In giro per l’Unione

In giro per l’Unione

di Nadia Germanà Tascona (Comitato scientificoFronteVerso Ntwork e Consigliera del COA di Milano)

“E’ più conveniente usare toni educati e modi cortesi anche se il nostro interlocutore è l’apoteosi dell’uomo meschino e abietto. Ciò non significa che ci si deve rivolgere a lui con l’ossequio si rende ad un Maestro, ma significa che più l’insulto è ammantato di cortesia e forbitezza più, per conseguenza acquista vigore”

così Gianluca Magi, nella introduzione del libro “La nobile arte dell’Insulto” di Liang Shiqui

Il diritto alla libertà di espressione (“freedom of speech”), sancito dal primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, è uno dei principali diritti fondamentali, sui quali si fondano i moderni Stati democratici.

A tale diritto se ne collegano altri fondamentali quali, fra i tanti, quello di diffondere e ricevere informazioni, il diritto a non essere molestato per le proprie opinioni, quello di professare liberamente la propria religione o il proprio credo politico.

Nell’ambito dell’ordinamento giuridico dell’Unione europea il riconoscimento positivo del diritto alla libertà di espressione è avvenuto di recente, attraverso il rinvio operato dal Trattato di Maastricht ai diritti riconosciuti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (articolo F) e, successivamente, con la proclamazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Carta di Nizza, oggi allegata al Trattato ed avente lo stesso valore delle norme in esso contenute (articolo 6 TUE), in cui il diritto alla libertà di espressione viene espressamente sancito dall’art. 11, il cui dettato letterale è pressoché sovrapponibile al testo dell’art. 10 della CEDU.

La libertà di espressione viene così annoverata fra i diritti fondamentali di ogni essere umano. Oltre ad essere indispensabile per la dignità e la realizzazione personale, essa costituisce il fondamento essenziale della democrazia, della pace e della stabilità, dello sviluppo sostenibile ed inclusivo, nonché della partecipazione alla cosa pubblica.

Gli Stati hanno l’obbligo di rispettare, proteggere e promuovere il diritto alla libertà di opinione e di espressione. I criteri di adesione di Copenaghen contemplano la libertà di espressione ed il pluralismo dei mezzi di comunicazione nella loro integralità, il che impone a tutti i paesi che intendono aderire all’Unione l’assunzione dell’impegno a rimuovere tutti gli ostacoli di natura legale, regolamentare o giudiziaria che possano limitarne l’esercizio.

Il diritto alla libertà di espressione richiede e merita quindi protezione non solo in sé ma in quanto presupposto e fondamento di una società democratica, caratterizzata, come ricorda l’art. 2 del TUE, dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra uomini e donne.

Di ciò occorre tener conto anche nel giudizio di bilanciamento tra il diritto alla libertà di espressione e la tutela dei diritti eventualmente contrapposti, condizionando la legittimità di eventuali limitazioni non solo al rispetto del principio della riserva di legge, ma altresì assoggettandole ad un test di necessità ed al principio di proporzionalità.
La mancanza di una adeguata disciplina delle modalità di utilizzazione dei social media e la difficile individuazione della linea di demarcazione fra un’espressione che possa considerarsi appropriata ed una che debba essere bandita, espongono il diritto alla libertà di espressione al rischio di essere seriamente conculcato.

É fondamentale allora che istituzioni democratiche che rappresentano l’interesse dei cittadini, e fra esse il Parlamento europeo, mantengano alta la guardia contro qualsiasi forma di attentato al diritto alla libertà di espressione, adottando o promuovendo l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire non solo ai propri membri ma, più in generale, a tutti gli individui, di esprimere liberamente il proprio pensiero.

Image credit: Wim Kantona da Pixabay

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