Quel grido che nessuno voleva sentire

Quel grido che nessuno voleva sentire

di Sara Pala (Avvocata in Tempo Pausania)

Arriva una chiamata: sento singhiozzare, la voce è quella di un uomo non più giovane; tra un singhiozzo e l’altro mi dice “Avvocato non c’è la faccio più”.
Cerco di comprendere il dolore sussurrato da quell’uomo ma per telefono non mi è facile, e quindi gli propongo di incontrarci, anche se non subito, visto che vive a circa trecento km da dove svolgo la professione di Avvocata.

Provo a rimuovere quel dolore percepito; spero segua il mio consiglio e che si rivolga ad un Collega della cittàin cui abita.

Dopo mesi, mi reco nella zona della città in cui vive Mario.

Non resisto, Lo chiamo, gli chiedo di raggiungermi; mi spiega che non può; a tratti non lo sentivo perché alla sua si sovrapponeva una voce femminile che rendeva impossibile proseguire la conversazione.

Piena di timori, mi reco nell’abitazione del Sig. Mario e finalmente riesco a percepire la sua sofferenza.

Un grido di dolore continuo proveniva da una donna seduta su una carrozzina, i suoi occhi grandi e celesti mi scrutavano; il Sig. Mario e la figlia, invece, mi guardavano con gli occhi di chi non ha più la forza di chiedere aiuto e di lottare.

Mi siedo e, nonostante quel lamento ininterrotto e assordante, inizio a fare delle domande al Sig. Mario e alla figlia Giovanna.

Avevano una pasticceria, la migliore in città: lavoravano tutti lì, condividendo la passione e l’amore per quel lavoro, fino quando l’attività non viene colpita dalla crisi. Iniziano le apprensioni, i dispiaceri; Lucia, la moglie di Mario non riesce ad accettarli e si ammala; la diagnosi è impietosa: demenza vascolare.
Il resto della famiglia sa di non poter smettere di lavorare; il mutuo sulla casa è stato quasi del tutto onorato ma sono stati contratti dei prestiti proprio per l’attività; continuano a lavorare, nonostante tutto.
Giovanna racconta che un giorno è arrivata una telefonata: hanno investito la mamma, è scappata.

Li arriva il baratro. Chiudono materialmente la serranda e con essa tutti i loro sogni.

Cerco di intervenire e di far sentire quell’urlo e quel silenzio disperato a chi, fino a quel momento, lo aveva ignorato, chiedendo la vendita della casa in cui il Sig. Mario vive con la figlia e la moglie ammalata.

Provo a cercare vie d’uscita; non rimane tanto tempo: la casa è già oggetto di delega per la vendita.

Il rimedio migliore sarebbe un bell’accordo con i creditori, dal momento che la maggior parte dei debiti derivano da attività di impresa; lo shock esogeno mi pare ampiamente rappresentato dalla situazione che a me appare devastante e insostenibile giò solo per le due ore che trascorro in quella casa.
Ma ho paura di non riuscire a vincere contro il tempo: la Legge 3/2012 ne richiede tanto e il giudice non sospende l’esecuzione se non vi è una relazione di fattibilità del piano .

Mi chiedo se non ci sia una forma di tutela maggiore che garantisca ai malati gravi di rimanere nella propria casa circondati dai propri affetti.
È mai possibile che due npl debbano portare via impietosamente la casa ad una famiglia a cui la vita ha già tolto tutto?

Non mi arrendo, non posso farlo.

Mentre l’OCC è impegnato a “circolarizzare i crediti” e il G.D. a verificare il rispetto dei privilegi, devo fare in modo che il 15 Ottobre la casa non sia messa in vendita.

Trovo la soluzione nella Legge 69/2021 art. 40-ter (decreto sostegni); i requisiti ci sono tutti:
• il sig. Mario, infatti, versa in grave crisi economica.
• l’ipoteca grava sull’immobile che costituisce l’abitazione principale dello stesso e non rientra tra le categorie catastali A1, A8 e A9;
• la procedura esecutiva è pendente e il pignoramento è stato notificato prima del marzo 2021;
• il debito non è superiore ad euro 250.000/00;
• il rimborso del mutuo avverrà nella misura pari al minor valore tra il debito per capitale e interessi e il 75% del valore del bene come determinato dalla perizia del CTU;
• la restituzione dell’importo rinegoziato avverrà con una dilazione non superiore a trent’anni e, in ogni caso, la sua durata non supererà l’età degli 80 anni dei proponenti.

Ho inserito la rinegoziazione all’interno di un accordo, nella procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, iniziata con la nomina dell’Occ.
E ho inviato alla banca il formale invito alla rinegoziazione e/o al finanziamento, a norma e per gli effetti dell’art. 40 – ter Legge 69/2021, affinché il Sig. Mario si potesse avvalere della garanzia a prima richiesta rilasciata dal fondo di garanzia per la prima casa, di cui all’articolo 1, comma 48, lettera c), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, di cui al comma 4 della legge 69 del 2021.

Il Giudice dell’esecuzione ha chiesto ai creditori di votare

Il 16 settembre, grazie alla legge di conversione del decreto sostegni, a meno di un mese dalla vendita della casa, quel grido assordante è stato ascoltato da una giovane Magistrata che in modo attento anche alla ratio della norma, ha così disposto:

  • preso atto del solo parere negativo del creditore ipotecario intervenuto, che non avrebbe ricevuto nessun contatto o proposta di definizione da parte del debitore; rilevato invece che dalla documentazione prodotta dal debitore la richiesta di rinegoziazione è stata regolarmente trasmessa al creditore e al suo legale (cfr. documentazione allegata del 15.7.2021);
  • rilevato in ogni caso che appaiono sussistere le condizioni per la concessione della sospensione prevista dalla legge; considerato infatti che la ratio sottesa all’istituto disciplinato dall’art. 40-ter della legge 69-2021 è garantire l’interesse del debitore alla rinegoziazione;
  • preso atto dell’adesione all’istanza da parte degli ulteriori creditori che avrebbero interesse all’immediata prosecuzione della procedura, in quanto terzi rispetto all’istanza di rinegoziazione formulata dal debitore nei confronti del creditore ipotecario di primo grado; visto l’art. 623 c.p.c.
  • sospende la procedura esecutiva ex art. 40 ter co. 7 L.69/2021 fino al 15.3.2022”.

Ora possiamo tornare a sperare.
La casa per il momento non verrà venduta e, se l’accordo verrà omologato, potremo davvero dire che quel grido non è rimasto inascoltato.

di Sara Pala, su Ora legale NEWS

Image credit: Gerd Altmann da Pixabay

https://www.assoavvocatigestoricrisi.it/

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