologia generale, Scienze Cognitive e Psicologia Cognitiva e Sistemi Neurali.

I miei principali temi di ricerca e le pubblicazioni sono focalizzati principalmente sulla Cognizione chemiosensoriale. Quando sono diventata ricercatrice in Università del Salento non c’era nessun laboratorio di Psicologia Sperimentale e nulla che riguardasse il mio campo di ricerca.
Non avevo fondi di ricerca o un computer.
In una situazione di assoluta “solitudine scientifica“, ho provato a costruire strumentazione per ricerca, non avendo la possibilità di acquistare un elettroencefalografo, strumento con cui lavoravo a Roma nel Laboratorio di Psicofisiologia presso l’Università la Sapienza.
Così ho compreso che sarebbe stato possibile brevettare delle strumentazioni per ricerca.

Ora ho attivato il Laboratorio INSPIRE, laboratorio sui processi cognitivi e psicofisiologici dell’Olfatto, presso il Dipartimento DiSTeBA, nell’Università del Salento.

Non è facile brevettare all’interno dell’Università.

È necessario pagare e sostenere le spese del brevetto con i propri fondi di ricerca (l’Università non garantisce il pagamento delle tasse brevettuali, nonostante il trovato sia comunque ceduto, come proprietà, all’Università).

Ho costruito due tipi di strumentazioni, la prima sulla sincronizzazione elettroencefalica, la seconda permette, in maniera easy and “userfriendly” la stimolazione olfattiva interfacciata a strumenti di neuroimaging.
Mi ricordo che non avevo, all’inizio, alcun fondo, e comprai con i miei soldi un materiale schermante (il mu metal) da Amazon, per fare esperimenti sulla variazione di campo elettromagnetico indotta da uno stimolatore di campo.

So che era un’impresa folle credere di costruire strumenti per sé non essendo né ingegnere né fisica, ma era spinta dalla voglia di non perdere l’oggetto di studio che mi aveva formato e che tanto avevo amato, quello legato all’elettrofisiologia cognitiva.

Per questi depositi brevettuali ho ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali: il Gold Innovator Winner Award da Global Women Inventors & Innovators Network e l’European Women Innovators and Inventors Network (2017); Premio Italian Women Innovators & Inventors Network con menzione speciale nel campo dell’innovazione (2015).
Nel 2019 ho ricevuto l’Outstanding review Award di Brain Sciences.

Lavoro sulla cognizione chemiosensoriale, che più di altre è una risposta legata ad aspetti relazionali, emozionali e mnestici.

E’ inoltre un onore, per me, essere in circuiti internazionali di ricerca legata alle Neuroscienze Cognitive ed essere entrata nel consiglio direttivo della Società Italiana di Psicofisiologia e Neuroscienze Cognitive.
Dal 2010 mi occupo anche degli aspetti neurocognitivi all’interno dei fenomeni connessi alla violenza di genere.
Ho attivato una convenzione di ricerca con il Centro Antiviolenza dell’Ambito Territoriale di Lecce, il Centro Renata Fonte, attraverso la Presidente Maria Luisa Toto.
La convenzione è nata per pregressi avuti con un Centro Antiviolenza di Roma, dove avevo trovato pochissima professionalità.
Attraverso una mia tesista, abbiamo iniziato il primo lavoro di tesi all’interno del centro (era il 2010) e da lì, successivamente ho attivato le convenzioni di tirocinio per le studentesse di psicologia, la convenzione di ricerca, tanti lavori di tesi e progetti.

Il taglio psicofisiologico ed elettrofisiologico non è scontato all’interno dei centri Antiviolenza.
Uno dei risultati più evidenti delle nostre ricerche è legato al costrutto di violenza identificato dalle donne che vivono quel contesto.
La violenza viene percepita attraverso un processo di “abituazione” cerebrale, per cui le donne non entrano più in uno stato d’allerta e fuga (funzionale alla sopravvivenza) quanto si trovano davanti a situazioni di pericolo.
Questa abituazione porta al non evitamento dello stimolo connesso alla violenza e quindi all’esposizioni a potenziali situazioni pericolose.

Ora stiamo lavorando sulla correlazione tra attaccamento e risposta olfattiva in situazioni di stress cronico, quali quelle connesse alla violenza domestica.

https://www.unisalento.it/scheda-utente/-/people/sara.invitto

https://loop.frontiersin.org/people/26179/overview

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