La voglia di capire il mondo
di Luisa Torsi (Ordinaria di chimica – Uniba)
Sono professoressa ordinaria di Chimica presso l’Università degli Studi di Bari e ho anche una posizione di adjunct professor in Finlandia.
Mi occupo con il mio gruppo di dispositivi per il biomedicale e attualmente deteniamo il record mondiale di sensibilità per la rivelazione di marcatori proteici e virus con un dispositivo realizzabile a basso costo.
A novembre sarò insignita della medaglia dedicata a Wilhelm Exner (https://www.wilhelmexner.org/en/) fondatore dell’Associazione Austriaca delle Piccole e Medie Imprese.
La medaglia viene assegnata dal 1921 a scienziati che abbiano avuto un impatto sulle imprese e sull’industria grazie ai loro risultati e contributi scientifici.
Da quando è stata istituita, sono stati premiati oltre 230 inventori, ricercatori e scienziati, inclusi 23 Premi Nobel.

La scelta di dedicarmi allo studio delle scienze è legata alla curiosità e voglia di capire il mondo che ci circonda.
Nel mio caso questa mia attitudine ha visto un supporto molto forte anche in famiglia.
Non sempre però è così come dicono le statistiche che illustro nel prossimo paragrafo.
La mia esperienza è improntata all’entusiasmo ed alla voglia di fare che mi caratterizzano e non ho avuto nel tempo la percezione di essere stata discriminata. Infatti all’inizio del mio percorso, ho ritenuto che le rivendicazioni a supporto delle donne nella scienza fossero in qualche modo surrettizie.
Ho poi capito che la mia percezione personale non doveva essere presa a riferimento; il riferimento dovevano essere le statistiche che mettevano in chiara evidenza l’esistenza della discriminazione.
Ho quindi rivalutato l’importanza di impegnarmi per incentivare le ragazze a studiare le scienze provando a convincerle che i loro talenti sono indispensabili a vanno messi a sistema.
Come accennato, mi sono occupata di studiare le statistiche che fotografano un po’ impietosamente l’esigua percentuale di donne inquadrate nei ruoli accademici delle materie STEM, ossia scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.
In Europa, il 32 % degli studenti universitari che studia queste discipline è donna, ed il 39% prende il dottorato di ricerca, ma solo il 15 % diventa professoressa ordinaria.
In generale le donne nelle posizioni apicali sono molto meno degli uomini in tutti i settori della società civile. Il che vuol dire che le determinazioni, prese a maggioranza in tutti i consessi decisionali, vedono le istanze delle donne soccombere quasi inevitabilmente.
La soluzione?
Difficile da delineare perché troppe le variabili in gioco.
Ma una iniziativa nata dieci anni orsono, oggi fa scuola: la legge Golfo-Mosca. Approvata a fine 2011, impone alle società quotate di riservare al genere meno rappresentato almeno un terzo dei posti negli organi di governo, ovvero il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale.
Come è giusto che sia è previsto che sia una misura transiente e quindi resta in vigore solo per tre mandati che durano singolarmente tre anni.
Gli effetti? Eccone alcuni.
Nel 2010 la presenza delle donne nei consigli di amministrazione non arrivava al 10 % e meno della metà delle aziende aveva almeno una donna nel CdA. Per effetto dell’applicazione della legge Golfo-Mosca, oggi il 100% delle società quotate ha almeno una donna negli organi di governo e una rappresentanza femminile salita fino al 36%.
Tuttavia, a fronte di più donne negli organi decisionali vi sono ancora troppe poche donne amministratrici delegate.
Le quote di genere non piacciono ma servono, è evidente.
Inoltre, l’età media dei componenti negli organi di governo si è ridotta, ed è aumentata la presenza di laureati.
Effetti positivi si sono visti sia sulle performance delle società, sia sui temi della sostenibilità così come la maggiore attenzione ai temi sociali.
Chiuderei con le parole di Lella Golfo
“Con questa legge 1.286 donne si sono sedute nei CdA, ma se questo Paese vuole cambiare, le donne devono sedersi dove si decidono la politica e l’economia”.
E io aggiungo, anche nella scienza e dove si decidono le politiche della scienza.
https://www.linkedin.com/in/luisa-torsi-75b8bb34/
Image credit: prettysleepy1 da Pixabay
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