La co-scienza dell’equilibrio
di Sabrina Presto (CNR-ICMATE c/o DICCA-UNIGE)
Ieri ero in laboratorio, davanti allo schermo del microscopio a scansione elettronica.
Guardavo delle bellissime montagne chiare, a prima vista innevate, che si ergevano su un pavimento di mattonelle esagonali, più scure, precise, accostate l’une alle altre, tutte incredibilmente perfette; frutto di un attento processo di pressatura e di cottura in forno ad altissima temperatura.
Noi, donne e uomini di scienza, chiamiamo questo processo “sinterizzazione”, per non sentirci semplicemente delle cuoche e dei cuochi. Le montagne altro non erano che materia di pochi micron di altezza su un substrato di pochi centimetri e ogni mattonella misurava appena 500 nanometri.
Eppure, quel mondo, così microscopicamente piccolo, era diventato così grande ai miei occhi da farmi perdere in ogni valle e in ogni cima.
Ero così assorta che quasi non sentivo in sottofondo la radio accesa. Ma a un tratto, come un interruttore nella mia testa, la parola Cop27 ha riacciuffato la mia concentrazione e le montagne mi sono apparse per quello che erano, piccoli accumuli di materia al cospetto di discorsi molto gravi.
“[…] Sebbene sostanzialmente inferiore all’aumento annuo del 3% delle emissioni totali di CO2 fossile, registrato nei primi anni 2000, l’aumento dell’1% previsto per quest’anno è più del doppio del tasso di crescita medio dell’ultimo decennio […]”.
Un tonfo al cuore.
Sono una ricercatrice, lavoro al Consiglio nazionale delle ricerche ormai da 22 anni e la mia occupazione, la scienza dei materiali, mi è sempre sembrata un gioco divertente dal fine nobile ma forse un po’ lontano: sintetizzare materiali e combinarli insieme per produrre energia senza inquinare.
Adesso, ad esempio, sto lavorando ad un progetto dal nome COELUS.
La ricerca riguarda materiali e processi che permettono di riusare il diossido di carbonio (CO2) per produrre un combustibile rinnovabile, con un impatto serra nullo, cioè biometano arricchito con idrogeno. Il sistema è alimentato con energia elettrica ottenuta da una sorgente rinnovabile quando l’energia non può essere completamente trasferita alla rete. La notte, ad esempio, o nelle lunghe giornate estive.
Studiando la letteratura, cosa che nel mio lavoro si fa spesso, ci si perde in soluzioni altrettanto entusiasmanti, alcune piuttosto esotiche, altre incoraggianti. Molte tecnologie, infine, sono già mature per essere commercializzate.
Ma perché, allora, se ci sono così tante soluzioni green siamo ancora a questo punto?
Distogliendo lo sguardo dalle meraviglie della scienza, mi rendo conto che perdersi è entusiasmante, ma ritrovarsi importante.
Allora, quasi sempre, mi capita di imbattermi nella parola coscienza.
Il primo pensiero corre a quando ero piccola: a scuola, nelle aule piene di ottimismo tipico dei bambini e delle bambine, i due termini erano associati: “scienza e coscienza sono le uniche due parole che si scrivono con la i”.
La loro stessa etimologia, d’altronde, ci dice quanto i termini siano pensati per stare insieme: Treccani ci ricorda che scienza deriva dal latino scire, sapere e coscienza da con-scire, cioè un sapere caratterizzato da unione, partecipazione, collegamento.
Allora la domanda se sia possibile una transizione ecologica, grazie alla quale l’energia sia prodotta nel rispetto del pianeta terra, ha una risposta nella mia testa: la co-Scienza, come condivisione di scoperte e invenzioni da essa scaturite, una scienza multidisciplinare, libera da protagonismi e competizioni; ma anche la Co-scienza come consapevolezza della nostra “impronta” sul pianeta, conoscenza della complessità del problema e delle scelte percorribili sia in termini di tecnologie che di ricadute sociali.
La coscienza sarà decisiva per le future generazioni che, insieme, potranno trovare la soluzione alla crisi climatica restando in equilibrio, tra loro stessi e il pianeta.
https://www.cnr.it/
https://scholar.google.com/citations?user=pAlLDdwAAAAJ&hl=it&authuser=2
https://publications.cnr.it/authors/sabrina.presto
Credits: Shubham Dhage on Unsplash
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